1972

martedì, ottobre 26, 2004
Eran giovani e forti, e sono morti. Non si è parlato abbastanza del massacro delle quarantanove guardie nazionali a Baquba. Non è stato soltanto un crimine orrendo come altri attentati o altre imboscate. E' stata una raccapricciante dimostrazione di crudeltà e cinismo ed una sfida di enorme gravità lanciata a coloro che stanno tentando di stabilizzare il paese. Ralph Bennet analizza il significato politico di questa esecuzione di massa nel contesto dell'irrisolta situazione di Fallujah:

The trail from the sickening massacre at Baquba leads back to Fallujah. It is not merely a safe haven for al-Zarqawi and his killers, but also a powerful symbol for other Islamic haters and killers of the relative powerlessness of the U.S. His survival in Fallujah may well have been part of the impetus for al-Zarqawi to openly declare his allegiance to Al-Qaeda last week.
Like Afghanistan, this sanctuary must be denied to the forces of evil. Fallujah must fall.


Dietro alla barbarie, una sola strategia: quella della paura.

Note that the enemy in Iraq is not attempting to win hearts and minds. The enemy in Iraq is trying to instill fear.
It's a different strategy. It may be an effective one.


Col terrore Saddam ha governato per un quarto di secolo. E il terrore è l'unica promessa che i falliti della storia sanno fare agli iracheni.









postato da enzreale | permalink |

A Fabio. A Luisa.

Tocque Ville, la città dei liberi





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