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giovedì, novembre 17, 2005
Tutto si tiene. Quello che mancava alla Spagna socialista versione 2.0 era il primo scandaletto di corruzione. Solo questione di tempo. Siccome questi signori sono abituati a bruciare le tappe, forse ci siamo già.
Risulta che la Caixa, la principale entità bancaria catalana, avrebbe condonato - non si capisce bene a quale titolo - un debito di 6,5 milioni di euro al Partido Socialista de Cataluña e uno di 2,7 milioni di euro ai suoi alleati di governo di Esquerra Republicana. Sicuramente l'operazione risponderà a criteri di legittimità e trasparenza ma il problema è che non è dato saperlo dal momento che né i dirigenti della Caixa né quelli dei partiti coinvolti si sono disturbati a dare spiegazioni. E pensare che sarebbe utile imparare a trattare con le banche ricavandone vantaggi economici visto che non sembra che il trattamento riservato ai potenti di turno dai banchieri di sempre sia equivalente a quello destinato a chi chiede un prestito o accende un'ipoteca per pagarsi la casa. Per capire quale sia il clima politico che circonda vicende come queste basti osservare che il segretario di quello che dovrebbe essere il principale partito di opposizione alla junta socialnazionalista della Generalitat - Convergencia i Unió - ha dichiarato che fatti del genere non interessano i cittadini. Meglio il silenzio, come sul tre per cento, come sul Carmel. Non stupisce che dietro lo scandaletto emergano figure sinistre come quella del ministro di Industria Montilla, originario di Cordova ma convertito al catalanismo militante per convenienza politica, vero deus ex machina dell'OPA ostile di Gas Natural (controllata dalla Caixa) nei confronti dell'azienda elettrica Endesa. Il quadro assume ogni giorno contorni più definiti e inquietanti. |
A Fabio.
A Luisa. ![]() ![]()
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