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lunedì, agosto 27, 2007
Birmania. Pensieri sparsi/4. Primo comandamento: impedire la comunicazione tra gli individui. Nel decalogo della dittatura questo precetto assume un'importanza fondamentale per perpetuare l'isolamento della società birmana all'interno e all'esterno dei confini del paese. Oltre alle ovvie misure di divieto di riunione, associazione o di qualsiasi assembramento superiore a cinque persone (i mercati no, questi luoghi del male...), è interessante soffermarsi sul rapporto del regime con le nuove tecnologie. Prima di partire ci era stato consigliato di non portare con noi il cellulare perché ci sarebbe stato requisito all'arrivo. Ma non è vero. In effetti non c'è ragione perché questo avvenga, dal momento che semplicemente il nostro telefono non ha nessuna possibilità di funzionare in territorio birmano. Bisogna ricorrere agli apparati pubblici e qui comincia l'odissea. Le tariffe per uno straniero che voglia comunicare con il proprio paese oscillano tra i 5 e i 7 dollari al minuto; quelle per i locali cui venga l'insana idea di mettersi in contatto con l'estero tra i 3 e i 4 dollari. Una cifra inconcepibile per qualsiasi birmano, pari mediamente al salario di metà settimana, che basterebbe da sola a scoraggiare velleità di sorta, nel caso la minaccia del grande orecchio non fosse di per sé sufficiente. Prima di fare il numero i solerti funzionari delle telecomunicazioni ti impongono di dichiarare quanto vorrai parlare: inutile spiegare che pagherai quello che sarà dovuto in ogni caso, chiedendo che ti lascino il tempo per tranquillizzare i tuoi che sei vivo, stai bene e non ti hanno fatto prigioniero. Se dici un minuto, al sessantesimo secondo interromperanno la comunicazione limitandosi ad osservare la tua reazione senza ritenere di doverti alcuna spiegazione. Il cronometro (tutti quelli che gestiscono una postazione telefonica ne hanno uno) parte al primo squillo e dopo il terzo la regola impone che ti venga addebitato il costo della telefonata. Devi farti amico il cronometrista perché questo non succeda. Le linee telefoniche sono limitate, anche nelle principali città, e il telefono pubblico è per la maggior parte della popolazione l'unico mezzo di comunicazione possibile. Il governo gestisce direttamente un alto numero di postazioni ed assegna le licenze delle rimanenti, assicurandosi in questo modo un controllo ferreo degli utenti e dei numeri in entrata e in uscita. Il più delle volte le linee sono condivise: a Nyaung Shwe, ventimila anime, una cittadina tra le più frequentate sulle rive del Lago Inle, ci sono 700 apparecchi ma solo 40 linee telefoniche. Ah, dimenticavo: un cellulare costa dai 2500 ai 3000 dollari. Non bastano sette vite, nemmeno quelle di un generale.
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A Fabio.
A Luisa. ![]() ![]()
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