1972

mercoledì, marzo 22, 2006
L'inizio della fine. Del terrore o dello stato di diritto? La notizia di oggi è che ETA ha annunciato un cessate il fuoco permanente (non esattamente una tregua) in un comunicato fatto pervenire alla televisione basca poco prima delle 13. Apparentemente è una vittoria per la linea-Zapatero, quella del dialogo con i terroristi, e per questo nei prossimi giorni assisteremo alle sfilate dello stato maggiore del partito e ai trionfalismi mascherati da falsa prudenza dei mezzi di comunicazione in quota socialista (cioè quasi tutti). La realtà, ancora una volta, è un po' più complicata. Gli incappucciati hanno fatto la loro comparsa il giorno dopo l'approvazione da parte della commissione istituzionale del Congresso dello Statuto catalano con tanto di preambolo che si riferisce alla comunità autonoma con il termine di nazione. E' la prima volta che un organo istituzionale certifica la liquidazione della nazione spagnola in favore di una sua parte, il tutto sotto l'egida e la benedizione del presidente del governo, protagonista assoluto di questo processo di cessione di sovranità e di resa incondizionata alle pretese nazionaliste. Oggi ETA fa sapere a tutti che, nonostante la cosa possa non piacere a Barcellona, la questione catalana e quella basca sono, nella visione dei terroristi, intimamente connesse. Perché questo è stato il messaggio che Madrid ha trasmesso nei ventiquattro mesi di governo Zapatero.
Il linguaggio del comunicato è come al solito intriso di propaganda e di esaltazione. ETA non si scioglie e non si pente ma detta condizioni (esplicite e implicite): la legalizzazione di Batasuna, un referendum per l'autodeterminazione, la fine di quella che chiama repressione e che nel mondo normale altro non è che l'esigenza di giustizia per i colpevoli delle stragi ed i loro fiancheggiatori. Obiettivo: la soluzione del conflitto. ETA non parla da organizzazione sconfitta ma da interlocutore politico. ETA decreta una pausa che è quasi un ultimatum, che ha il sapore del ricatto.
Oggi Zapatero può gonfiare il petto ma da domani si misurerà la sua capacità di confrontarsi con la realtà e, visti i precedenti, permetteteci di essere pessimisti. Purtroppo il manico del coltello è ancora dalla parte dei terroristi. E' quel che succede quando uno stato di diritto accetta di sedersi al tavolo con gli incappucciati per negoziare qualcosa che non sia la loro resa.
Oggi più che mai il pensiero è per le vittime di decenni di terrore.
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A Fabio. A Luisa.

Tocque Ville, la città dei liberi





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