|
1972
|
|
venerdì, marzo 28, 2003
Aria. Sembra che in Spagna nove cittadini su dieci siano contro l’intervento per disarmare l’Iraq e deporre il suo despota. Una percentuale che persino El Caudillo Franco invidierebbe se fosse ancora vivo. I mezzi di comunicazione diffondono ogni mezzora questi sondaggi e nei telegiornali della sera vanno in onda senza commento i bollettini dei gerarchi di Hussein che fanno la conta dei morti e accusano gli alleati di crimini di guerra. Quasi ogni mattina ragazzi, che a malapena possono conoscere la storia del loro paese e certamente sanno ancor meno di quella del mondo, sfilano per le strade gridando contro Aznar, Bush e Blair "fascisti" e "terroristi". Gli stessi anatemi si ascoltano pronunciati dai loro maestri: quegli adulti che il fascismo lo hanno vissuto davvero e dovrebbero saperlo riconoscere. Le forze politiche che domani potrebbero trovarsi di fronte alle stesse scelte di chi oggi governa assecondano e promuovono questi riti collettivi di purificazione delle coscienze e di lavaggio dei cervelli. Una sorta di pensiero unico che pare inattaccabile si diffonde dalle televisioni, dalle radio, sui quotidiani ed inonda con la sua forza di omologazione strade, piazze, bar, luoghi di lavoro. Dappertutto lenzuoli, bandiere, poster, adesivi ripetono come un mantra il nuovo credo: no alla guerra. Persino le scuole e le università, luoghi normalmente deputati a fornire a chi le frequenta gli strumenti per leggere la realtà e non precisamente ad appropriarsene secondo schemi imposti e prefissati, espongono striscioni in cui la parola Pace è scritta a caratteri cubitali. La Pace come un esorcismo. I politici del Partito Popolare sono accolti con lanci di uova e con insulti praticamente in ogni appuntamento pubblico cui abbiano l’ardire di partecipare. Non si ascoltano voci di dissenso nell'opinione pubblica. Quei pochi che le vorrebbero esprimere se le tengono prudentemente nascoste. Ciò che la democrazia rifiuta, pena la propria scomparsa, il pacifismo cerca ed ottiene: l’unanimismo.
Nel resto d’Europa lo scenario è lo stesso. L’istinto e l’emotività di masse improvvisamente risvegliatesi dal loro torpore hanno la meglio sulla logica del ragionamento, senza dover neanche troppo combattere. Non sembra preoccupare nemmeno il ripetersi piuttosto frequente nelle città occidentali degli stessi atti e degli stessi slogan che sono di casa da sempre nelle capitali dell’estremismo e del fondamentalismo. Nè sembra turbare la constatazione che più o meno consapevolmente milioni di persone appoggino, quando si verificano, queste espressioni di intolleranza e di fanatismo come se fossero scontate e naturali. Le lezioni di storia addomesticata impartite dai nuovi padroni del pensiero, gli ideologi del mondo capovolto, della realtà in negativo, della filosofia "-anti", sembrano determinare il ritorno ad una fase pre-politica, in cui un rassicurante giardino d’infanzia si sostituisce ad una realtà che, richiedendo l’assunzione di responsabilità, rischia di far paura. Nelle nuove tempeste ideologiche che ne derivano, ancora una volta l’idea dell’Occidente, della democrazia liberale e delle sue forme di rappresentanza ne esce insultata, vilipesa, schernita. A cosa tutto questo possa portare non è difficile prevederlo. In questo ambiente francamente irreale, dai tratti vagamente totalitari, confessiamo di provare un pesante senso di accerchiamento. Aria, necessitiamo aria. Quella che ci circonda si sta facendo davvero irrespirabile. (Questo nostro intervento è ospitato anche da I Love America che ringraziamo). |
A Fabio.
A Luisa. ![]() ![]()
![]() ![]() Asia e dintorni Normblog |