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1972
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martedì, gennaio 18, 2005
Il compagno Zhao. I despoti di Pechino non hanno nessuna voglia di guardare in faccia Tiananmen e dedicano alla morte di Zhao Ziyang un imbarazzato silenzio: vietato parlarne, vietato ricordare. In attesa di sapere che tipo di cerimonia funebre si officerà, a Pechino si svolge solo qualche atto privato. Nelle strade, per ora, tutto sembra tranquillo.
Il momento politicamente più rilevante nella vita di Zhao fu certamente la sua visita commossa ai manifestanti nel maggio 1989, pochi giorni prima del massacro: «Sono venuto troppo tardi», disse. Purtroppo aveva ragione: era tardi per lui e per le residue speranze di democrazia. Ma Zhao - a nostro modesto avviso - non fu il dirigente che avrebbe cambiato il volto della Cina se solo avesse potuto. Divenne certamente - grazie a quel gesto - l'unico volto umano di un regime spietato che sparò sui propri cittadini ma arrivare a definirlo «l'uomo che riformò la Cina e cambiò il mondo», come fa oggi The Times in un articolo per altri versi condivisibile, è francamente eccessivo anche perché, prima di quel giorno, Zhao non si oppose mai apertamente al potere assoluto del Partito. In ambito economico appartenne certamente al gruppo che produsse le riforme ma l'effettiva consistenza del suo ruolo in questo processo resta ancora oggi materia di discussione. In ogni caso i quindici anni di arresti domiciliari e di ostracismo che ha dovuto patire ne fanno una delle vittime più illustri di un regime che aveva contribuito ad edificare. For China's current, conservative leaders, Zhao may be more dangerous in death than he was in life. |
A Fabio.
A Luisa. ![]() ![]()
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