1972

domenica, maggio 31, 2009
Per inciso. Io credo che sul caso Berlusconi i politici, la stampa e i blog stiano fornendo un'immagine semplicemente penosa. Tutti col ditino alzato a coprire le loro frustrazioni private dando addosso al personaggio pubblico di sempre. Spero che vinca le europee con un margine mai visto. Spero che i nani che lo attaccano usando la più sporca delle propagande ne escano a testa bassa come meritano. Politici, stampa e blog compresi. Questa Italia, vista da fuori, fa senso. Grazie a tutti per il prezioso contributo.
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Sri Lanka. Il prezzo dell'offensiva finale. Magari è vero che i giornali inglesi non sono (più) affidabili. Però almeno loro gli inviati sul posto ce li mandano e qualche volta raccontano cose che è perfino utile sapere. Insomma in UK ci sono le Noemi ma anche la guerra nello Sri Lanka. In Italia ultimamente non mi pare di aver letto nulla sulla seconda.

More than 20,000 Tamil civilians were killed in the final throes of the Sri Lankan civil war, most as a result of government shelling, an investigation by The Times has revealed.
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giovedì, maggio 28, 2009
Addormentarsi oggi, e vedere Barcellona sorridere.

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Birmania. Processo alla Dama/14. L'unico fatto rilevante della giornata è la protesta solitaria davanti alla prigione di Insein di un ex ufficiale dell'aviazione birmana. Il suo cartello recava la scritta "Free Daw Aung San Suu Kyi". E' durata cinque minuti, dopodiché l'hanno portato via.
Update. Pare che un secondo manifestante abbia protestato davanti alla casa di ASSK.
Oggi Yettaw è stato portato sul "luogo del delitto" per ricostruire la sua intrusione. Ieri è stato il suo turno davanti alla corte e ne è risultato un quadro a dir poco confuso. In missione divina, l'americano a un certo punto sembrava aver camminato sulle acque:

Nyan Win said that during questioning, lawyers and even the judge laughed openly and mocked Yettaw.

The lawyer said that Suu Kyi expressed pity for the American for the way the court had humiliated him.


Questi sono i giudici che manderanno in galera la Dama per i prossimi anni. Questo è il personaggio che la giunta ha utilizzato per prolungare la sua detenzione.
Con le dichiarazioni dell'unico testimone concesso alla difesa, il processo è praticamente chiuso. Lunedì le conclusioni, poi la sentenza.
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Svegliarsi oggi, e vedere Barcellona sorridere.

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mercoledì, maggio 27, 2009
Roma nun fa' la stupida stasera...

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Birmania. Processo alla Dama/13. Nuvole basse e atmosfera carica di tensione.
Fatti rilevanti: imponente schieramento di forze di sicurezza a Rangoon e Mandalay, la sentenza si avvicina; la NLD ricorda il diciannovesimo anniversario delle ultime elezioni, vinte e annullate.
Non so se sia rilevante o no, ma Obama si è sporcato le mani in prima persona. Era ora.
Per i testimoni della difesa non c'è tempo.
Fatti non rilevanti: l'ennesima lista di richieste della NLD al regime, destinata come sempre a rimanere lettera morta; la linea difensiva di ASSK, riassunta in un comunicato del suo partito. Idem come sopra.
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Elogio "buddista" della pena di morte. Nei blog de La Stampa potete trovare chicche come questa. Va letta diverse volte, per convincersi che non è uno scherzo.
(Grazie a Matteo).
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martedì, maggio 26, 2009
Birmania. Processo alla Dama/12. Il giorno delle dichiarazioni alla corte di ASSK. Si può considerare un'occasione perduta. Per uno di quei paradossi delle dittature, per la prima volta dopo molti anni di isolamento, l'icona del movimento democratico birmano aveva a disposizione un palcoscenico pubblico per esprimersi. C'è voluto un processo-farsa per farla uscire di casa, per permetterle di incrociare lo sguardo con estranei, nel caso specifico i diplomatici e i giornalisti birmani presenti all'udienza. ASSK ha preferito però attenersi al copione scritto per lei dalle autorità militari e si è limitata ad esporre la sua versione della vicenda che la vede imputata. Anche nell'ingiustizia in fondo lei è una privilegiata. Gli oltre duemila prigionieri politici che affollano le carceri birmane non hanno avuto la possibilità di fare dichiarazioni davanti a un tribunale, di avvalersi di avvocati difensori (per quanto solo formalmente), la maggior parte di loro non è mai stata sottoposta ad alcun procedimento "legale". ASSK avrebbe potuto oggi parlare per tutti. Non aveva nulla da perdere. Credo sia stato un errore non farlo.
Fatti non rilevanti: ad estremo scherno, in una sorta di conferenza stampa, l'alto ufficiale di polizia Gen. Myint Thein, ha avuto la sfrontatezza di dichiarare che la giunta stava considerado la possibilità di rilasciare ASSK, una volta esauriti i termini del suo arresto (che era scaduto già l'anno scorso, che lui dice si sarebbe potuto prolungare altri sei mesi, ma fa niente). Solo che "purtroppo" proprio in quel momento è arrivata la nuotata dell'americano, e le autorità non hanno potuto fare altro che "aprire un'azione giudiziaria contro di lei, unavoidably and regretfully". Disdetta.
Update. Formalmente il provvedimento che imponeva gli arresti domiciliari è stato revocato. ASSK adesso è detenuta in base alle nuove accuse formulate contro di lei. Lo ha riferito uno dei suoi avvocati. La rappresentazione dell'abuso di potere non potrebbe essere più evidente.
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lunedì, maggio 25, 2009
Memoria corta. Non qui.

