1972

giovedì, maggio 15, 2008
Concorso in omicidio. Se avete tempo solo per un articolo, oggi dedicatelo a questo editoriale pubblicato sulla rivista Irrawaddy che - giustamente - accomuna le responsabilità di Than Shwe a quelle della comunità internazionale. Nel primo caso si tratta di dolo, nel secondo di colpa (leggasi negligenza, impotenza, inutilità), ma il risultato di questo nefasto connubio tra dittatori e anime belle è la prospettiva concreta di un assassinio di massa. Da quasi due settimane ormai la diplomazia sta sprecando energie in una interminabile serie di incontri sul da farsi. Alla fine di ogni riunione si presenta il delegato di turno attentissimo a calibrare le dichiarazioni e centellinare le proteste per non offendere i macellai di Naypyidaw, impegnati in una delle più grottesche operazioni di occultamento di cadavere di cui si abbia memoria nella storia recente. Da abbassare la testa per la vergogna e non sollevarla più.

The generals are unyielding; the United Nations pathetic.

Like it or not, this crisis is a political issue and the UN has failed again to grasp its own impotence.
The UN huffs and puffs and “ums” and “ahs” as warships containing hundreds of tons of aid sit unsolicited in international waters, not a day’s sail from the delta. It sits on the fence while its leading members cry out for humanitarian intervention.

But Than Shwe is—if nothing else—consistent. He will not buckle, nor see the light or the error of his ways. He will continue regardless, callous and deceitful as always.
Meanwhile, the so-called civilized world will keep on talking, “moving the process forward,” expressing their concerns and deep frustration.
postato da enzreale | permalink |

A Fabio. A Luisa.

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