1972

giovedì, gennaio 17, 2008
Il machete. Non c'è scontro etnico che si rispetti in Africa senza di lui. Il Ruanda ne sublimò la funzione e le cicatrici dureranno per i prossimi decenni su migliaia di volti, ad eterna memoria e dannazione. Gli squadroni della falce sfondano porte, i bambini terrorizzati urlano, i genitori vengono portati via. Poi le teste nei fiumi, rossi di vergogna. In Kenya non siamo ancora a questo punto, un tentativo di mediazione politica resiste ma il machete ha già fatto la sua comparsa:

It is unclear what the purpose of the rallies is however one effect is increasing the violence, tension and death in the country. Ultimately, what these rallies show is that chaos is ultimately in control of that country. The image of groups of men roaming around with machetes evoke the darkest hours in the aftermath of the rigged election. The most primitive and debased sort of tribal and gang warfare are fusing together to create a situation that is spiraling out of control.


While politicians, diplomats, and so called statesmen offer advice counsel and mediation the country continues to spiral out of control. There is no indication that there will be any legitimate action to stop this impending nightmare anytime soon.

Odinga accusa il governo di strage ma la verità è che la minaccia della violenza selvaggia è brandita da tutte le fazioni in conflitto. Sconcerta come l'orrore venga sempre preparato, previsto o almeno messo in conto, quasi fosse inevitabile, quasi non fossero percorribili, per la propria affermazione, strade diverse dalla sopraffazione dell'altro. Il machete è il compagno inseparabile nelle lunghe notti africane.
postato da enzreale | permalink |

A Fabio. A Luisa.

Tocque Ville, la città dei liberi





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