1972

lunedì, novembre 29, 2004
Quale Ucraina (e quale Russia)?/5. Forse ci vorranno giorni per conoscere il verdetto della Corte Suprema sulle elezioni. Ma il voto del parlamento a favore della ripetizione dei comizi, pur non vincolante, è un dato politico importante per l’opposizione. Comunque vada, la settimana di proteste trascorsa fino ad oggi ha dimostrato che indietro non si torna. Anche se alla fine dovesse essere Yanukovych a prevalere, il paese che si ritroverebbe a gestire non sarebbe quello che lui aveva in mente. Infatti dovrebbe necessariamente governare contro: contro almeno metà della popolazione, contro le grandi città centro-occidentali, contro molti mezzi di informazione che la gelida primavera politica ucraina ha risvegliato dal torpore, contro la nuova Ucraina in procinto di completare quella rivoluzione democratica iniziata tredici anni fa con la fine dell'URSS. Se non si sa ancora chi sarà il prossimo presidente, già si conosce il nome del grande sconfitto: Vladimir Putin. E’ vero che ufficialmente il presidente russo non ha indietreggiato di un millimetro, ma la ribellione pacifica di questi giorni ne ha messo in luce la debolezza: puntando su un candidato lealista invece di dichiarare l’Ucraina in ogni caso un partner privilegiato di Mosca e affrettandosi a riconoscerne la vittoria elettorale nonostante le palesi violazioni della legalità, Putin non solo si è esposto alla sconfitta ma si è collocato chiaramente dalla parte sbagliata della storia. Sarà difficile anche per molti russi da oggi non legare il suo nome all’inganno di un’elezione rubata, difficile non fare paralleli con la loro situazione interna. Putin una volta di più pensava di poter dominare gli eventi ma per la prima volta gli eventi gli sono sfuggiti di mano. L’Ucraina non è la Russia e, per quanto lo desideri, Putin non è il padre-padrone dei destini degli ucraini, almeno di quelli che hanno avuto il coraggio di scendere in piazza per gridare la loro indignazione. Quella che qualcuno ha efficacemente definito «l’onda lunga dell’89» rischia di arrivare ben oltre i confini del paese che in questo momento la sta cavalcando. Provate a pensarci: e se la fine della difficile transizione russa alla democrazia fosse cominciata proprio a Kiev?

Altri link
: l’inquietante presenza al meeting secessionista del sindaco di Mosca e la divisione ideologica nel paese, la prospettiva concreta di una separazione e le sue conseguenze, il rischio per nulla scongiurato di un bagno di sangue, le differenze fra Georgia e Ucraina, gli ucraini all’estero, come si ruba un’elezione.
Altri blog: Neeka e Le Sabot. In italiano sempre Walking Class per gli ultimi aggiornamenti.


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