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lunedì, marzo 17, 2008
Uccideteli piano. Partiamo da qui, da Tibetan Uprising che prova a seguire in diretta l'evoluzione degli eventi proprio mentre si avvicina l'ora della resa senza condizioni imposta dal governo cinese, in realtà solo un modo per continuare la repressione dopo aver avvisato. Su Ideazione la miglior cronaca-commento della giornata. Solo un appunto sulla questione del blocco informativo. Scrive Federico:
Un primo elemento di differenza di questa rivolta da altre recenti represse da regimi autoritari, come quella dei monaci buddisti birmani, è che la guerra delle immagini pare la stia vincendo Pechino, che sembra conservare agevolmente il controllo mediatico della situazione e trarne vantaggio. Un caso raro nel mondo di oggi, ma per questo inquietante, perché la fiducia nei potenti mezzi tecnologici alla portata di tutti – internet e telefonini – si scontra con apparati repressivi statali ancora sorprendentemente efficienti. In realtà il blocco informativo non differenzia ma accomuna il caso birmano e quello cinese. E' vero che nella ribellione di ottobre le immagini all'inizio passarono, ma quando il regime di Naypyidaw rispose lo fece con la più drastica delle misure, il blocco di una nazione intera dietro una cortina di cemento, il black-out totale di Internet e delle telecomunicazioni. Un caso di scuola che Pechino ha certamente studiato: quella sul Tibet è una censura meno radicale nelle forme ma estremamente efficace anche perché applicata fin da subito, scongiurando l'effetto sorpresa. Comunque, anche se col contagocce, di immagini ne arrivano e sono terribili. Oggi una calma tesa a Lhasa mentre le retate continuano: Questa mattina le scuole e gli uffici della capitale sono stati aperti con gli orari normali, ma continuano i controlli capillari di abitazioni e monasteri. A mezzanotte (le 17 italiane) scade l'ultimatum di Pechino per la resa dei ribelli: l’esercito di liberazione popolare ha fatto sfilare per le strade della capitale alcuni camion pieni di detenuti ammanettati. Dietro ognuno c'era un militare cinese, per obbligarli a tenere la testa bassa. Non c'è nessun dubbio che anche questa volta i carnefici avranno la meglio, non importa a quale prezzo. In Cina la vita umana non vale nulla, contano solo gli interessi dello stato, cioè del partito, cioè della politica autoritaria e del capitalismo di stato, cioè di Hu Jintao che del Tibet ha fatto il suo trampolino di lancio poco meno di vent'anni fa e che sul Tibet consoliderà il proprio pugno d'acciaio anche sul fronte interno, dove i segnali di insubordinazione sono sparsi, poco coordinati ed estemporanei ma da prendere sul serio. Brutta storia per la società armoniosa propagandata dalla macchina delle bugie di Zhongnanhai, incappata in un macigno sulla strada del trionfo olimpico che ha fatto saltare la struttura ortopedica con cui i padroni del pensiero pretendevano di tenere insieme i pezzi di un mosaico troppo complicato anche per loro, che tutto sanno, tutto governano e tutto decidono. Ma avranno la meglio anche perché la prova di codardia della comunità internazionale è di quelle da primato. Finite solo in fretta e senza fare troppo rumore se potete, sembrano supplicare da Washington al Vaticano, ché lo spettacolo deve proseguire e il dialogo tra esecutivi, prelati e comunisti in doppiopetto non può fermarsi per il sangue versato di qualche buddista. Forse non lo sapevano che li avrebbero ammazzati come cani? |
A Fabio.
A Luisa. ![]() ![]()
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