1972

lunedì, dicembre 10, 2007
E venne il giorno. Ci sono voluti due anni e mezzo prima che la carta stampata sdoganasse TocqueVille. Per la verità c'erano stati gli intermezzi di Libero, al seguito delle uniche due riunioni dei bloggers finora celebrate, ma quella di oggi è un'entrata dalla porta grande grazie alle ottime pagine (un, due e tre) a cura di Vittorio Macioce sul Giornale. Al di là delle schematizzazioni necessarie per spiegare il fenomeno TocqueVille ai non addetti ai lavori, la parte più importante dell'articolo è probabilmente quella in cui l'autore cerca di definire le linee ideali della città dei liberi. Conviene riprenderla per intero, perché a mio parere è il tentativo più riuscito che si sia potuto leggere finora:

TocqueVille nasce da quella tradizione che per decenni ha combattuto a gruppi sparsi e minoritari, che non aveva utopie, e si trovava fuori sincrono con i demoni del Novecento. È una tradizione che pesca nei crocicchi, sulle linee di confine, nei buchi lasciati tra le reti dei regimi, allargati di notte come facevano i fuggiaschi dell'ex Ddr, quando cercavano un varco di libertà oltre il Muro. È la tradizione che ha gettato i suoi semi nell'America di Thomas Jefferson, nell'ansia libertaria di Tocqueville, nella rivolta individualista e anarchica di Stirner contro l'idealismo romantico. È il mercato etico di Adam Smith, quel signore scozzese che prima di gettare le basi della scienza economica era, non dimenticatelo mai, un professore di filosofia morale. È il fascino con cui Werner Sombart raccontava la forza creatrice del capitalismo, l'ansia di libertà del mercante, che cerca nel profitto, più che l'egoismo personale, l'affrancamento delle servitù feudali. È la tradizione di chi non crede che la storia abbia una trama e un finale già scritto, quindi non insegue il sole dell'avvenire e soprattutto non ha la verità in tasca, perché solo i cattivi profeti spacciano per scienza l'oroscopo delle stelle.

Non sono così sicuro che TocqueVille nel suo insieme sia stata sempre fedele a questi principi e l'ho scritto più volte. Ma è certo che quello descritto da Macioce è esattamente lo spirito che fece nascere l'esperienza tocquevilliana e che stimolò fondatori e aderenti originari ad impegnarsi per la sua riuscita. Fa piacere che un osservatore esterno sia stato in grado di coglierlo così bene, meglio di molti di noi. Cerchiamo di esserne all'altezza, ché non è facile.
postato da enzreale | permalink |

A Fabio. A Luisa.

Tocque Ville, la città dei liberi






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