1972

giovedì, febbraio 07, 2008
Cose dell'altro mondo. So che il paragone per alcuni è inevitabile ma il confronto tra lo spettacolo politico americano e la tetra funzione elettorale italiana rischia di ritorcersi perfino contro chi lo propone. Come spiega Capezzone in questa bella intervista di Paolo della Sala, nel Belpaese si gioca uno sport diverso, ma sotto tutti i punti di vista e da sempre, mica solo quando dall'altra parte dell'Oceano esplodono le primarie. Piuttosto l'osservazione da fare mi sembra un'altra e ha sempre a che vedere con la pochezza del dibattito non solo italiano, direi europeo. Sono sette anni che le oche starnazzanti del benpensantismo intellettualoide ci spiegano come la democrazia negli USA sia stata svilita dalla presidenza Bush, come il sogno americano si sia trasformato in una sorta di sonno popolato di fantasmi e di paure, come da Washington a Los Angeles si respiri un'aria pesante di decadenza. Poi, improvvisamente, risulta che come se niente fosse gli americani accorrono in massa alle urne per un antipasto di voto e lo fanno con un entusiasmo e con una preparazione che noi dedichiamo al massimo alla Champions League. Quel popolo di ingenui, grassoni e guerrafondai si confronta nuovamente a viso aperto, senza infingimenti, proprio come i suoi rappresentanti in una partita magnifica di cui tutti si augurano di vedere i tempi supplementari, perché lo show non finisca. E noi col naso all'insù a guardare chiedendoci perché la storia sia andata così diversamente, perché di là conti così poco alla fine che Bush sia stato il migliore o il peggiore di tutti, perché poi comunque passa e il buono resta e l'America continua, perché è lei che fa i presidenti, non il contrario. Ma da gennaio bisognerà trovare un altro villano da insultare per sentirci grandi e potete scommettere che ci riusciremo.
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A Fabio. A Luisa.

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