1972

giovedì, settembre 18, 2003
Una pagina che era meglio non scrivere. Sembra proprio che negli ultimi mesi una fetta consistente del mondo dell’informazione si sia assegnata un compito eseguito alla perfezione: mentire il più possibile in nome del politically correct. La devastante testimonianza di John Burns, che da qualche giorno è oggetto di dibattito, ha scoperchiato un pentolone impressionante fatto di autocensure, connivenze, perfino corruzione ed ha svelato le strane abitudini di molti corrispondenti occidentali in Iraq il cui principale obiettivo era addolcire il volto di un regime altrimenti impresentabile ed accreditarsi presso i suoi funzionari. Bisogna dire che queste rivelazioni non giungono inattese. Quelli (pochi) che erano riusciti a non farsi assordare dalla cagnara di uno pseudo-pacifismo prepotente ed onnipresente anche nei media provavano da tempo a denunciare le palesi distorsioni della realtà che soprattutto in Europa venivano ammannite ad un pubblico predisposto ad accoglierle a braccia aperte. Anche nel mentire, nell’occultare ci vuole un certo savoir-faire. E quello che si ascoltava, si leggeva, si vedeva, troppo spesso oltrepassava il limite della decenza e del comune buon senso. Quei pochi, ovviamente, avevano ragione.
Ed il tempo sta dando ragione anche a chi fin dall’inizio dubitava della attendibilità del famoso scoop della BBC sul dossier-Iraq e a chi, dopo la morte di Kelly, non si era unito al coro anti-Blair che risuonava praticamente unanime nell’opinione pubblica. Gilligan sta ritrattando. La BBC è sulla graticola perchè ogni giorno che passa appare più chiaro come siano stati non i governanti ma proprio i giornalisti del potente network britannico a rendere «più sexy» una storia che alla fine è costata la vita a Kelly. Perchè il politically correct evidentemente imponeva ancora una volta di assecondare e insieme alimentare il conformismo imperante lanciando un attacco frontale ad un primo ministro che aveva avuto il grande torto di mandare le truppe del suo paese a liberarne un altro da una tirannia sanguinaria.
La funzione del giornalismo come contropotere è uno dei cardini della democrazia. Ma il suo esercizio presuppone una precondizione senza la quale – scusate l’espressione – va tutto in vacca: non si chiede ai giornalisti di essere imparziali (nessuno lo è e l’imparzialità è un nonsenso in politica) ma di essere onesti - quello sì. Di disonestà intellettuale invece ne abbiamo masticata troppa ultimamente. Almeno per i nostri gusti così poco politically correct. E non è finita.

postato da enzreale | permalink |

A Fabio. A Luisa.

Tocque Ville, la città dei liberi





Add to Technorati Favorites


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder


Asia e dintorni

Normblog


Locations of visitors to this page