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sabato, aprile 26, 2008
Birmania. La vita nonostante tutto. Ieri hanno finalmente attribuito ad Aung San Suu Kyi la medaglia d'oro del Congresso americano. Difficile che la possa ritirare o che qualcuno gliela vada a consegnare dal momento che la sua casa-prigione è off limits per il resto del mondo. Il valore politico del riconoscimento è alto, anche perché deliberato solo due settimane prima del referendum truccato sulla costituzione truccata. Ma il significato concreto dell'attribuzione è nullo e denota l'impotenza di fondo delle democrazie occidentali nel caso birmano: non potendo dare una speranza, si conia una medaglia. "Con cimiteri di croci sul petto", cantava de Andrè. Qualcuno dice che lei, Aung San Suu Kyi, è un'aristocratica, che in fondo la sua è una situazione di privilegio se paragonata alla quotidiana lotta per la sopravvivenza della stragrande maggioranza della popolazione. In parte è vero: i suoi figli vivono in Gran Bretagna e di certo non morirà di stenti. Ma per fare di una persona un simbolo non c'è bisogno del martirio della carne, basta il coraggio. E lei ne ha avuto. The Lady avrebbe potuto godere di un esilio dorato, come molti altri oppositori illustri ingiustamente elevati ad icone nella storia dell'umanità. Però ha scelto di restare, di aprire la strada, di farsi arrestare, minacciare, vilipendiare. Ha scelto la gente, che ha conquistato anche se l'abbraccio le è stato poi negato. Aung San Suu Kyi è consapevole della differenza. Nel suo Lettere dalla mia Birmania scrive:
Niente è paragonabile al coraggio della gente comune i cui nomi restano ignoti e i cui sacrifici passano inosservati. Il coraggio di chi osa senza riconoscimenti, senza la protezione che viene dall'attenzione dei media, è il coraggio che commuove, che ispira e che rinsalda la nostra fede nell'umanità. Di ritorno dal viaggio scrissi che ci voleva tanto, troppo coraggio per essere birmani. Siamo abituati a vedere nella straordinarietà l'essenza dell'atto eroico. Ma spesso l'eroismo risiede proprio nella normalità, nella vita nonostante tutto. Aung San Suu Kyi è un'aristocratica ma conosce se stessa e i birmani. Trovate di meglio, se ci riuscite. |
A Fabio.
A Luisa. ![]() ![]()
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