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Birmania. Processo alla Dama/11. Dichiarazione di U Win Tin:

“As I sit in front of the Insein Bazaar everyday of the trial, I have seen the peoples’ anger, particularly among the youth. They have asked me what they should do? Or would they be sitting all day without taking any action?”.

“This time, I am sure, it will not be just another story of the junta’s injustice, because the level of anger among the people is high. And the junta cannot expect the people to simply disperse, after they sentence Daw Aung San Suu Kyi. It will not be as simple as just drawing the curtain”.
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Kim chiama, Ahmadinejad risponde. Bella giornatina per le diplomazie occidentali.
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Guantanamera e annessi. Jimmomo spiega (meglio di tutti) i tanti perché della confusione di Obama in materia anti-terrorista. A cominciare dalla madre di tutte le prigioni, secondo la vulgata corrente. In tre parti: prima, seconda e terza.
P.S. Io continuo a pensare che Obama non sia affatto la replica gentile del suo predecessore. Ma sono pronto a farmi convincere.
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Birmania. Processo alla Dama/10.
Fatti rilevanti: la reazione sdegnata dei generali nei confronti della Thailandia, colpevole di aver espresso "preoccupazione" a nome dell'ASEAN per il giudizio in corso; anche questo non dev'essere piaciuto molto a Naypyidaw; comunque Bangkok ha già fatto sapere che sono solo parole e che il principio di non interferenza resta alla base della sua politica regionale.
Fatti non rilevanti: il controinterrogatorio dei testimoni dell'accusa da parte degli avvocati di ASSK (il numero totale è stato significativamente ridotto, la corte ha fretta di chiudere).
Sembra che già domani la Dama, le sue aiutanti e lo stesso Yettaw saranno chiamati a dichiarare. Potrebbe essere un momento significativo, non per un processo la cui conclusione è già scritta, ma per il messaggio politico che ASSK potrebbe veicolare attraverso la sua difesa. Dovrebbe testimoniare anche U Win Tin, l'anziano della NLD reduce da vent'anni di galera. Se stanotte i generali non cambiano idea, saranno presenti di nuovo alcuni giornalisti locali. Il balletto continua.
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Boom! Il trionfo della trattativa, di Christopher Hill, dell'ultimo Bush, del primo Obama. Bravi tutti.
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domenica, maggio 24, 2009
ASSK. L'ultima umiliazione. La prima settimana del processo orchestrato dalla giunta militare contro Aung San Suu Kyi ha confermato tutte le peggiori aspettative. Udienze a porte chiuse, salvo un'eccezione che analizzeremo tra poco, testimoni dell'accusa preparati a dovere, imponente schieramento di milizie in uniforme e in borghese per le strade, notizie col contagocce. La giunta sta celebrando la festa dell'inganno, della repressione, dell'umiliazione con una sicurezza di impunità che dovrebbe far vergognare la cosiddetta comunità internazionale, in tutte le sue varianti. Ci sono ragioni per credere che il pretesto della nuotata dell'americano nel lago antistante la residenza della Dama sia qualcosa di più vicino ad un piano che ad una semplice opportunità abilmente sfruttata per prolungarne la detenzione. La rivista Irrawaddy cita fonti vicine al regime che descrivono la soddisfazione di Than Shwe nell'osservare lo svolgersi degli eventi delle ultime settimane. Sembra che la cupola militare fosse ansiosa di trovare una ragione di peso per ammantare di "legalità" l'ennesima proroga degli arresti domicialiari, proprio mentre stavano scadendo i termini di carcerazione del premio Nobel per la pace. Di fronte alla presumibile pressione internazionale che ne sarebbe derivata, Than Shwe e i suoi hanno costruito un vero e proprio caso giudiziario dai tratti grotteschi. Ma, si sa, il grottesco è caratteristica essenziale della dittatura birmana. Se è vero che Yettaw tentò un'impresa analoga alla fine dello scorso anno e che il medico di ASSK ne denunciò alle autorità la presenza, come è stato possibile, si chiedono i siti dell'opposizione in esilio, che sia potuto entrare indisturbato nel paese a pochi mesi di distanza? Come è possibile che abbia potuto saltare ogni controllo di polizia nella zona più sorvegliata di Rangoon e percorrere a nuoto due volte la lunghezza del lago senza essere intercettato? Oltretutto non ci sono dettagli del suo arresto, solo un verbale preparato da un ufficiale di sicurezza e prontamente comparso in una delle prime udienze. Insomma i militari volevano il loro processo, per chiudere i conti con la Dama, con la comunità internazionale, con quel che resta dell'opposizione. Il piano sta riuscendo alla perfezione mentre diplomazie varie, burocrati onusiani, premi Nobel, cantanti e soubrettes fanno finta di sbraitare fino al prossimo fine settimana.
