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lunedì, maggio 28, 2007
Il destino inevitabile. Se l'analisi elettorale dei risultati delle amministrative di ieri riguardasse un paese normale, allora la fredda retorica dei numeri direbbe più o meno questo: vittoria - seppur stretta - dei popolari per numero di voti a livello generale (calcolo già di per sé non così sensato vista la natura delle consultazioni locali) e PSOE sulla difensiva, aggrappato alle sue roccaforti (Catalogna, Estremadura, Castiglia La Mancia) e preoccupato di limitare i danni. Trattandosi della Spagna però la valutazione come sempre va corretta. Nessun dato realmente rilevante, nessuna indicazione definitiva è emersa dal voto di ieri riguardo ai due grandi partiti nazionali. Impegnati a raccogliere i frutti seminati nei rispettivi orti, sia Zapatero che Rajoy possono dichiararsi soddisfatti: il nulla di fatto accontenta tutti in attesa della sfida vera del prossimo anno. Ancora una volta però sono i popolari ad aver capito poco della società che pretendono di governare: invece di cominciare a dipingere orizzonti di gloria, dovrebbero piuttosto domandarsi come sia possibile che una classe dirigente così manifestamente dannosa per gli interessi della nazione e così palesemente incapace di articolare un messaggio politico decente sia riuscita a venir fuori sostanzialmente indenne anche da questo test elettorale. Dovrebbero chiedersi perché il progressivo svuotamento dello stato di diritto e dei principi della democrazia liberale continuino a trovare appoggio all'interno di un paese apparentemente estaneo a ciò che sta succedendo al suo interno.
L'unico vero responso di queste elezioni è il ritorno in grande stile dei rappresentanti della (ormai solo formalmente) illegalizzata Batasuna dentro le istituzioni: l'ultimo regalo che Zapatero, fedele alla sua strategia di isolamento nei confronti dell'unica forza di opposizione democratica, ha gentilmente elargito agli estremisti della izquierda abertzale; l'ultimo anello (finora) di quella lunga catena di concessioni dello stato ai terroristi, cominciata con il vergognoso ritiro dall'Iraq e continuata con il negoziato con ETA tuttora in corso. Fummo facili profeti quando molti mesi fa descrivemmo questo scenario, puntualmente realizzatosi. E adesso via alle danze intorno al cadavere della Navarra, altra pedina di scambio, altro territorio da sacrificare sull'altare della (illusoria) pace sociale, altro trionfo potenziale per i lupi dal volto mascherato. Solo questo avrebbero dovuto titolare i giornali oggi, se avessero capito davvero la partita che si sta giocando da tre anni a questa parte nella Spagna buona e giusta del neopopulismo al potere. Le elezioni del 2004 le decisero i terroristi islamici, quelle del 2008 le deciderà ETA. E' il destino che tocca alle democrazie indebolite dalla demagogia e dall'improvvisazione. |
A Fabio.
A Luisa. ![]() ![]()
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