1972

martedì, novembre 15, 2005
Get real/2. I gemelli (hanno un nome ma li definiremo così per comodità) si sentono chiamati in causa dal post su Rummel di ieri. Fanno bene, non solo perché sicuramente sono tra gli ottimi blog italiani di cui parlavamo, ma anche perché nella loro appassionata difesa dei principi del realismo tendono a commettere l'errore che imputano ad altri: quello di non tenere conto della realtà, confermando in questo modo la tesi di Rummel (e di molti altri, tra cui modestamente anche chi scrive). Senza nessuna intenzione polemica (anche se associare l'idealismo democratico a quello - supposto - leniniano per poi accusare gli idealisti di fanatismo è espediente troppo facile per essere preso sul serio) proviamo a confutare alcuni punti del loro ragionamento.
Innanzitutto il concetto di idealismo tratteggiato dai gemelli non ha niente a che vedere con l'idealismo applicato alla realtà di cui parlava Rummel: dire che l'idealista continua a sostenere le proprie posizioni a dispetto della realtà e della storia è un falso clamoroso. E' proprio partendo dall'analisi della realtà che ha preso le mosse l'idealismo democratico dei neoconservatori e dell'amministrazione Bush: la realpolitik ha fallito in medioriente, nessuno degli obiettivi di stabilità e sicurezza che i realisti si proponevano è stato raggiunto, l'11 settembre ha spazzato via l'illusione. Get real. Dalle società chiuse nascono ideologie di morte, la nostra sicurezza dipende dalla libertà altrui. Non è solo un obiettivo nobile espandere la democrazia dove non c'è, è anche e soprattutto funzionale ai nostri interessi. Più realisti di così, impossibile.
Secondo i gemelli sarebbe l'idealismo e non il realismo a favorire lo status quo in quanto il primo sosterrebbe sempre e comunque la superiorità della pace sulla guerra, prefendo una pace ingiusta a una guerra giusta. Forse stiamo parlando di due cose diverse ma più che di idealismo democratico ci sembra che qui si stia definendo il pacifismo ideologico. Come i gemelli sanno, nulla di più lontano dalle nostre posizioni. Nell'esportazione della democrazia anche attraverso la guerra (quando necessario e inevitabile) c'è la risposta a questa descrizione pittoresca dell'idealismo: la dottrina Bush è la smentita più evidente del postulato secondo cui l'idealista (forse quello caricaturale, non certo quello vero) predilige una pace ingiusta. L'accusa si può rispedire al mittente, è il realista semmai che deve spiegare perché troppe volte le sue posizioni si sono avvicinate a quelle dei fanatici della stabilità a tutti i costi e del no alla guerra senza se e senza ma. Francamente non si capisce da dove i gemelli traggano una conclusione così facilmente contrastabile. Quanto alla superiorità della pace sulla guerra: è indubbio che una pace giusta, cioè una pace nella libertà e nel rispetto dei diritti umani, dovrebbe essere l'obiettivo principale di ogni democratico degno di questo nome, meglio ancora di ogni realista democratico.
Poi i gemelli entrano nel merito e qui sprofondiamo tutti nel terreno delle opinioni. Il problema però è che partendo da premesse esclusivamente teoriche si rischiano conclusioni azzardate, come già visto. Sui punti principali:
- il terrorismo non è la più grande minaccia alla sicurezza del mondo, sostengono i gemelli, piuttosto teniamo d'occhio la Cina. Chi ci segue sa quanto qui si consideri il regime di Pechino un potenziale pericolo. Ma non combattere il terrorismo (nessuna crociata) in attesa che i cinesi ci attacchino è quantomeno irresponsabile. E' un fatto che né l'11 settembre né le decine di attentati che lo hanno preceduto e seguito siano stati portati a termine da Pechino. Prima di combattere il nemico che ci sarà, vediamo di non farci far fuori da quello che c'è già.
- il vero pericolo sono gli stati rivali, aggiungono, non la pirateria del XXI secolo. Ma il terrorismo, proprio come la pirateria, è l'arma con cui gli stati rivali fanno la guerra a quelli che considerano i loro nemici. E qui torniamo alla premessa fondamentale: la guerra al terrorismo e l'espansione della democrazia sono due facce della stessa medaglia proprio perché mirano a sradicare la minaccia dalla base, eliminando le sue cause ideologiche. Se il vero pericolo sono gli stati rivali, la risposta è il cambiamento dei regimi che reggono quegli stati. Per parafrasare i gemelli, sconfitti gli avversari, per il terrorismo non ci sarà scampo. Ancora una volta la dottrina Bush interpreta correttamente la realtà e mette a punto una risposta, ancora una volta il realismo degli idealisti ha la meglio sull'idealismo dei realisti.
- i gemelli se ne rendono conto e partono al contrattacco ma non fanno altro che spostare il problema: inutile sconfiggere l'Iran se non si rende inoffensiva la Cina. Suggestiva tesi ma siamo sicuri che se domani Bush abbandonasse la democratizzazione del medioriente per invadere la Cina i gemelli sarebbero i primi a chiedersi se il presidente è impazzito.
- ma il terrorismo è creato dalle dittature? Sì e no, concedono i gemelli: per esempio la Cina non crea terrorismo. Ma non si era appena detto che tutto cominciava a Pechino? La contraddizione è ben evidenziata dal fatto che i gemelli sono subito costretti a rifugiarsi nella retorica del perfetto pacifista occidentale e prendere a prestito Robert Pape per suggerire che il terrorismo potrebbe essere creato dall'occupazione straniera: però su questo preferiamo pensare di non aver capito bene la loro posizione e passare oltre, non senza aver sottolineato ancora una volta come la strada del realismo sia costellata di buone intenzioni e di cattivi incontri.
- i gemelli continuano affermando che la tesi secondo cui le democrazie non si fanno guerra tra loro è una grande bufala e per dimostrarlo, non trovando di nuovo appigli nella realtà, citano esempi di periodi storici in cui governi non democratici non si sono fatti la guerra. Ma cosa c'entra? La storia è piena di esempi di dittature che si sono attaccate tra loro o che hanno attaccato democrazie ma non vi è un solo esempio di una democrazia che abbia mosso guerra contro un'altra. Si può speculare quanto si vuole che sia stata la presenza dell'URSS a far sì che l'America non invadesse la Francia ma i fatti parlano chiaro: non è mai successo. Non tenerne conto, per chi fa del realismo una filosofia di vita, è piuttosto curioso. Ci risiamo: la storia è nuovamente dalla parte dei sostenitori della pace democratica, mentre fa a pugni con le teorie dei suoi detrattori.
In conclusione, Rummel ha ragione: i cosiddetti realisti sono sempre più lontani dalla realtà.
postato da enzreale | permalink |

A Fabio. A Luisa.

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