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1972
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mercoledì, luglio 13, 2005
Dentro di noi, altro da noi, contro di noi.
Guido Olimpio, ormai con Magdi Allam una delle poche firme leggibili del Corriere, spiega come funzionano le scuole di kamikaze nelle nostre città: 1) Militanti tra i 20 e i 30 anni nati in Gran Bretagna da famiglie asiatiche e mediorientali. Appartengono alla classe medio-bassa, hanno una esistenza normale. 2) Vengono indottrinati da sheikh ed «emiri» locali, in grado poi di farli arrivare in Iraq, Palestina, Pakistan, Cecenia. 3) Sfruttano periodi di vacanza nella terra dei genitori per stabilire contatti con il vero qaedismo. Le comunicazioni sono poi mantenute via Internet. 4) La disponibilità a compiere qualsiasi azione, compresa quella suicida, emulando i loro fratelli in Medio Oriente. La cellula che ha agito a Londra corrisponde a queste categorie. Resta da scoprire se ha ricevuto un ordine dall’esterno o ha fatto tutto da sola nel nome della Euro-Jihad innescata da un emiro per ora rimasto nell’ombra. Continua Allam: Di conseguenza «tutta la Gran Bretagna è diventata territorio di guerra» e «la vita e le proprietà degli infedeli non sono più sacre». Il focoso predicatore ordinò ai giovani islamici di arruolarsi tra le fila di bin Laden: «Siete obbligati a seguire Al Qaeda, le sue filiali e organizzazioni nel mondo». Tutto ciò è avvenuto alla luce del sole. Pubblicamente. E impunemente. Nonostante fosse già stato accertato che i primi due kamikaze britannici erano discepoli di Bakri. Continuando a ritenere che quella letale predicazione dovesse essere considerata libertà di espressione e che come tale non dovesse essere violata. La radice del male è qui. La «fabbrica dei kamikaze» ha inizio dal lavaggio del cervello di persone che gradualmente vengono trasformate in robot della morte. Una struttura integrata del terrorismo suicida islamico che ha ormai solide radici nell’insieme dell’Europa. Ecco perché nessun paese, compresa l’Italia, può ritenersi al riparo dal rischio del «kamikaze made in Europe». Siamo un territorio di guerra. |
A Fabio.
A Luisa. ![]() ![]()
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