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martedì, novembre 21, 2006
In edicola l'ultimo numero di Ideazione. Il sottoscritto scrive di natura dei regimi e politica estera applicate al caso cinese. Un estratto per i pigri:
Spesso anche ai teorici della minaccia cinese sfugge la dimensione globale ed eminentemente politica della stessa. Limitandosi a valutare i fattori della crescita economica o della spesa militare e a misurare in base ad essi il grado di pericolosità della Cina, perdono di vista l’elemento decisivo: in sé la crescita del potere di una nazione non significa nulla se non si tiene conto di chi esercita quel potere, in che modo e con quali obiettivi. Se la Cina preoccupa non è perché modernizza il suo esercito o investe in Africa ma perché le sue forze armate sono comandate da un gruppo di leaders illegittimi che non hanno esitato ad usarle per massacrare il loro stesso popolo quando lo hanno ritenuto opportuno, che non devono rendere conto delle proprie decisioni ad un’opinione pubblica, che governano uno stato di polizia fondato sull’intimidazione e la violenza, che usano il nazionalismo come una bomba ad orologeria per garantirsi la sopravvivenza e mandare avvertimenti ai vicini, che dichiarano di non possedere intenzioni egemoniche ma di fatto le esercitano, che praticano una diplomazia anti-democratica in grado di ostacolare qualsiasi iniziativa umanitaria diretta contro i loro protegés, “soffocando sul nascere i fattori che favoriscono lo sviluppo, i diritti civili, la democrazia” (3). Se il Partito Comunista Cinese tesse le sue relazioni con despoti e criminali politici è perché parla il loro stesso linguaggio. Ecco allora che l’interesse per la diffusione della democrazia e dei diritti non è un segnale di inguaribile idealismo ma piuttosto una questione di politica pratica, di fatto la più sostenibile forma di realismo. Parlare di contenimento senza democratizzazione è come parlare di sviluppo senza libertà: una contraddizione in termini, un inganno che alla fine la storia si incarica di smascherare. Segue articolo di Mauro Gilli che sostiene la tesi contraria, cioè che la democrazia sia un dettaglio della storia. Tra i molti altri contributi interessanti ci limitiamo a segnalare il pezzo di Domenico Naso sull'Albania, questa sconosciuta. |
A Fabio.
A Luisa. ![]() ![]()
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