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martedì, dicembre 02, 2008
Birmania. Cosa resta dell'opposizione al regime. Angelo D'Addesio de Il Paroliere mi ha gentilmente intervistato sulla situazione birmana. Di seguito domande e risposte:
D. Ashin Gambira, ideatore della rivolta dei bonzi è stato condannato a 68 anni e con lui altri nove religiosi sono stati condannati a pene fra 6 ed 8 anni ed altri arresti sono annunciati. Continua la repressione, ma soprattutto è finita la rivolta…? E.R. La rivolta era già finita con la repressione del settembre 2007, dopo gli spari sulla gente, gli arresti, i monaci in fuga, i monasteri razziati. Da allora la Birmania non ha più rialzato la testa e i generali hanno potuto proseguire indisturbati la loro opera di normalizzazione. Al di là del rancore, il movimento non ha più trovato la forza di riorganizzarsi, anche perché i suoi leaders sono stati imprigionati o costretti all'esilio. La popolazione ha ancora più paura di prima e, anche se i monaci rifugiatisi oltreconfine parlano di continuare la lotta, non si vede come questo possa concretamente avvenire in un futuro prossimo. D. C’è poi la vicenda di Nay Phone Latt, un blogger che ha pubblicato diverse vignette, alcune fortemente offensive verso il generale Than Shwe…Anche sul web quindi scorre un controllo ferreo, nonostante la Birmania non sia poi così “modernizzata”? E.R. Va premesso che stiamo parlando di una delle nazioni tecnologicamente più arretrate del continente asiatico e probabilmente del mondo. Lo stato della telefonia e della rete rimane ad un livello arcaico e la diffusione degli strumenti di comunicazione è limitata ad una esigua minoranza della popolazione. Basti pensare che, è solo un esempio tra i tanti, è stata accolta come una grande innovazione l'introduzione delle tessere prepagate per i cellulari a partire dal prossimo anno. Ciononostante Internet ha dimostrato tutto il suo potenziale "sovversivo" durante la cosiddetta rivoluzione zafferano, quando pochi utenti sono stati in grado di superare barriere e censure e trasmettere le immagini della repressione (soprattutto grazie a proxy servers che permettevano di aggirare le limitazioni imposte dai censori). A quel punto il regime si è reso conto che i controlli già ferrei sull'uso del web dovevano essere ulteriormente intensificati. L'arresto e la condanna di Nay Phone Latt, avvenuti in base ad una legge del 1996 (Computer Science Development Law) che impone tra l'altro un'autorizzazione ufficiale per l'accesso a Internet, rappresentano un salto di qualità nella repressione delle attività online. Nay Phone Latt non è un dissidente ma un semplice blogger che non ha rispettato le regole e in quanto tale è stato condannato. E' un avviso agli altri utenti della rete: attenzione perché sappiamo chi siete e cosa fate. D. Rimaniamo ai dissidenti. Come si spiega in questo balletto di arresti e condanne secolari, la liberazione del giornalista Win Tin e di altri 9000 criminali comuni lo scorso settembre…Sforzi di immagine o solo forse perché una volta liberati i dissidenti fanno meno notizia, anche se messi in carcere di nuovo? E.R. L'amnistia per i criminali comuni è una pratica che si è ripetuta altre volte nella storia del regime militare e non ha nessun significato politico, se non quello di rimettere in circolazione persone che in vista delle elezioni-farsa del 2010 potrebbero tornare più utili nelle strade che in galera. In quanto a U Win Tin, si tratta di una persona anziana, fiaccata a livello fisico e psicologico da quasi vent'anni di carcere, ormai fuori dal gioco politico. La sua scarcerazione è stato il classico gesto di benevolenza a costo zero da offrire all'opinione pubblica internazionale (che peraltro dubito fosse al corrente della sua vicenda personale). Le condanne di questi giorni indicano chiaramente qual è il vero obiettivo dei militari: una generazione di dissidenti più giovane e combattiva, annientata dai tribunali speciali della prigione di Insein. D. In questo scenario, la grande dissidente Aung San Suu Kyi è rimasta agli arresti, lo scorso agosto ha rifiutato l’incontro con Gambari per dare un segnale al popolo birmano ed ora che cosa simbolicamente dobbiamo attenderci? E.R. Il rifiuto di vedere Gambari è stato uno degli atti più significativi di ASSK negli ultimi anni. Credo che il messaggio fosse diretto alla comunità internazionale più che al popolo birmano: è inutile che mandiate inviati a stringere le mani ai dittatori, non è di questo che abbiamo bisogno. Sul peso reale della sua figura rispetto al movimento di opposizione e più in generale alla popolazione dopo anni di isolamento il dibattito è aperto. Sicuramente resta un simbolo ma la mia opinione è che la sua rilevanza politica si sia decisamente attenuata. Sempre considerando la condizione di prigionia in cui è costretta a vivere e l'impossibilità di mantenere contatti con il mondo esterno, il suo messaggio nonviolento rischia di diventare pura testimonianza nel regno della violenza di stato. E' un po' quel che sta succedendo con il Dalai Lama. E' difficile conoscere quale sia il sentimento prevalente all'interno di quel che resta della sua National League for Democracy, ma l'esigenza di una svolta comincia farsi largo soprattutto tra i più giovani. Comunque l'opposizione è ridotta ai minimi termini e dubito che possa risollevarsi in assenza di un cambiamento radicale della situazione politica interna. D. Niente Onu, Niente Ue (da Fassino che pure era il mediatore per la Birmania non si sente più nulla), niente Usa. L’Occidente ha definitivamente abbandonato ogni velleità democratica sulla Birmania o la nuova elezione di Obama potrà dare qualche segnale? E.R. Su Fassino meglio stendere un velo pietoso. Credo che abbia dato prova della sua insipienza e mi domando a chi sia venuto in mente di assegnargli quell'incarico. Quanto alle velleità democratiche dell'occidente, sinceramente non le ho mai percepite. La Birmania è sempre stata la classica nazione dimenticata e solo la rivolta dei monaci ed il ciclone l'hanno riproposta all'attenzione generale. Ma poi la commozione svanisce ed i problemi rimangono. Obama? Vedremo. L'altro giorno un editoriale del Washington Post gli ricordava che la strada della promozione della democrazia va ripresa a cominciare da Rangoon. Ma temo che al momento le sue priorità siano altre. D. Può sembrare stupido parlare di crisi economica in un paese in crisi da sempre, fra malattie epidemiche e carestia, ma ora che anche il Grande Fratello Cina rischia di risentire della crisi globale, la Birmania rischia di restare con ancora minori coperture…Che cosa si profila sulla protezione cinese? E.R. Direi che la parola "protezione" è un bell'eufemismo. Parlerei di colonizzazione e sfruttamento delle risorse. E' un gioco a somma zero per la popolazione, solo i generali ci guadagnano. In questo senso, crisi o non crisi, alla gente non è mai arrivato nulla, quindi nulla cambierà. I cinesi hanno appena confermato la costruzione di due enormi oleodotti che attraverseranno il territorio birmano fino alla provincia dello Yunnan, evitando a Pechino il passaggio delle risorse energetiche attraverso lo stretto di Malacca. E la Birmania di notte resta un buco nero nella mappa del mondo. Dove non arriva la Cina, interviene l'India. Tutti interessati a che nulla cambi per poter continuare lo spoglio. |
A Fabio.
A Luisa. ![]() ![]() Asia e dintorni Normblog |