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1972
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mercoledì, giugno 30, 2004
Déjà vu. Nina Shea ricorda che il regime sudanese non è nuovo a pratiche genocidarie:
Darfur would be Sudanese President Lt. General Omar Hassan al Bashir's second genocidal campaign against his countrymen. He waged the first against the Christian and animist people of south and central Sudan, with most of the deaths occurring over a decade beginning in the early '90s and 2002. As Elie Wiesel wrote about the south, it was "genocide in slow motion." Over two million eventually perished and five million more were displaced before peace protocols — brokered largely through heroic efforts of the Bush administration — were signed last month. Fare in fretta. Chiamare il regime di Bashir col suo nome: una dittatura islamica radicale. Determinare quante persone sono state ridotte in schiavitù e far cessare gli abusi. Non credere alle promesse di Bashir. Togliere al regime il potere di veto sugli aiuti umanitari. Condannare senza esitazioni Karthoum per le sue azioni. Se la comunità internazionale esistesse, se l’ONU fosse una cosa seria tutto questo sarebbe già stato fatto. Le uniche iniziative concrete attualmente in campo invece sono ancora una volta quelle americane. Gli stessi che fanno finta di non saperlo o di non averlo capito saranno i primi a criticare l’intervento statunitense una volta che questo si farà ancora più visibile e consistente. Preparatevi. Abbiamo già visto tutto. Anche questo. |
A Fabio.
A Luisa. ![]() ![]()
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