1972

sabato, aprile 19, 2008
Cina. Il ritorno del nazionalismo comunista. Tre anni dopo le proteste anti-giapponesi, il Partito Comunista Cinese si trova nuovamente alle prese con un'esplosione di nazionalismo che da un lato alimenta e dall'altro teme. Negli ultimi giorni oggetto delle proteste popolari è stata la catena francese di supermercati Carrefour: dal web alle strade è risuonato il tam tam del boicottaggio in risposta alla profanazione del passaggio della fiaccola olimpica in quel di Parigi. In un paese per nulla abituato a portare in piazza le proprie rivendicazioni (se non ad un prezzo altissimo), il nazionalismo sembra essere l'unica valvola di sfogo per le masse. Ovviamente si fa presto ad accendere la miccia ma è più difficile spegnerla. E questo vale anche per l'imponente apparato poliziesco della Repubblica popolare Cinese:

But in a sign that the government may now be worried about the intensity of popular passion, Xinhua said on Friday that it was time to curb nationalist zeal. While it lauded the boycott crusade, it advised people not to complicate the government’s aim of encouraging foreign investment in China.
“Patriotic fervor should be channeled into a rational track and must be transformed into real action toward doing our work well,” the agency said.


Qui le fotografie delle manifestazioni davanti ai centri commerciali in diverse città cinesi. E qui una dimostrazione di come il rancore di massa possa rapidamente cambiare obiettivo.
postato da enzreale | permalink |

A Fabio. A Luisa.

Tocque Ville, la città dei liberi





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