Il processo è cominciato lunedì a porte chiuse con il blocco delle strade e dei negozi attorno alla prigione di Insein. Due giorni prima le autorità avevano revocato la licenza ad uno degli avvocati di ASSK, tanto per far capire chi decide della vita e della morte, della libertà e della cattività. Nel corso di queste prime udienze sono stati sentiti testimoni prodotti dall'accusa, tutti ufficiali o sottufficiali di polizia che hanno confermato, non c'è bisogno di dirlo, il copione preparato con cura: l'arresto dell'intruso, la sua permanenza nella casa, gli oggetti ritrovati. Come dirà successivamente l'ambasciatore britannico Canning, gli elementi sono quelli di un normale processo, lo scenario è stato adeguatamente preparato: peccato che il finale sia già scritto. Fuori dall'aula ogni giorno una folla in attesa di qualche spiraglio di luce: un appoggio silenzioso alla prigioniera di stato, dai suoi compagni della NLD capitanati dall'immarcescibile U Win Tin, gli ultimi 19 anni passati dietro le sbarre, scarcerato in un atto di clemenza lo scorso anno e ancora tanta voglia di lottare. Quello che doveva essere, secondo il portavoce della NLD nonché avvocato difensore Nyan Win, un processo lungo, sembra si risolverà invece rapidamente, visto il ritmo delle udienze. Il regime ha interesse a chiudere il tutto al più presto per dedicarsi alla preparazione delle elezioni truccate del prossimo anno senza oppositori tra i piedi. Ormai non rimane quasi più nessuno, nessuno che conti davvero. ASSK è già esclusa dal voto per espressa disposizione costituzionale ma i generali non vogliono vederne nemmeno l'ombra. Della folla che siede paziente a debita distanza da Insein, controllata e fotografata dai membri delle milizie in borghese della giunta, convocati e assoldati in gran numero, sono circolate l'altro giorno alcune immagini: lontane, sfuocate, rubate, sembravano scattate cinquant'anni fa, non l'altro ieri. La Birmania è un luogo del tempo, di un tempo passato, bloccato, distante. Mercoledì la sorpresa: trenta diplomatici e dieci giornalisti birmani (di cui cinque appartenenti a testate internazionali) vengono ammessi in aula, peraltro senza traduzione. Nessuna foto, solo le loro testimonianze, per sapere che la Dama sta bene nonostante tutto, che ha ringraziato tutti, che ha ancora fede in una conclusione positiva di questa brutta storia. E' il gioco di sempre della giunta: alzare la posta, fare qualche concessione di facciata, e intanto consolidare le posizioni sul campo di battaglia. Perché questa è una guerra, di un governo illegittimo e criminale contro il proprio popolo.
Il ticchettio della macchina da scrivere, fuori un cane che abbaia: così l'insider della Reuters descrive il clima dell'udienza. Sembra di sentirli quei rumori, sembra di vederli gli imputati. Oltre ad ASSK sono incriminate le sue badanti e, ovviamente, l'americano. Ma lui se la caverà, il suo compito è già concluso.
Poi giovedì di nuovo a porte chiuse, poche notizie sparse. Tra queste la proiezione di un video di due ore, girato dallo stesso Yettaw in casa della Dama, in cui dichiara fra l'altro che lei ha rifiutato di farsi fotografare e lui ne è molto dispiaciuto. Surreale, grottesco, patetico. Fra qualche giorno tutti passeranno ad altro. Than Shwe continuerà a leccarsi i baffi e ASSK a parlare di riconciliazione. Peccato che nessuno potrà ascoltarla.
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venerdì, maggio 22, 2009
Echi di Birmania, il paese perduto. Dal blog  di Aung Htin Kyaw, nato e cresciuto a Los Angeles, figlio di birmani. Le sue riflessioni nascono dalla visione di Burma VJ, il documentario sulla protesta del 2007:

