1972

venerdì, ottobre 12, 2007
La guerra è pace. La libertà è schiavitù. L'ignoranza è forza. La Neolingua non permette repliche. Orwell fu di stanza in Birmania, ufficiale dell'Impero Britannico negli anni venti del secolo scorso. I suoi Giorni birmani sono oggi sarcasticamente considerati come il primo libro di una involontaria trilogia sul paese dei generali: La fattoria degli animali e 1984 completerebbero l'opera. Ovviamente Orwell non poteva sapere ma il suo lavoro a metà tra storia e profezia continua a descrivere la realtà molti decenni dopo. "Non sei più un monaco" gridano adesso i militari in faccia ai religiosi durante gli interrogatori:

"When one of us used a pronoun refering to himself as a monk, he was slapped," the monk said. "Then an interrogator said: 'You are no longer a monk. You are just an ordinary man with a shaven head.'"


Quella tunica è troppo ingombrante per i torturatori. Il male non può fissarsi allo specchio senza abbassare lo sguardo. L'autorità morale del nemico rende il potere di vita e di morte degli aguzzini un triste esercizio di sadismo fine a se stesso. Occorre annullare l'identità, cambiare il linguaggio per tornare ad essere padroni dei destini e dei pensieri. Allora il monaco non è più tale, solo un uomo con la testa rasata. Annichilita la vittima si può ricominciare a picchiare, riscritta la storia si può continuare a dominare: non più Birmania ma Myanmar; non più Rangoon ma Yangon. In fondo la forza è debolezza. Ma questo il Socing non l'ha scritto.
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A Fabio. A Luisa.

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