|
1972
|
|
giovedì, ottobre 25, 2007
Fumo dalla cenere. E' in corso da qualche settimana una macabra danza intorno al corpo agonizzante del popolo birmano. Cominciata con la stretta di mano di Gambari alla triade in uniforme e proseguita con un'abile campagna propagandistica volta a promuovere l'immagine di un regime "aperto al dialogo", la messinscena della giunta (ex socialista, ora nichilista, mai comunista, se i termini hanno ancora un senso) ha trovato negli ultimi giorni altri due protagonisti involontari. Il primo è Paulo Sergio Pinheiro, prossimo candidato al ruolo di marionetta nel tour guidato alla scoperta delle meraviglie birmane (lui non sta più nella pelle), la seconda è purtroppo Aung San Suu Kyi il cui potenziale redentore i generali hanno recentemente scoperto e alla quale hanno nuovamente regalato un'ora d'aria per la foto di domani insieme al vice-ministro del lavoro nonché rappresentante speciale: una pedina illustre da spostare a piacimento nello scacchiere della repressione e dell'inganno. Puntando sulla parola d'ordine della riconciliazione nazionale la diplomazia gioca ancora una volta a favore della dittatura, accreditandola come interlocutore legittimo in un dialogo inesistente e contribuendo ad attutire l'eco del recente massacro: invece l'obiettivo vero non dovrebbe essere un avvicinamento impossibile tra vittime e carnefici ma la fine di decenni di oppressione e sottosviluppo. Troppo difficile in un mondo in cui per agire contro un crimine di stato devi chiedere il permesso alla Cina.
"We are a spiritually collapsed, physically poor, economically darkened country.” (Anonimo, nella notte di Yangon). |
A Fabio.
A Luisa. ![]() ![]()
![]() ![]() Asia e dintorni Normblog |