In Burma, there’s such a thirst for knowledge that cannot be quenched, as testified by the huge lines that form in the wee morning hours in front of the American Library in Rangoon. Yet people just do not get any news or information about the ongoing events in the country because of censorship and government repression. My friends said they learned more about their own country in America than back in Burma, where everything comes from hearsay and where everything is filtered at school, so only material the government wants to project is indeed projected. If only there were a way to disseminate this movie inside Burma.
Also, they were very pessimistic about a nonviolent struggle for reform, something that rarely succeeds in the third world. One said that it’s not an even playing field, with the soldiers and thugs on one hand carrying weapons and the defenseless citizens who have nothing except retreat on the other. I’m not sure how successful a violent struggle would be, but it’s interesting to see how many Burmese criticize non-violent means for change (my family included) while the West constantly praises the Burmese for doing this. I suppose that there is never a clear answer except time.
One of my friends also mentioned that the failure of Burmese to trust one another, to be loyal to one another, the complete breakdown of social mores, play a major role in preventing ordinary Burmese from coalescing and creating change. When one is reduced to survival, what else is left? My grandfather likes to say that the Burmese have no thissa, a sense of loyalty to one another. Cynical maybe, but the opinion of many.
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Birmania. Processo alla Dama/9. Udienza lunga oggi ma notizie poche.
Fatti rilevanti: a richiesta della corte, ASSK si è dichiarata "non colpevole"; la polizia ha rimosso i blocchi stradali che normalmente impediscono il transito davanti alla sua residenza: i suoi sostenitori cominciano a chiedersi se tornerà più a casa. Le formalità del processo potrebbero chiudersi in fretta, forse già la settimana prossima. Il destino della Dama è già stato deciso.
Fatti non rilevanti: il ministro degli esteri birmano ha imputato l'affare Yettaw a un "complotto orchestrato da forze anti-governative", dentro e fuori dal paese. Un classico da manuale della dittatura.
Per inquadrare il personaggio Yettaw basti questo scambio di battute, riportato dalla Reuters e riferito dall'avvocato di ASSK:

"I am not guilty because I had a dream about the assassination of Aung San Suu Kyi and I came to warn her," Yettaw was quoted as telling the judge.
When the judge asked the 53-year-old American why he had swum to Suu Kyi's home, he replied: "I swam there because I could not walk on water."
Friday's hearing took a bizarre turn when Yettaw rose to his feet, turned away from the judge and told the courtroom: "She is innocent. She is not guilty." He then sat down.


Questo il clima in cui si svolge la farsa.
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Birmania. Corpo diplomatico. La nota del console generale di Naypyidaw a Hong Kong sul caso Yettaw:

Dear readers,
Some of our friends inquired about an American, who swam into the Inya Lake, who secretly visited Daw Aung San Suu Kyi's house. Their question is why he swam to her and what they discussed within his stay at her house.
Dear Friends,
Frankly, we have no idea whether he is either secret agent or her boy friend at this moment. We shall try to learn it and tell you later.
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Lontano.

