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venerdì, gennaio 20, 2006
Alla frutta/2. Editoriale del Foglio:
Osama bin Laden offre una tregua perché non si dà pace. E non si dà pace perché dove lui voleva costruire un Califfato del terrore – dall’Afghanistan al Marocco, passando per il Libano, la Palestina, l’Egitto, l’Iraq – ora si vota, si parla di riforme e le donne iniziano a poter far sentire la loro voce. Non si dà pace perché dove prima al Qaida costruiva campi d’addestramento per terroristi d’ogni provenienza oggi ci sono le basi dei marine. Non si dà pace perché paesi che prima potevano garantirgli traffici di armi dal potenziale terrificante, come la Libia o il Pakistan, adesso hanno dismesso la gara agli armamenti e provano a ripulirsi un po’ la loro fedina da stato canaglia. Offre una tregua “equa e a lungo termine”, pur minacciando nuovi terribili attacchi all’America, perché l’America ha affrontato di petto il cuore della ferocia jihadista: l’amore per la morte che è odio per la vita, per la democrazia, per la libertà, per le altre religioni. Osama bin Laden offre una tregua, ma una tregua di solito chi la offre? Chi sta perdendo, chi ha perso. Questo non significa che la guerra al terrorismo è finita, ma è la prova che può essere vinta. E ci dispiace per gli altri. Anzi no. |
A Fabio.
A Luisa. ![]() ![]()
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