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1972
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giovedì, agosto 23, 2007
Birmania. Pensieri sparsi/1. Legno pregiato, campi di grano e di riso, pietre prezione, risorse di gas naturale. La Birmania sta morendo. Sta tutta in questo paradosso l'essenza di un paese stremato e avvilito da quarantacinque anni di isolamento e di repressione, di saccheggio e di incompetenza. Da quando nel 1962 il generale Ne Win si impadronì del potere con un colpo di stato lanciando la via birmana al socialismo, i militari non l'hanno mai ceduto. Nemmeno quando i risultati della prima elezione in trent'anni - era il 1990 - infersero loro un colpo teoricamente mortale, assegnando al principale partito di opposizione, la National League for Democracy di Aung Saan Suu Kyi - già allora agli arresti -, 392 su 485 seggi a disposizione. Ma i generali, si sa, hanno sette vite: annullarono il voto e fecero arrestare i principali esponenti della NLD perché non restasse più nulla di chi aveva osato sfidarli. Un trappola, l'ennesima, un inganno ben orchestrato per smascherare la dissidenza e sradicarla dal tessuto sociale. Quella che fu una delle gemme più brillanti dell'ex Impero Britannico è oggi una delle nazioni più povere del mondo, condannata ad una stagnante economia di sussistenza ma con le pagode ricoperte d'oro, senza un progetto di futuro ma con uno dei più poderosi e costosi eserciti per numero di effettivi e spese di gestione. Per raccontare la Birmania bisogna necessariamente cominciare da qui.
Ci vogliono rassegnazione e coraggio per essere birmani. La prima ti serve per continuare a vivere nonostante tutto. Il secondo per non perdere la speranza. Li vedi camminare veloci avvolti nel loro longyi, gli sguardi penetranti, i volti sorridenti, quel saluto che ti accoglie ovunque tu vada e ti chiedi perché regalino tutta quella mitezza ai loro aguzzini. C'è davvero una forza discreta nell'accettazione silenziosa della loro condizione o si tratta solo della consapevole rinuncia a cambiare il proprio destino? Fino a che punto si può sopportare? Emma Larkin nel suo Secret Histories descrive la Birmania come una donna malata di cancro che sa di esserlo ma rifiuta il trattamento medico e continua la sua vita come se il tumore non la stesse divorando. Va al mercato, si mette fiori tra i capelli e parla con la gente. Tutti sanno della malattia ma nessuno dice nulla. La scrittrice non lo spiega ma non è difficile immaginare il finale della storia. Questa è la rassegnazione. Poi c'è il coraggio. La scorsa settimana la Giunta ha deciso, senza perdere tempo in spiegazioni, di raddoppiare i prezzi del carburante: il trasporto pubblico è andato in panne e in molti si sono ritrovati con i soldi per andare al lavoro la mattina ma non quelli per tornare a casa la sera. Ma domenica è successa una cosa più unica che rara. Centinaia di persone sono scese nelle strade di Yangon (l'ex capitale, Rangoon prima dell'era del cambio dei nomi) a protestare contro il provvedimento, in testa i leaders della cosiddetta Generazione dell'88, quelli sopravvissuti al massacro. Fu un altro sconsiderato provvedimento di natura economica a far scattare la più imponente sollevazione popolare nella Birmania (oggi Myanmar, dopo l'era del cambio dei nomi) dei militari. Era l'agosto 1988 e dall'università di Rangoon partirono le manifestazioni studentesche contro il regime. Che reagì sparando, come un anno dopo avrebbero fatto i gerarchi del Partito Comunista Cinese. Furono circa tremila i morti in quelle settimane di speranza affogate nel sangue. Domenica scorsa alcuni degli esponenti di quel movimento, tra cui Min Ko Naing e Ko Ko Gyi, non si sono fatti intimorire dalla prospettiva di altri vent'anni di galera e si sono assunti la responsabilità della protesta. In Birmania la polizia bussa di notte: in quella tra martedì e mercoledì tredici attivisti per la democrazia sono stati prelevati dalle loro case ed arrestati. Tra di loro sette noti dissidenti, compresi i due citati sopra. Nonostante l'intimidazione mercoledì altre cento persone sono tornate in piazza, disperse dalla polizia e dalle milizie in borghese del regime (USDA). Oggi un'altra manifestazione, quaranta persone, in marcia verso il quartier generale della NLD. Altri episodi analoghi si stanno registrando in diverse località, connotando quello in corso come il più importante atto di disobbedienza civile dal 1988. Il comunicato con cui la Giunta ha annunciato le detenzioni: Information was received in advance that with the ill-intention of grabbing power, internal and external destructive elements who do not wish to see the endeavours of the government are plotting to oust the government by resorting to three strategies to disrupt the National Convention, to cause civil unrest similar to the 88' disturbances and to commit various acts within the framework of law. Tonight, authorities concerned have taken into custody and are interrogating the so-called 88' generation students Min Ko Naing, Ko Ko Gyi, Pyone Cho (a) Htay Win Aung, Min Zeya, Mya Aye (a) Thura, Kyaw Min Yu (a) Jimmy, Zeya (a) Kalama, Kyaw Kyaw Htwe (a) Markee, Arnt Bwe Kyaw, Panneik Tun, Zaw Zaw Min, Thet Zaw and Nyan Lin Tun for their acts may undermine the efforts for ensuring peace and security of the State, the success of the National Convention and the seven-step Road Map and peaceful transfer of the State power. Ci vuole tanto, troppo coraggio per essere birmani. |
A Fabio.
A Luisa. ![]() ![]()
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