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giovedì, maggio 21, 2009
Notapolitica. E' nato il RealClearPolitics italiano. Bello. Auguri.
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Processo alla Dama/8. Notizie col contagocce.
Fatti rilevanti: era tutto uno scherzo. Oggi né giornalisti né diplomatici in aula. I generali si divertono così. Meno polizia e più milizie in borghese nelle strade di Rangoon: hanno aumentato la paga per reclutare volontari.
Hillary Clinton ha detto che le elezioni del 2010 potrebbero essere "illegittime". Benvenuta. Viene da chiedersi a questo punto se, senza gli ultimi sviluppi, le avrebbe considerate degne di riconoscimento.
Fatti non rilevanti: un video di due ore (sic!) realizzato dallo stesso Yettaw in casa di ASSK e proiettato in aula. A un certo punto dichiara che lei ha rifiutato di farsi fotografare e lui ne è molto dispiaciuto. Surreale, grottesco, patetico.
L'intenzione di Ban Ki-moon di recarsi in Birmania a parlare con Than Shwe il più presto possibile.

DVB nota un dettaglio dell'udienza di ieri che forse era sfuggito ai più (me compreso):

Most of the 30 diplomats who observed the hour-long hearing were left twiddling their thumbs, with no-one present to translate what was being said. Only the US consuls were given language aid, while the Chinese, Japanese and North Korean officials had a basic grasp of the Burmese language. That left 25 forced to accept that they had fallen for the generals’ tricks. While their appearance no doubt gave the slightest of cosmetic lifts to the trial, the substance of their presence could only benefit those behind the controls.
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mercoledì, maggio 20, 2009
Processo alla Dama/7.
Update. Una descrizione dettagliata dell'udienza, trasmessa presumibilmente dall'insider della Reuters.
In serata la televisione birmana ha emesso alcune immagini di ASSK mentre entrava in tribunale e mentre incontrava i tre diplomatici.

Terzo giorno, la cronaca dal mattino.
Fatti rilevanti: tre giornalisti di agenzie giapponesi, un corrispondente della Reuters e uno della Agence France-Presse (tutti cittadini birmani) sono stati invitati ad assistere all'udienza di oggi. Insieme a loro anche cinque reporters di testate locali e una trentina di diplomatici. In Birmania la presenza della stampa straniera è ridotta al minimo, tanto è vero che gli inviati in genere sono costretti a farsi passare per turisti; pare inoltre che sarà concesso ai rappresentanti delle ambasciate di Russia, Thailandia e Singapore di incontrare la stessa ASSK nel pomeriggio.
E' il gioco di sempre della giunta: alzare la posta, fare qualche concessione di facciata, consolidare le posizioni sul campo di battaglia. Perché, nel caso non ve ne foste accorti, questa è una guerra.
Dalle testimonianze dei giornalisti presenti:

Wearing a pink coloured top with Yaw longyi, and a black purse, Daw Aung San Suu Kyi arrived in court at about 12:50 p.m. (local time) in a saloon car. Khin Khin Win and Win Ma Ma arrived separately in a van.
As usual, she looked confident and steady. She greeted her lawyers and entered the court.
After the witnesses testified, and when the court adjourned, she greeted foreign diplomats, who had come to witness the trial.
Ambassadors of Russia, Thailand and Singapore were able to have a separate meeting with Aung San Suu Kyi after the court session.
Aung San Suu Kyi expressed her concern for not being able to speak to one of the foreign correspondents.
The correspondent, while in the court, had painted a faint picture of the court room and the trial
.

La rivista dell'esilio Irrawaddy non le manda a dire:

Perhaps Than Shwe anticipated the short-lived outcry and outrage that greeted his action against Suu Kyi. He was confident he could get away with the preposterous charge that has now been brought against her—knowing that his confidence could be placed in a company of fools and idiots.
They include hypocritical leaders in the West and Asia and officials sitting comfortably in their UN offices in New York. They acted swiftly, trotting out their customary condemnation of the regime—like so many times in the past.
These people—not just Yettaw—should be nailed. The UN “special envoys,” including Ibrahim Gambari, even UN Secretary General Ban Ki-moon himself, all those who put their name to statements hailing Burma’s “progress” and calling for a “new page” of national reconciliation to be turned.
When these crackpots take the podium, don’t they consider consequences of what they say?
Nail, too, their “partners in crime,” who insisted all along that the generals were just misunderstood men who were willing to cooperate with the international community. These misguided experts, scholars, diplomats and apologists—where are they hiding now?

