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sabato, marzo 15, 2008
La fragilità (blindata) dei tiranni. Rampini scrive da Pechino sui fatti di Lhasa:
Eppure dietro la sicumera di Hu Jintao traspare il germe di un dubbio. L'incapacità di aprire un dialogo col Dalai Lama rivela un'insicurezza. Il partito comunista cinese non accetta che dentro la società civile vi siano movimenti organizzati, autorità alternative. I culti religiosi sono stati autorizzati dopo la fine del maoismo ma sono sottoposti a controlli stringenti, indottrinamenti politici, obblighi di fedeltà assoluta al governo. La figura del Dalai Lama è inaccettabile perché è un'autorità spirituale indipendente. Al di fuori del Tibet la Cina ha altri 150 milioni di buddisti praticanti: guai se dovesse insinuarsi nel resto del paese l'idea che la religione può diventare il tessuto connettivo di una società civile autonoma. Tra gli incubi della nomenklatura c'è lo scenario Solidarnosc, proiettato in versione buddista. Sarebbe il momento di far sentire il fiato sul collo invece di aspettare che tutto passi per poter ricominciare la festa. Ma forse i carri armati comunisti del 2008 fanno meno rumore di quelli del 1956 o del 1968 o del 1989, almeno nei salotti occidentali: Secondo alcuni testimoni, le strade di Lhasa sono oggi presidiate da carri armati e blindati. Alcuni battaglioni dell’esercito cinese di liberazione popolare, in tenuta anti-sommossa, hanno circondato le mura dei maggiori monasteri della capitale. Secondo Radio Free Asia, diversi monaci sarebbero stati arrestati. |
A Fabio.
A Luisa. ![]() ![]()
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