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domenica, ottobre 19, 2003
Che palle. Ci sono sempre due possibili strade che la stampa internazionale può seguire quando decide di parlare di Berlusconi: la prima è analizzarne l'azione politica tenendo conto delle promesse fatte e dei risultati effettivamente ottenuti; la seconda è dipingere un quadro caricaturale del presidente del consiglio e in parte anche della nazione che governa. Il Washington Post purtroppo ha scelto quest'ultima. Peccato perchè di materiale per riflettere seriamente sull'Italia di oggi e sulla sua dirigenza ce ne sarebbe moltissimo.
Si potrebbe parlare per esempio delle deludenti performance del governo in materia di riforme strutturali di un paese invecchiato, stanco e corporativo, si potrebbero obiettivamente studiarne e criticarne i provvedimenti adottati in ambito economico e giudiziario, si potrebbe tentare una riflessione su come sia cambiata negli ultimi anni la nostra politica estera. Ma il ritratto stereotipato del magnate dell'informazione, ex cantante, arricchito, gaffeur che guida un paese come se stesse facendo una televendita - tanto caro ai suoi pigri e poco originali detrattori nostrani - sinceramente ce lo potevano risparmiare almeno stavolta. Per noi Berlusconi può andare a casa domani. Aggiungendo però che chi aspira a toglierlo di mezzo (politicamente) purtroppo si dimostra ogni giorno più inadeguato di lui a restituire serietà al paese. E che se troppe volte (e non da oggi) siamo costretti a parlare di Italietta le responsabilità maggiori - nonostante tutto - non stanno certo a Palazzo Chigi. |
A Fabio.
A Luisa. ![]() ![]()
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