We have no shortage of fools—not only activists but also some diplomats, government officials and self-appointed experts on Burma. They talk nonsense on Burma—a western ambassador recently told me: “You’ll all be going home after the 2010 election.”
What naïve rubbish!
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martedì, maggio 19, 2009
Processo alla Dama/6. Cosa succede fuori dalla prigione nel secondo giorno di udienze.
Fatti rilevanti: l'organo di stampa del regime ha parlato per la prima volta del processo; la folla è più numerosa di ieri e questa potrebbe diventare una costante (qui alcune foto "rubate" della protesta silenziosa).
Fatti non rilevanti: la "preoccupazione" dell'ASEAN; gli appelli degli intellettuali e la lettera di Carla Bruni.
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A Charter 09 for Burma. Mia analisi per Mizzima sulle prospettive dell'opposizione birmana dopo un ventennio di persecuzioni.
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lunedì, maggio 18, 2009
Birmania. Processo alla Dama/5. Ancora da Lettere dalla mia Birmania, di ASSK:

Come si sa, un kangaroo court, un tribunale canguro, si chiama così perché è una farsa in cui il corso della giustizia compie salti e balzi terrificanti. Per curiosità ho consultato la voce "canguri" sull'Encyclopaedia Britannica per vedere quanto possano coprire, con un salto, questi marsupiali. A quanto pare, il record è di 13,5 metri: di gran lunga superiore al record del salto in lungo olimpionico. Non sorprende quindi che in un cosiddetto "tribunale canguro" il capriccioso corso della giustizia esorbiti dai limiti della normale condotta umana.
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Birmania. Processo alla Dama/4. Qui trovate quel che è dato sapere (non molto) sul processo a porte chiuse contro ASSK che è cominciato stamattina.
Fatti rilevanti: chiusura strade e barricate attorno alla prigione di Insein; taglio delle linee telefoniche; concentrazione di un numero imprecisato di persone nelle vicinanze.
Fatti non rilevanti: il tentativo respinto di quattro diplomatici europei di entrare nella sala del processo; gli appelli di ex presidenti e celebrità internazionali.
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sabato, maggio 16, 2009
Birmania. Processo alla Dama/3.



Degli appelli e delle mobilitazioni non parlo. Hanno stancato e durano due giorni. Si manifestano a intermittenza, ad intervalli lunghissimi, nelle rare occasioni in cui la causa birmana diventa di dominio pubblico. Ma la tragedia di un popolo dimenticato da dio e dagli uomini continua ogni giorno, da decenni, mentre quelli che oggi lanciano appelli e stampano magliette stanno facendo l'aperitivo. Non è un caso che sia Aung San Suu Kyi a concentrare l'attenzione mediatica. Nella maggior parte dei casi il suo nome è l'unica cosa che si conosce della Birmania, come fosse solo un simbolo, un'immagine, un santino, e non una persona tra le persone, una vittima tra le vittime. Lei, capitata in mezzo alla storia un po' per caso, è invece consapevole che attorno al suo mito che si riaccende a intermittenza, sono i cinquantasette milioni di birmani i veri eroi di questa rappresentazione drammatica. Dalle sue Lettere dalla mia Birmania:

Niente è paragonabile al coraggio della gente comune i cui nomi restano ignoti e i cui sacrifici passano inosservati. Il coraggio di chi osa senza riconoscimenti, senza la protezione che viene dall'attenzione dei media, è il coraggio che commuove, che ispira e che rinsalda la nostra fede nell'umanità.
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Obama watch/32. Non si saprà mai quanto abbiano influito gli ultimi avvenimenti nella decisione di Obama di rinnovare le sanzioni contro il regime birmano, nonostante preoccupanti segnali in senso contrario giunti dal Dipartimento di Stato americano. In ogni caso è un gesto di dignità, l'unico possibile, che non si può che salutare con un certo sollievo.
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venerdì, maggio 15, 2009
Birmania. Processo alla Dama/2. La vicenda di Aung San Suu Kyi è oggi sulla prima pagina del Foglio, raccontata dal sottoscritto.
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giovedì, maggio 14, 2009
Birmania. Processo alla Dama.



