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venerdì, maggio 02, 2008
Birmania. Un clima soffocante. In attesa che si riaccendano per mezza giornata i riflettori sulla Birmania, nell'imminenza del referendum di regime del prossimo 10 maggio, le cronache dal paese parlano di una tensione altissima. Alle condizioni di penuria ed oppressione normalmente presenti si aggiunge adesso l'incertezza e la confusione per un simulacro di partecipazione popolare che la giunta sta accuratamente programmando per evitare sorprese. Arresti, intimidazioni, minacce ad individui, gruppi ed intere comunità in caso di voto contrario alla bozza di costituzione che garantirà la permanenza al potere dei militari e soprattutto una rete capillare di controllo sul territorio (sono milioni i membri delle milizie civili dell'USDA mobilitati per il referendum) in modo che il conteggio finale dei voti (centralizzato nella nuova capitale della giungla, Naypyidaw) conduca all'annuncio della vittoria del Tatmadaw (l'esercito birmano). Ma Larry Jagan racconta di nuovi tentativi di protesta stroncati sul nascere a Yangon e non solo, mentre le autorità aumentano la presenza di soldati nelle strade e i controlli sui visti di ingresso per prevenire l'entrata di giornalisti con passaporto turistico. Per una rete informatica già in rianimazione si annunciano giorni di passione: il settembre nero dell'informazione clandestina non si ripeterà, fanno capire i generali.
Ieri Bush ha annunciato altre sanzioni contro aziende statali. Pare che sia tutto quello che possiamo fare. |
A Fabio.
A Luisa. ![]() ![]()
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