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lunedì, maggio 05, 2008
Birmania. Un disastro annunciato. Il lamento birmano fa di nuovo notizia e la disperazione gela il sangue. Una tragedia di proporzioni gigantesche la cui entità ormai è sulla bocca di tutti: almeno 10.000 morti, centinaia di migliaia i senzatetto, un numero imprecisato di dispersi. E' difficile anche parlarne dopo esserci stato: me li immagino quei tetti volare via, me le vedo quelle pareti venire giù. Il regime sgrana cifre che non sai come interpretare: più elevato il conteggio delle vittime dichiarate, più forte la pressione internazionale per gli aiuti, più numerosi gli stranieri che entrano nel paese rompendone l'isolamento imposto dalla giunta. Non è interesse di Naypyidaw esagerare la portata del disastro e questo fa temere un bilancio ancora più drammatico. Finora non ci sono state richieste di soccorso ufficiali, solo segnali ambigui di apertura ad un intervento umanitario. Uno dei siti dell'esilio avverte che le organizzazioni di assistenza stanno ancora aspettando il permesso per cominciare le operazioni. Il ciclone era stato annunciato giorni prima che si abbattesse sul territorio birmano: il 29 aprile scorso un bollettino pubblicato sul sito Tropical Storm Risk avvisava che, in base a rilevazioni della marina e dell'aviazione statunitensi, una tempesta tropicale di forte intensità avrebbe colpito il Myanmar nelle prime ore della mattina del 3 maggio successivo. Nessuno che abbia interpellato le autorità birmane su quali misure avessero intenzione di adottare; nessuno che si sia preoccupato semplicemente di lanciare l'allarme. Oggi è il giorno delle lacrime, domani sarà tutto dimenticato un'altra volta.
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