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giovedì, agosto 26, 2004
Cina. Pensieri sparsi/3. Riuscite ad immaginare un paese di un miliardo e trecento milioni di persone in cui ufficialmente non succede mai niente? E’ la Cina. Non una protesta, non una manifestazione, non uno sciopero, non una pubblica discussione. Niente. Se c’è un tifone, un incontro tra capi di stato, un aumento del prodotto interno lordo, una medaglia olimpica la Cina è notizia. Ma dentro la Cina, nelle sue strade, nelle sue piazze – nonostante i rumori di clacson e venditori ambulanti - tutto tace. A pensarci meglio una volta qualcuno aveva provato ad alzare la testa e la voce ma non era finita bene e a scanso di equivoci hanno pensato di cancellare ogni traccia. Quando siete là questa cosa vi spacca la testa. Guardate i cinesi pedalare, giocare, caricare un carro, leggere un giornale e non riuscite a farvene una ragione. Come si fa a tenere sotto controllo quasi un quarto del pianeta senza che a nessuno vengano ogni tanto strane idee? Evidentemente i dittatori di Pechino ci riescono. Lo fanno da qui. Zhongnanhai è il quartier generale del governo cinese. La Xinhua è l’unica porta che è consentito fotografare: qui nella notte tra il 19 e 20 aprile 1989 dei pazzi che chiedevano democrazia si scontrarono con la gloriosa Polizia del Popolo e da quel momento vennero bollati come controrivoluzionari con tutto quel che ne seguì. Ai suoi lati si legge: «Lunga vita al Grande Partito Comunista Cinese!» e «Lunga vita all'invincibile pensiero di Mao Tse Tung!». Nonostante questo nome sia convenzionalmente attribuito alla storica residenza degli imperatori è Zhongnanhai la vera città proibita. Il potere è dentro quel recinto a cento metri da Tienanmen. Un muro ed un lago separano dal resto del mondo gli uffici e le residenze dei dignitari del regime, il Consiglio di Stato, la Segreteria del Partito. Ovviamente è impossibile entrare ma anche sostare in prossimità degli altri ingressi o scattare foto ravvicinate (se non di nascosto).
Tra segretezza ed esaltazione collettiva è trascorsa la storia di questo paese nell’ultimo cinquantennio. Le aberrazioni dell’epoca di Mao hanno insegnato ai suoi successori che si può decidere della vita (e della morte) di un popolo anche senza esporsi troppo. Per questo oggi la propaganda è più puntuale che invasiva: alle statue e alle classiche immagini della nomenclatura affisse dappertutto il Partito preferisce gli slogan nei luoghi più frequentati a richiamare le conquiste della Rivoluzione, i giochi militari per bambini in televisione, i manifesti che invitano ad arruolarsi nel già imponente apparato di sicurezza statale, i pellegrinaggi ai luoghi di culto del comunismo. Non si va più in piazza col libretto rosso in mano ma non per questo il cittadino può permettersi di dimenticare che il Grande Fratello lo osserva e vigila su di lui. La censura, il controllo totale dei mezzi di comunicazione, l’assenza di qualsiasi fonte di informazione non filtrata dal Centro (si capisce perchè Internet rappresenti per molti una via di fuga e una speranza) ed i settanta milioni di iscritti al Partito fanno il resto. E’ evidente che – da solo - lo sviluppo a tratti prepotente che la caratterizza non potrà fare della Cina una società aperta al mondo. E’ come se i cinesi te lo rivelassero tutte le volte che riescono a scambiare con te qualche parola in inglese. Dallo straniero vogliono sapere del suo lavoro, della sua città e soprattutto quanto costa andare via. Puoi sentirti chiedere con pudore ma senza mezzi termini se arrivi «da un paese ricco» e magari incontrare una ragazzina di dodici anni un po’ diversa dalle altre che ti racconta il suo sogno di un futuro londinese. Al di fuori del circuito classico Shanghai-Xi’an-Pechino un occidentale che visiti la Cina suscita ancora curiosità, la sensazione di sentirsi osservati è a tratti imbarazzante e capita spesso di essere fermati da chi ti chiede una foto. Pensate a un miliardo e trecento milioni di persone. Pensatele a una sola dimensione. Quella pubblica, civile, partecipativa, politica non esiste. Se l’è presa un giorno il Partito e non l’ha ancora mollata. In mezzo ai rumori di fondo la Cina è un grido silenziato. |
A Fabio.
A Luisa. ![]() ![]()
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