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1972
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giovedì, luglio 27, 2006
Comunismo, la storia più grottesca mai raccontata/2. Nel luglio 1985 il poeta romeno Adrian Paunescu viene destituito per decisione del Partito Comunista dalla direzione della rivista Flacara. Questa è la lettera che lo stesso giorno lo scrittore indirizza all'allora dittatore Nicolae Ceausescu. Non fatevi scoraggiare dalla lunghezza, è un documento impressionante. Fidatevi.
“Amato e buon Conducator dei Romeni, Compagno Nicolae Ceasusescu, Le scrivo queste parole, disturbandola di nuovo, perché ho la sensazione, ora, come spesso in passato, di rivolgermi alla giustizia e al bene in persona. Dopo settimane e settimane di tormento, sono stato chiamato e mi è stata comunicata la mia destituzione. Sono uscito stordito dalla sede del Partito. Non vorrei amareggiarla, ripetendole che la disgrazia di Ploiesti, per la quale non cesserò di esprimere il mio rammarico, è stata usata per togliere di mezzo uno scrittore fedele alla “Dottrina Ceausescu”. Non posso proclamarmi innocente, non posso dire di non avere peccati ed errori da farmi perdonare, ma questi – i peccati, le colpe, gli errori che riconosco e di cui mi rammarico – sono altra cosa e non hanno alcun rapporto con le imputazioni in base alle quali sono stato destituito dalla direzione di “Flacara”. Voglio però aggiungere che, se è stato Lei a decidere questo, il provvedimento non può che essere giusto. Credo nel Suo Genio e nella Sua Giustizia. Vedo che nessuno può più arrestare il meccanismo che è stato messo in moto e mi vuol togliere tutto. Il senso di questa lettera è solo questo: alla fine di un capitolo della vita e, per me, forse della vita stessa, voglio esprimerle la mia riconoscenza profonda per avermi dato quelle possibilità di espressione, di formazione e di azione culturale che pochi intellettuali hanno avuto in sorte. La prego caldamente di credere che, se ho fatto qualcosa di buono, l’ho fatto perché ho creduto nel mio Paese e in Lei, e se ho fatto qualcosa di male, non l’ho fatto con cattive intenzioni. Ora non sono più nessuno. Ora la mia vita, il lavoro che ho svolto finora, il mio nome, possono essere alla mercé di chiunque. Ora sono crollato. So quanti nemici attendevano questo momento. Mi sono rimasti soltanto l’amore per la gente e per il Paese, i miei doveri di padre nei confronti dei miei figli e i miei doveri di figlio nei confronti di un padre molto provato, colpito da una commozione cerebrale… Porto inoltre con me, come una provvista lungo un cammino deserto, l’immensa fiducia che ho in Lei, garante supremo del nostro bene, del bene di tutti, l’amore per tutto ciò che Lei realizza alla guida del destino nazionale e la devozione che devo a Lei in ogni circostanza. I sentimenti che ho nutrito per Lei li nutro e li nutrirò per tutta la vita. Io l’ho amata quando ero caporedattore, non perché fossi qualcuno. Io la amo dello stesso amore ora che non sono più niente. E se mai Lei avrà bisogno di me e io sarò ancora in vita e avrò la forza di rialzarmi dalla disperazione e dalla sofferenza, con le ultime forze curverei la mia schiena qualora l’Uomo di questo Paese dovesse montare sulla sua sella di Voivoda della Libertà, della Dignità e della nostra Sopravvivenza: curverei la mia schiena perché Lei si possa innalzare, pronto a ogni lotta, da quell’Uomo Buono, Impavido e Meraviglioso che Lei è. Viva la Romania! Viva lo spirito del IX Congresso del Partito Comunista Romeno! Viva Nicolae Ceausescu! Nome di Uomo, Cuore di Valoroso, Titolo del Capitolo della Storia Contemporanea dei Romeni! Viva il Suo genio che ha saputo, sa e saprà, sempre, distinguere il bene dal male, i soldati fedeli dai disertori mascherati. La ringrazio di tutto; mi rammarico di non aver potuto fare di più, operare meglio e in modo più efficiente. Lunga vita! Dalla condizione umiliante in cui mi trovo, ho l’ardire di dirle che se un disgraziato attentasse alla Sua vita, sarei pronto a balzare col mio petto davanti a lui. In tali momenti si vede il carattere di un uomo. Sarei felice di morire come uomo di carattere, piuttosto che vivere nella viltà”. (Da Norman Manea - Clown. Il dittatore e l'artista) |
A Fabio.
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