1972

lunedì, settembre 26, 2005
L'ultimo chiuda la porta. Dov'è finita la rivoluzione liberale dei Radicali prossimi ad essere fagocitati dal centrosinistra prodiano? Se lo chiede Daniele Sfregola nel suo semplicemente splendido Semplicemente Liberale. Parlare di confusione e di genio e sregolatezza non basta più: il genio è il benvenuto ma la sregolatezza elevata a categoria dello spirito fa della politica una farsa. Quella di liberalizzare dall'interno è sempre stata la giustificazione addotta dai Radicali per muoversi disinvoltamente da una parte all'altra del panorama politico italiano: ma non basta essere i migliori, qualche volta occorre anche dimostrarlo. Jimmomo è encomiabile nel suo tentativo di conciliazione impossibile fra tradizione illuminata e deriva politicante ma prima o poi dovrà prendere atto della realtà. Che, in poche parole, è la seguente:

Il limite enorme di questa operazione, a nostro avviso, è l'incosistenza: si utilizzano concetti e aggettivi quali "socialisti" e "liberali", come se fossero, in qualche maniera, contigui, affini, quasi identici. Niente di più sbagliato. Il "liberale" riafferma l'individuo sullo Stato, il "socialista", anche quello più "riformista", fa l'esatto opposto.
Lo Sdi, insieme al Nuovo Psi, sta bene dov'è, insieme ai social-democratici, ai post, ex e neo-comunisti, ai cattolici sociali. I Radicali erano chiamati ad una scelta decisiva: lavorare per una destra liberale, magari anche da angoli "libertari" sul modello del Partito Repubblicano americano, all'interno di quest'ultima, sul versante delle idee e partendo da quello che c'è o è rimasto: i pochi liberali del Paese (insieme al diessino Franco De Benedetti). O rinnegare le battaglie dell'ultimo decennio, tornando alle loro ambigue origini "liberal-socialiste" (ribadiamo: una contraddizione inaccettabile), ossia socialiste "riformiste", alla "normalizzazione", insomma. E così hanno scelto.

Alla Fiera del Liberalismo troviamo innumerevoli prodotti: liberal-socialisti, social-liberali, liberal-democratici, catto-liberali, post-liberali...Gli stand sono stracolmi di contraffazioni, surrogati, imitazioni. Rarissimi i liberali "senza aggettivi". [...] Un liberale non ha bisogno di un mordente per rafforzarsi, né di un solvente per diluirsi". Ma non ditelo a Pannella.
postato da enzreale | permalink |

A Fabio. A Luisa.

Tocque Ville, la città dei liberi





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