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giovedì, settembre 27, 2007
Grida la Birmania. In attesa di conoscere la scusa ufficiale con cui anche oggi la comunità internazionale riuscirà a far finta di nulla, continuano le prove di massacro nella terra dei generali. La notte scorsa è stata la volta dei raid nei monasteri, tanto per far capire chi comanda: botte, devastazioni varie e centinaia di arresti. Alla luce del sole invece di nuovo barricate e spari ad altezza d'uomo, in un copione destinato a ripetersi con crescente intensità nei prossimi giorni fino a rompere la resistenza dei manifestanti. Diverse fonti confermano che truppe armate hanno fatto irruzione in alcuni hotel di Yangon in cerca di giornalisti clandestinamente introdottisi nel paese:
Rangoon, 3:30 p.m.—Soldiers entered Traders Hotel, situated in the heart of Rangoon, near Sule pagoda, on Thursday and searched it room by room, according to sources. It was thought the soldiers were searching for foreign journalists suspected of reporting clandestinely on the crackdown. Uno di essi è l'inviato de El Mundo che oggi è stato testimone dell'assassinio deliberato di un fotografo giapponese da parte della polizia. Qui la cronaca degli avvenimenti in tempo reale. La guerra del governo contro l'informazione si intensifica: Websites and internet blogs posting information and photographs of the government's action have been blocked. Telephone lines and mobile phone signals to monasteries, opposition politicians and student leaders have been cut. At the BBC News website, journalists have noticed that as the government's measures begin to bite, fewer pictures and video have been sent in directly from people inside Burma. Screen captions ran scrolling messages saying: "We favour stability. We favour peace. We oppose unrest and violence." Another screen caption, also read by an announcer, said the BBC and the Voice of America were broadcasting "a sky-full of lies". Another said: "Beware of destructionists, BBC and VOA". Journalists in exile are using their networks of contacts back home to get images and information out of the country and on to blogs and satellite TV - and back into Burma. Le incursioni notturne sono il segnale della rottura definitiva tra regime e clero e allo stesso tempo la riprova che i militari sono disposti ad arrivare fino alle estreme conseguenze pur di mantenersi al potere. Ma può un gruppo di generali rinchiusi dentro un fortino ostinarsi a governare contro l'intera popolazione? Può la giunta permettersi di recidere ogni legame con i monaci in un paese che li venera come guide spirituali e come unico contraltare - silenzioso e disarmato - al dispotismo? Per spiacevole che sia, la risposta è affermativa per una serie di ragioni: - la sproporzione delle forze in campo è oggettiva: l'esercito ha a disposizione ogni mezzo per prevalere, deve solo decidere quando schiacciare la rivolta definitivamente. Se non si incrina la compattezza all'interno del Tatmadaw nessuna rivoluzione nonviolenta è in grado di abbattere un regime di queste caratteristiche; - quando i paesi asiatici dell'area reclamano il ritorno alla stabilità, noi pensiamo che invitino alla moderazione mentre loro intendono normalizzazione, sinistro eufemismo per mantenimento dello status quo. L'ennesimo topolino partorito ieri dal Consiglio di Sicurezza per l'opposizione della Cina smentisce ancora una volta tutte le speculazioni di illustri analisti su un possibile ravvedimento di Pechino nei suoi rapporti con la giunta; - le democrazie occidentali non hanno opzioni reali per condizionare l'evoluzione degli eventi salvo quella di un intervento armato che al momento non sembra essere nei piani di nessuno. La minaccia di ulteriori sanzioni, per quanto giustificata dal punto di vista etico, non può rappresentare un deterrente per un regime già abituato da anni ad un rigido isolamento economico e politico e alla condizione di pariah internazionale. Ma forse la razionalità non spiega tutto in circostanze come queste. Forse ha ragione l'anonimo autore di un cartello esposto tra i dimostranti in una delle marce di questi giorni: "Il cambiamento ci sarà. In fondo i soldati hanno solo i fucili". |
A Fabio.
A Luisa. ![]() ![]()
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