I militari hanno prelevato Aung San Suu Kyi questa mattina per condurla alla prigione di Insein. Sarà sottoposta a processo per la vicenda del cittadino americano infiltratosi nella sua residenza. Con lei saranno giudicati il suo medico, arrestato pochi giorni fa, e le badanti che la assistono (oltre allo stesso intruso). Gli sviluppi sono in tempo quasi reale su Mizzima. Qui e qui i dettagli. Il 27 maggio sarebbero ufficialmente scaduti i termini di carcerazione della Dama, già prorogati arbitrariamente lo scorso anno. Il regime ha trovato (o creato) il pretesto per mantenere il suo ostaggio più illustre sotto sequestro anche per gli anni a venire.
C'era molto movimento negli ultimi giorni attorno alla casa prigione di ASSK, al numero 54 di University Avenue, a Rangoon. Tutto è cominciato quando un cittadino americano, tal John William Yettaw, dal Missouri, si è fatto arrestare mentre nuotava nel lago Inya, la distesa d'acqua che costeggia la villa della dissidente, la mattina del 6 maggio. A quanto pare (a darne notizia è stato finora solo il giornale ufficiale della giunta militare) l'uomo si era introdotto in casa di ASSK tre giorni prima, giungendovi sempre a nuoto, e ci era rimasto fino a poche ore dal suo arresto. Altri particolari non sono stati resi noti e l'ambasciata americana ha ricevuto solo ieri l'autorizzazione ad un incontro con il signor Yettaw. Nel buio informativo totale ovviamente le speculazioni fioccano, da ogni parte: chi è quest'uomo? perché si trovava in uno dei luoghi più off-limits dell'intero paese? quali le sue intenzioni? che relazione ha con The Lady? davvero è stato da lei ospitato? i due si sono mai incontrati prima? Il settore pro-giunta sta facendo circolare le voci più strane, anche a sfondo scandalistico, approfittando inmediatamente dell'incidente per creare sospetti attorno alla reputazione di ASSK. Alcuni siti web filo-governativi si sono spinti fino ad insinuare una precedente visita dello stesso americano tra il novembre e il dicembre scorso, senza peraltro specificare per quanto tempo si sarebbe protratta la sua permanenza in quella occasione. Al di là del gossip era facile prevedere che il regime avrebbe utilizzato a suo vantaggio l'incidente, come prova della "pericolosità" di ASSK e dei suoi presunti rapporti con elementi di potenze straniere. Nella mentalità paranoica dei generali Yettaw non può essere altro che una spia inviata dall'occidente per minare dall'interno la stabilità del paese in combutta con i sovversivi della NLD. Anche se la dittatura non ha certo bisogno di scuse per prolungare indefinitamente la detenzione della figlia del padre della patria, il caso Yettaw aiuta certamente a rivestire di un involucro formale l'ingiustizia perenne cui la Dama è destinata: per la legge birmana qualsiasi presenza notturna in un domicilio privato esterna al nucleo famigliare deve essere comunicata in anticipo alle autorità, essendo di tre anni di detenzione la pena prevista per la mancanza di preavviso.
C'è poi il fatto che ASSK non sta molto bene e ha bisogno di cure. Ma le autorità le hanno arrestato il medico. E lo hanno fatto proprio pochi giorni dopo l'avventura dell'americano nel lago Inya, il che fa pensare che vogliano attribuire a questi due arresti una stessa ratio. Il collegamento sarebbe che il medico, unico frequentatore esterno della casa di ASSK, avrebbe saputo della visita dello straniero e magari l'avrebbe pure propiziata per chissà quali scopi reconditi. Insomma pane per i denti dei cospirazionisti ed ennesimo pretesto per una nuova ondata repressiva ai danni degli esponenti della NLD. I quali cominciano a sospettare, ma magari anche loro stanno speculando, che ci sia lo zampino della giunta in tutta questa storia, dall'arrivo dell'americano all'arresto del dottore.
Più probabilmente, come spiega la rivista Irrawaddy in un editoriale, si tratta solo dell'avventura di un mitomane in cerca di gloria, ignaro delle conseguenze del suo gesto. Un azzardo prontamente utilizzato dal regime per stringere ulteriormente le maglie della sorveglianza, un'impresa senza capo né coda che lascia in difficile posizione sia ASSK che i suoi sostenitori. Sembra, da fonti vicine all'autore dell'articolo, che in realtà l'uomo al suo arrivo sia stato invitato a lasciare la casa dalle due aiutanti che vivono con lei, conscie del pericolo che la sua presenza avrebbe supposto. Ma che lui le abbia pregate di accoglierlo e di dargli da mangiare e che, a quel punto, la Dama abbia acconsentito.
