1972

martedì, maggio 20, 2008
Siamo più cattivi noi. A giudicare dalle reazioni maggioritarie, sembra che le parole della vicepremier spagnola de la Vega sul presunto razzismo della nostra politica anti-immigrazione abbiano fatto centro. “Non potete dare lezioni, siete più cattivi voi”, questo in generale il tenore delle risposte. Coda di paglia? Un po’, ma soprattutto obiettivo mancato. Se è vero che la Spagna non può fare prediche in materia di immigrazione è solo perché i primi quattro anni di governo Zapatero sono stati un autentico disastro su questo fronte: non per eccesso di rigore ma per lassismo. Nei mesi scorsi in Italia alcuni giornali avevavo persino scritto che Zapatero era sul punto di espellere 800mila immigrati e che aveva dato ordine di sparare sui clandestini che attraversavano la frontiera a Ceuta e Melilla. La realtà è un’altra. Fu proprio una regolarizzazione di massa ad inaugurare il nuovo corso del governo socialista sull'immigrazione. Il ministro Caldera sostenne che i popolari lasciarono in dote 700mila stranieri senza documenti e che qualcosa andava fatto. Non aveva tutti i torti ma non è la legalizzazione in sé a costituire un problema. Piuttosto il punto debole della politica socialista è stato la mancanza di un piano a medio e lungo termine sulla gestione dei flussi migratori. Dall'Africa subsahariana gli arrivi si sono succeduti con impressionante regolarità negli ultimi anni e spesso i malcapitati sono giunti sulle coste della penisola in condizioni di deterioramento fisico e psicologico intollerabili. Francia e Germania non mancarono di far notare alla Moncloa come il territorio spagnolo stesse diventando la porta d’ingresso in Europa di migliaia di clandestini. La sinistra, in Spagna come altrove, non ha mai avuto un progetto sul''immigrazione da presentare ai cittadini. Non a caso Zapatero è apparso in difficoltà durante l’ultima campagna elettorale quando il suo sfidante ha proposto un contratto formale da far sottoscrivere ai nuovi arrivati, con indicazione di diritti e doveri. E solo a dentri stretti, pochi giorni prima del voto, ha riconosciuto che non vi sarebbero stati altri processi di regolarizzazione e che si sarebbe proceduto all’espulsione degli illegali “d’accordo con i paesi di origine. Se no non si rimpatria”. Siamo più cattivi noi. E allora?
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A Fabio. A Luisa.

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