1972

martedì, novembre 27, 2007
Il piccolo principe. Mi chiedo cosa ne sarebbe stato di Jacques Chirac se a far man bassa di contratti nei salotti dell'imperatore cinese ci fosse andato lui e non il nuovo idolo della "destra moderna europea ", Nicolas Sarkozy. Mi chiedo se ne sarebbero rimaste almeno le ossa dopo l'operazione (sacrosanta) di spolpamento che avrebbero compiuto blog, giornali e media conservatori (vorrei dire liberali ma non ce la faccio), a cominciare da quelli italiani. Invece il mutismo dell'eroe della nouvelle France (le illusioni muoiono all'alba) non dico su Taiwan, non dico sul Tibet, non dico sull'assenza di garanzie legali per gli imputati, non dico sui laogai ma almeno sul caso di un dissidente, anche uno solo, è passato quasi inosservato in tribuna. Imbarazzante, su tutte, la prima pagina di Le Figaro, un peana alla grandeur alla faccia dei condannati. Che Sarkozy non fosse l'uomo nuovo che avrebbe cambiato la storia della Francia si era capito al quinto minuto del suo mandato (almeno qui). Che la sua politica estera non avrebbe dato nessun segnale concreto di discontinuità rispetto a quella del suo predecessore si poteva intuire altrettanto facilmente, al di là delle dichiarazioni di facciata. Da oggi si può ufficialmente dichiarare che l'asse Parigi-Pechino è più forte, più saldo, più vigoroso che mai, e che il silenzio quasi unanime che lo avvolge è ancora più assordante. E a quanto pare nemmeno a casa sua il piccolo principe si distingue per originalità.
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A Fabio. A Luisa.

Tocque Ville, la città dei liberi





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