1972

mercoledì, luglio 18, 2007
Dalla certezza della pena a quella del diritto. Comprensibile il sollievo alla notizia della commutazione della sentenza contro le infermiere bulgare ma resta il problema di fondo. Non è la natura della pena in sé a dover suscitare scandalo quanto le modalità con cui è comminata. Più importanti delle moratorie contro la pena di morte sarebbero le mobilitazioni (non popolari ma dei governi democratici) per l'introduzione di regole giuridiche certe laddove i processi sono una tragica farsa. La Libia non è oggi meno barbara perché, invece di sacrificarli sull'altare della vendetta di stato, ha condannato solo alla prigione a vita cinque donne e un uomo; se possibile lo è ancora di più per aver probabilmente inventato un'accusa agghiacciante, per averla protratta fino all'estremo come arma di ricatto, per aver preso in ostaggio non solo gli imputati ma anche i bambini malati e le loro famiglie. Insomma, l'obiettivo - una volta smaltito il sollievo - dev'essere passare dalla certezza della pena a quella del diritto.
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A Fabio. A Luisa.

Tocque Ville, la città dei liberi





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