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giovedì, novembre 20, 2003
L'ultima mattanza. In attesa che qualcuno cominci ad attribuire le responsabilità per il massacro di ieri «alla posizione assunta dalla Gran Bretagna sull’Iraq e alle buone relazioni diplomatiche che la Turchia intrattiene con Israele che come tutti sanno opprime i palestinesi e se si ritirasse nei confini pre-1967 il terrorismo cesserebbe d’incanto» (scusate la frase senza punteggiatura ma le litanie rendono meglio se scritte così), rileggiamo a titolo di difesa preventiva questo articolo del Jerusalem Post pubblicato dopo l’attentato alle sinagoghe di sabato scorso. Purtroppo torna utile anche oggi.
This attack illustrates the indivisibility of terrorism. The issue is not whether it was against Jews, Turkey, or the West: it was all of the above. The attempt to dissect such attacks is often, consciously or not, an attempt by those not yet affected to pretend that the circle of victims will not spread to them. Jews were attacked because of hatred of Israel, we are told. Or Turkey was attacked because it is close to America and Israel. Maybe, so goes the logic, if we do not cooperate with America or Israel, we will be spared. Don't count on it. How many countries have to be hit before Europe concludes, in an operational way, that we are in this together? Un paese guidato da un partito di governo islamico, che ha rifiutato di concedere le basi agli Stati Uniti per l’intervento in Iraq e che non ha mandato truppe nel paese dopo la liberazione. Questa è la Turchia. Un attacco indiscriminato contro la vita, la libertà, la convivenza, la tolleranza, i diritti umani, la società aperta, in una parola contro la civiltà. Questo è il terrorismo. Il totalitarismo del XXI secolo. E non fa sconti. Non riconoscerlo vuol dire aver già firmato la propria condanna. I teatri di guerra più cruenti dall’11 settembre in poi. E ne mancano. |
A Fabio.
A Luisa. ![]() ![]()
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