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giovedì, novembre 19, 2009
L'uomo che chiede scusa al mondo. Se era sciocco un anno fa negare la rilevanza storica dell'elezione di Obama, sarebbe ancora più miope oggi ignorare la rapidità con la quale l'inquilino della Casa Bianca più amato dagli europei si sta incaricando di demolire a colpi di piccone la percezione che degli Stati Uniti hanno coloro che li ammirano e li difendono. Continuo a pensare che alla fine sia l'America a fare i presidenti e non viceversa, ma l'esperienza di quest'anno vissuto pericolosamente rischia seriamente di mettere in discussione questa premessa. L'immagine che Obama ha dato della città sulla collina nel suo viaggio appena concluso in terra cinese non potrebbe essere più deprimente. Le percezioni sono importanti in politica e quella che è scaturita dal suo incontro con Hu Jintao è la rappresentazione di un'America in procinto di abdicare al suo ruolo di guida delle nazioni democratiche, di prima potenza civile del pianeta, a beneficio dell'idra autocratica cinese. Non una parola a difesa dei propri principi, non una rivendicazione convinta delle proprie conquiste, nemmeno il tempo per un'affermazione della propria storia e della visione del mondo che gli Stati Uniti hanno, fra alti e bassi, sempre incarnato. Si presume - si spera - che Obama abbia mantenuto un profilo così basso per diplomazia, non per convinzione. Ma, anche se così fosse, l'errore non risulterebbe meno grave e meno decisivo in un momento di passaggio come l'attuale. Se tu vai dal capo del Partito Comunista Cinese e ti fai manipolare come un burattino, se vai al cospetto di un gruppo di giovani burocrati della nomenclatura e li scambi per studenti, se visiti la più grande dittatura del pianeta e non sei in grado di spiegare le differenze con la nazione che hai avuto in sorte di governare, allora non puoi - non devi - fare il presidente degli Stati Uniti. Puoi essere un gran conferenziere, un ottimo diplomatico, un buon maggiordomo, ma non il leader del mondo libero. Obama è amato in Europa, nei circoli snob che assegnano i premi, nella sinistra che non crede in se stessa, nei sogni dei liberali confusi, non perché sta cambiando l'America. Obama è osannato perché sta indebolendo l'America, proprio come piace a chi l'America l'ha sempre detestata.
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A Fabio.
A Luisa. ![]() Asia e dintorni Normblog |