|
1972
|
|
domenica, dicembre 31, 2006
Un finale già scritto. Continuano a chiamarli desaparecidos ma sono morti. E cominciamo da qui: sotto le macerie del botto di capodanno di ETA sono rimasti due ecuadoriani che non brinderanno mai più con le loro famiglie. Ma l'attentato di ieri all'aeroporto di Madrid è anche l'ennesima dimostrazione di quanto da queste parti si va sostenendo da sempre: che con i terroristi non ci può essere nessun dialogo, che con gli incappucciati non ci si siede a prendere il caffé, al limite glielo si serve dietro le sbarre. Ecco perché sotto quelle macerie è morta anche la menzogna sulla quale il governo Zapatero ha costruito il castello di carta della sua permanenza al potere: il processo di pace non è mai esistito, se non nella fantasia dei dilettanti allo sbaraglio cui un altro attentato consegnò le chiavi della Moncloa. Purtroppo il neopopulista in capo non ha ancora capito che è ora di smetterla: ieri ha sospeso i contatti con ETA ma ha dato ad intendere che è disposto a ritornare al tavolo delle trattative se i criminali ci ripensano. E' significativo che il cessate il fuoco permanente del marzo scorso sia andato in fumo in cinque secondi di brutalità. Di permanente in tutti questi mesi c'è stata solo la volontà di resa delle istituzioni di fronte ad una banda che ha chiaramente confermato di avere il coltello dalla parte del manico e di essere in grado di ricattare e di manipolare un esecutivo ai limiti della codardia e dell'alto tradimento. Ovviamente Zapatero non è il responsabile dell'attentato di ieri. Solo i giacobini della sinistra buona e giusta possono trasferire la colpa dalle mani insanguinate dei terroristi ad un capo di governo democraticamente eletto. Ma il presidente del sorriso permanente (come il cessate il fuoco?) ha sulle sue spalle altre pesantissime responsabilità: aver ridato ad un'organizzazione boccheggiante ossigeno, visibilità politica ed un ruolo di interlocutore istituzionale; aver ridotto lo stato di diritto ad una caricatura di se stesso; aver emarginato l'opposizione democratica per far posto ai lupi del nazionalismo estremista travestiti da agnelli; aver mentito sistematicamente all'opinione pubblica. Un primo ministro decente chiederebbe scusa, getterebbe via il copione scaduto e tornerebbe alla politica antiterrorista del suo predecessore. Poi eviterebbe di ripresentarsi alle prossime elezioni. Un primo ministro decente, non Zapatero.
|
A Fabio.
A Luisa. ![]() ![]()
![]() ![]() Asia e dintorni Normblog |