1972

lunedì, gennaio 31, 2005
La forza di un popolo. Così comincia l'elettrizzante avventura della democrazia.

(...) si conferma, persino in un caso estremo come quello iracheno, che le persone, quale che sia la cultura di appartenenza o le condizioni, anche terribili, in cui vivono, se e quando hanno l’opportunità di votare e di dire così la loro sul proprio destino, lo fanno, anche a sprezzo del pericolo. Il «relativismo culturale», proprio di chi pensa che la «democrazia» non possa riguardare i non occidentali, ha ricevuto ieri dagli ammirevoli elettori iracheni (come, pochi mesi fa, da quelli dell’Afghanistan) lo schiaffo che una simile visione, così intrisa di razzismo, si merita.

Chi trova che Fidel Castro sia una «brava persona», chi non ha gioito quando è caduta la statua di Saddam Hussein, chi ha accolto con lazzi e frizzi le elezioni in Afghanistan (e le immagini di quelle lunghe, commoventi, file di donne che, col burqa, andavano a votare), chi nei prossimi giorni ci riproporrà le menzogne sulla «resistenza» irachena si rassegni: egli non ha né gusto né rispetto della libertà.

postato da enzreale | permalink |

A Fabio. A Luisa.

Tocque Ville, la città dei liberi





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