1972

venerdì, agosto 31, 2007
Birmania. Pensieri sparsi/5. Poi c'è Internet. Per esserci c'è, in effetti, anche se i costi del servizio sono talmente elevati da renderlo impraticabile per l'utenza privata. Il punto è che funziona in maniera un po' peculiare. Già all'entrata di alcuni cyber (o simili) ti accoglie un cartello: "Si prega di avere pazienza". Il perché lo capisci quando cominci a navigare per le tormentose acque della rete birmana, a conferma che tra tragedia e farsa il confine è spesso sottile. L'unica connessione consentita è quella attraverso il server del governo in cui, come è facile intuire, la falce del censore ha già operato una radicale selezione alla fonte, impedendo l'accesso ai siti sconvenienti e trasformando Internet in una triste caricatura di se stesso. Anche l'e-mail è di stato: ogni messaggio viene accuratamente monitorato e registrato perché i birmani - si sa - sono come i bambini e hanno bisogno della tutela costante del grande occhio. I più indisciplinati però ci provano lo stesso. Come i loro colleghi cinesi, anche se ad un livello di sofisticazione molto più basso, si appoggiano ad un unico proxy server su cui i censori non sono ancora riusciti ad intervenire ma evidentemente sì ad interferire: scaricare una pagina richiede dai 15 ai 25 minuti e sono in molti a desistere a metà dell'intento. Confesso di aver abbandonato. E oltre a quelle già troppo strette del web, il proxy ovviamente può aprirti anche le porte anguste della prigione: una frase intercettata di troppo e dal blocco della linea, al ritiro della licenza, alle sbarre di Insein è solo questione di sorte.
postato da enzreale | permalink |

A Fabio. A Luisa.

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