1972

martedì, aprile 11, 2006
'A nuttata. Poche considerazioni sparse senza pretese di completezza.
Il premio di maggioranza così concepito è una oscenità: altera il risultato elettorale e non garantisce la governabilità. Una vittoria politica come quella del centrodestra si traduce in una sconfitta (seppur di misura) elettorale anche per la superficialità con cui la legge è stata concepita e per il pressapochismo sulla presentazione delle liste all'estero. Sono errori gravi.
Berlusconi, piaccia o non piaccia, è il più straordinario politico da competizione che l'Italia abbia prodotto negli ultimi sessant'anni. Attaccato da stampa nazionale ed estera (venite in Spagna) come se fosse un pagliaccio, ha condotto da solo la CdL ad un recupero cui nessuno, nemmeno i suoi alleati (scusate la parola), credeva più (noi sì, per la verità). Fini, Casini e compagnia bella sono comprimari e difficilmente riusciranno ad affrancarsi da una condizione di subalternità oggettiva. Berlusconi è il centrodestra e il centrodestra è Berlusconi. Complimenti al leader ma così non può più funzionare.
Quanto a Prodi, è sufficiente aver visto l'imbarazzato intervento pubblico cui lo hanno costretto i compagni all'una di notte per capire cosa ne sarà di lui. In cinque anni (siamo generosi) la sinistra non ha prodotto un'idea originale, un pensiero coerente e nulla fa pensare che possa farlo nel prossimo futuro. Il probabile nuovo presidente del consiglio è in questo senso l'uomo più adeguato per rappresentare il deserto intellettuale (ricordate la lettera al Corriere sulla politica estera dell'Unione?) di una classe politica in grado di pensare e di agire soltanto in negativo, soltanto in contrapposizione. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Prodi - a meno di ulteriori sorprese - entrerà a Palazzo Chigi da sconfitto, nella coalizione e nel paese. Le percezioni in politica a volte contano più dei numeri. Se nella CdL prevalesse il buon senso, si capirebbe che perdere così è quasi meglio di una vittoria. Altro che recounts.
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A Fabio. A Luisa.

Tocque Ville, la città dei liberi





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