1972

martedì, gennaio 02, 2007
Dov'è Zapatero? Se lo chiedono in molti oggi in Spagna, quattro giorni dopo gli 800 Kg. di ETA, nelle ore in cui perfino i suoi fidi scudieri lo hanno platealmente e inappellabilmente smentito, mentre il paese è ancora  in attesa di una sua visita sul luogo del delitto che, se mai si produrrà, avrà il sapore mesto della sconfitta. E' probabile che Zapatero riesca ad uscirne politicamente vivo: nella sua pochezza è comunque un tattico, nella sua inadeguatezza cronica può far affidamento su amici influenti. Ma moralmente il suo operato è morto e sepolto. Per noi lo fu fin dall'inizio, da quando appena eletto rispose agli attentati di Madrid come i terroristi volevano, consegnando il paese - da nichilista passivo, direbbe Glucksmann - al ricatto perenne dei nichilisti attivi. Poi un susseguirsi di atti irresponsabili e demagogici, commentati a più riprese in questa e in altre sedi, frutti ideologici di un populismo sconcertante. In fondo Zapatero finisce laddove aveva cominciato: avvilente protagonista di un progetto di svuotamento graduale delle istituzioni democratiche, avvilito ostaggio dei compagni di viaggio che si è scelto. Non bisognava essere dei geni per capire lo zapaterismo. Noi, che geni non siamo, abbiamo provato a raccontarvelo involuzione dopo involuzione, mentre sui giornali italiani leggevate i quotidiani peana all'uomo nuovo che cambiava il volto del suo paese. Sfigurandolo. Una parabola grottesca, una menzogna ben raccontata, un penoso incantamento collettivo, la rappresentazione più pura di una sinistra in perenne ed insanabile contrasto con i valori della liberaldemocrazia: i quasi tre anni del governo del sorriso entrano di diritto nella storia politica contemporanea. Oggi ridono un po' meno. Qui siamo sempre stati piuttosto seri.
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A Fabio. A Luisa.

Tocque Ville, la città dei liberi






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