1972

mercoledì, dicembre 20, 2006
Il secondo Olocausto. Questo testo di Benny Morris (riportato da Liberali per Israele) dà i brividi. Per lo stile volutamente freddo e impersonale, quasi cronachistico, con cui racconta il nuovo possibile sterminio degli ebrei ad opera del nazismo islamista; per la successione dei fatti secondo una logica tanto tremenda quanto descrittiva di quello che sta realmente avvenendo; per la sensazione di ineluttabilità del ripetersi della tragedia storica che riesce a comunicare; per la conclusione quasi inevitabile sull'impossibilità concreta di difendersi. Benny Morris ci avverte che siamo già un passo oltre il limite:

II secondo Olocausto sarà ben di­verso. Un bel giorno, tempo cinque o die­ci anni, magari nel pieno di una crisi re­gionale, o quando meno ce lo aspettere­mo, un giorno o un anno o cinque anni dopo che l'Iran si sarà dotato della Bom­ba, i mullah di Qom convocheranno una seduta segreta, sulla quale campeggerà il ritratto dell'ayatollah Khomeini, con i suoi occhi di ghiaccio, per dare il placet al presidente Ahmadinejad, giunto ora­mai al secondo o al terzo mandato.

Come il primo, anche il secondo Olocau­sto sarà preceduto da lustri di indottrina­mento dei cuori e delle menti da parte di leader arabi e iraniani, intellettuali occi­dentali e sfoghi mediatici. Il messaggio è cambiato a seconda del pubblico ma, di fat­to, l'obiettivo di fondo è stato sempre lo stesso: la demonizzazione di Israele. Ai mu­sulmani di tutto il mondo è stato insegna­to che «i sionisti e gli ebrei incarnano il ma­le» e che «Israele dovrebbe essere distrut­to». E agli occidentali, in modo più subdo­lo, è stato inculcato che «Israele è uno Sta­to tiranno e razzista» che «nell'età del multiculturalismo, è inutile e anacronistico».

Il dilemma è stato rigorosamente chia­rito già molto tempo fa da un generale molto saggio: l'arsenale nucleare israe­liano a nulla può servire. Può soltanto es­sere schierato «troppo presto» o «trop­po tardi». Il momento «giusto» non arri­verà mai. Se schierato «troppo presto», ossia prima che l'Iran si fosse procurato gli ordigni nucleari, Israele sarebbe sta­to degradato a paria nello scacchiere in­ternazionale, bersaglio della furia della comunità musulmana mondiale, senza più alcun Paese disposto a spalleggiar­lo. Schierarlo «troppo tardi», invece, vor­rebbe dire colpire ad attacco iraniano già avvenuto. E a che pro?
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A Fabio. A Luisa.

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