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1972
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martedì, ottobre 10, 2006
Comunque vada, sarà un successo. Kim Jong Il osserva il mondo girargli attorno. Ancora non si sa bene cosa sia esploso l'altro giorno tra le montagne di Kilju e probabilmente mai si saprà, ma il balletto è ricominciato. Tutti a chiedersi perché, cosa voglia davvero Kim, cosa lo spinga ad essere quello che è - un tiranno megalomane -, come dovremmo comportarci tutti adesso. Come se non fosse già troppo tardi, come se il solo fatto di permettere ad uno stato fondato sul gulag di ricattare il mondo civile forte dell'appoggio della sorella Cina (che oggi fa finta di indignarsi) non rappresentasse già di per sé una sconfitta, come se andare all'ONU a far la voce grossa in ordine sparso potesse avere ancora qualche effetto su quell'aberrazione politica e sociale che risponde al nome di Corea del Nord. Pyongyang è la risposta alla diplomazia da salotto, agli esperti di relazioni internazionali, ai fautori del realismo politico, a quelli che non importa la natura dei regimi. Tutti impegnati a cercare spiegazioni, a chiedersi se davvero quel botto sia stato nucleare e in che misura, se non sia un altro bluff, se davvero il Caro Leader possieda quel che dice di possedere. Tutti a spiegarci che Kim sarà cattivo ma non è stupido, che se lanciasse un attacco sarebbe spazzato via dalla faccia della terra, come se questo avesse mai fatto desistere un terrorista totalitario dai suoi propositi, come se la tecnologia nucleare non potesse fare il giro del mondo nella santa allenza dell'orrore. Il tiranno osserva il mondo girargli attorno e in fondo sa che, comunque vada, sarà un successo.
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A Fabio.
A Luisa. ![]() ![]()
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