|
1972
|
|
giovedì, luglio 02, 2009
Honduras, esercito e democrazia. Prendo spunto ancora una volta da un commento di Jimmomo per una breve riflessione sui limiti (intesi come confini) della democrazia. Io credo che nella definizione del concetto si debba continuare ad essere estremamente selettivi. Così come, per una serie di ragioni già esposte, definire "democratico" il movimento di protesta in Iran denota quantomeno un eccesso di ottimismo, allo stesso modo qualificare come "golpe democratico" quello avvenuto a Tegucigalpa si presta a facili manipolazioni. Intendiamoci, ciò che scrive Federico Punzi nella sostanza è ineccepibile e ben argomentato. E' vero, la democrazia in Honduras l'hanno rovinata in primo luogo le ingerenze bolivariane di Caracas ed il resto del continente è avviato sulla stessa strada. Ma se passa il concetto per cui in uno stato di diritto si può usare l'esercito per rimuovere una carica politica legittimamente (fino a prova contraria) eletta, direi che quei famosi limiti (intesi come confini) che in teoria si pretenderebbe difendere risultano di fatto scavalcati da un'interpretazione piuttosto elastica dei pesi e contrappesi costituzionali. Di solito se un presidente viola la costituzione esistono meccanismi istituzionali per inchiodarlo alle sue responsabilità. Non mi pare che il suo arresto da parte dei militari e l'espulsione immediata dal paese rientrino fra questi. Resto dell'idea che per promuovere la democrazia la prima cosa da fare sia escludere dall'orizzonte tutto ciò che non lo è (perfino se le assomiglia).
|
A Fabio.
A Luisa. ![]() Asia e dintorni Normblog |