1972

lunedì, aprile 21, 2003
Ancora su MJ. Riceviamo e pubblichiamo il racconto di un amico che conosce bene questa storia (grazie a Claudio).

Il 6 Ottobre 1993 in una conferenza straripante di giornalisti con al fianco il proprietario dei Chicago Bulls Jerry Reinsdorf e il commissioner NBA David Stern, Jordan annuncia il suo ritiro al basket.
Nel 1995 quando si allena per due giorni di fila con i Bulls le illazioni e i primi sospetti iniziano a diventare qualcosa di più serio. La rete televisiva ESPN interrompe i programmi per dare la notizia di un suo possibile ritorno. La Nike invia 40 paia di scarpe ai Bulls, quelle di Jordan. Ormai è fatta, manca poco.
Sabato 18 Marzo alle 11.40 del mattino i Bulls emanano un breve comunicato: "Michael Jordan ha informato i Bulls di aver interrotto il suo volontario ritiro di 17 mesi. Esordirà Domenica a Indianapolis contro i Pacers". Per molti americani è come aver vinto alla lotteria, molti piangono dall'emozione, altri corrono nei bar dove non si parla d'altro e brindano felici. Manca solo la sua conferma, che arriva poco dopo. Jordan, si presenta a una conferenza stampa affollata come non accade nemmeno per il presidente Clinton. Air spreca poche parole, ma che entreranno nella storia: "I'm back". Sono tornato!.
Le azioni della Nike registrarono un +14%, e l'intero indice azionario americano venne trascinato ad un +5%... MJ decide di giocare la prima partita in trasferta per non essere sotto ulteriore pressione. Al momento della presentazione ufficiale, I tifosi di Indiana fischiano sonoramente tutti gli avversari di Chicago. Ma quando lo speaker esclama concentratissimo ed emozionato: "And now...Michael Air Jordan", l'ovazione è assordante. Tutti i 16.694 spettatori scattano in piedi per urlare la loro gioia, Il più grande è tornato. Michael, però, apporta una clamorosa sorpresa alla propria immagine: non indossa più il numero 23 ma il 45 dei Bulls! Anche per una divinità del suo calibro l'inizio non è facile: conclude la gara con 19 punti e 7/28 al tiro. L'incontro viene trasmesso in diretta TV in tutti gli Stati Uniti e l'audience dice 50.000.000 di spettatori. Un'evento unico, mondiale. "E' come se fosse venuto a cena il messia", dichiara un dirigente della NBC.
Poi, arrivano immediatamente le gare più emozionanti: ad Atlanta MJ segna il canestro decisivo a 5.9 secondi dalla fine e mette 32 punti. Successivamente, i Bulls vanno a New York per sfidare i Knicks. L'attesa è elettrizzante, i biglietti hanno prezzo da capogiro. Alcuni genitori vendono la macchina pur di non perdersi coi figli l'evento dell'anno, rigorosamente dal vivo allo stadio.
L'aria del Madison Square Garden giova a Jordan che, giocando alla grande, firma 55 punti.
In tribuna persino Spike Lee, accanito tifoso dei Knicks, dichiara "Non ho mai visto nulla del genere!". Il giorno successivo il "New York Times", invece di occuparsi della sconfitta dalla propria squadra, titola "Miracolo Michael". Il giornale lo definisce un evento storico, come quello di "Mosè che riceve i 10 comandamenti e porta il suo popolo verso la terra promessa". All'inizio della post-season, i Bulls sconfiggono gli Charlotte Hornets per 3-1, con MJ che segna 48 punti in gara 1. Poi Chicago incontra sulla propria strada Orlando e Shaq. L'ala dei Magic Nick Anderson, dopo aver giocato contro un Jordan spento in gara 1 (19 punti), dichiara: "E' più facile marcare il numero 45 del numero 23". Non l'avesse mai detto! Jordan si presenta in gara 2 indossando di nuovo il mitico 23, gia ritirato dai Bulls e un fantastico modello di Nike bianche, mentre i compagni giocano con le scarpe nere regolamentari. Risponde segnando 38 punti in faccia a Nick "The brick" Anderson. Verrà anche poi multato per le trasgressioni alle regole NBA. I Bulls cedono però per 4-2 nella serie con i Magic. Non importa, perchè l'anno successivo sarà di nuovo vittoria. Ogni anno, alla presentazione delle nuove Air Jordan, migliaia di bambini marinano la scuola per presentarsi in tempo davanti alle vetrine dei negozi per acquistarle...








postato da enzreale | permalink |

A Fabio. A Luisa.

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