I sintomi del problema di salute che la affligge sarebbero assenza di appetito e disitratazione. In mancanza del medico una sua assistente sarebbe stata autorizzata ad intervenire in caso di necessità. Ma c'è chi azzarda che la morte "naturale" di ASSK sarebbe manna per un regime che si avvia trionfante a celebrare le sue elezioni truccate, senza oppositori tra i piedi. Nei giorni scorsi altri due cittadini americani, che stavano insegnando fotografia in una scuola di Rangoon, sono stati espulsi dal paese senza alcuna spiegazione. Sembra proprio che l'intrusione di Yettaw avrà conseguenze rilevanti per la situazione interna del paese e per la lotta degli attivisti per la democrazia.
(Anche sul Foglio online).
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martedì, maggio 12, 2009
Una Charta 09 per la Birmania (l'occasione perduta della NLD). Lo scorso dicembre in Cina ha cominciato a circolare clandestinamente in rete un documento politico dal potenziale rivoluzionario. Frutto dell’elaborazione di un gruppo di attivisti, intellettuali e professionisti, la Charta 08 - ispirata all'analogo manifesto della dissidenza cecoslovacca negli anni del comunismo (Charta 77) - è una vera e propria dichiarazione di principi volta al superamento dell'attuale sistema autoritario e all'instaurazione di una democrazia liberale in Cina. Richiamandosi all’universalità dei diritti umani, i suoi autori chiedono essenzialmente la fine del regime a partito unico, la celebrazione di libere elezioni, l’affermazione di uno stato di diritto, il rispetto delle libertà fondamentali e una separazione dei poteri costituzionalmente garantita. Ma perfino più importante è la dichiarata intenzione di costituire attorno a questi principi fondamentali un movimento civico in grado di stimolare la partecipazione dei cittadini verso il cambio politico. Come ovvio il documento è stato censurato in tutti i modi dal regime. Ma, grazie alle possibilità offerte dalla rete, è riuscito comunque a raggiungere un’ampia platea dentro e fuori dal paese, tanto è vero che dai trecento sottoscrittori iniziali si è passati ad un numero di aderenti vicino ai diecimila. Molti di loro sono stati successivamente sottoposti ad interrogatori da parte delle autorità e restano sotto costante sorveglianza.
Qualche settimana fa il governo cinese, che ufficialmente non riconosce l’esistenza della Charta 08, ha pubblicato il cosiddetto "Piano di azione nazionale per i diritti umani", in cui si annunciano misure per il miglioramento delle condizioni carcerarie dei detenuti e, più in generale, una serie di provvedimenti a medio termine (due anni) nel campo dei diritti civili e sociali. Si tratta ovviamente di propaganda nel più puro stile pechinese e sarebbe ingenuo pensare che da questo programma burocratico possano derivare reali cambiamenti. Ma è comunque significativo che il piano d'azione del governo arrivi solo pochi mesi dopo la diffusione della Charta 08, in un certo senso confermandone la rilevanza politica. I promotori e i firmatari della Charta ottengono in questo modo una doppia vittoria: in primo luogo perché la loro dichiarazione è evidentemente riuscita a bucare le maglie della censura e del silenzio ufficiale, diventando un punto di riferimento anche per i suoi oppositori; ma soprattutto perché obbliga il Partito Comunista a misurarsi sul terreno dei diritti umani.
A Rangoon la National League for Democracy (NLD) ha recentemente tenuto un incontro nazionale al quale sono stati invitati i parlamentari eletti nelle consultazioni (poi annullate) del 1990 e un numero limitato di delegati dagli stati e dalle divisioni amministrative della Birmania. Era la quarta volta che il principale partito di opposizione si riuniva in sessione plenaria e l’ultimo tentativo, nel 1998, fu frustrato dagli arresti preventivi operati dalla giunta militare. La NLD mostra i segni di un ventennio di persecuzione: i suoi leader principali e molti dei suoi militanti sono detenuti o in esilio, le sue sedi frequentemente attaccate, la sua organizzazione territoriale praticamente disarticolata. In queste condizioni il ricambio generazionale necessario a continuare la lotta per la democrazia è praticamente impossibile. Prima dell'assemblea gli stessi delegati non sapevano esattamente di che cosa sarebbero stati chiamati a discutere, al di là di un riferimento generico a “questioni rilevanti per il paese”. Da parte sua la giunta, dopo le decennali condanne inflitte ai principali oppositori politici, si è potuta permettere la celebrazione di questa riunione senza troppi patemi d’animo.
Al termine di due giorni di dibattito la NLD ha sospeso la decisione sulla sua partecipazione ai comizi elettorali del 2010 reiterando le richieste di liberazione dei prigionieri politici e di revisione della costituzione "approvata" un anno fa. Ma sarebbe stato forse opportuno che, sull’esempio cinese, i delegati della NLD avessero approfittato di questa rara occasione per concepire una dichiarazione di principi di più ampia portata. Un documento che andasse oltre i consueti annunci sporadici o i brevi dispacci interni e che si proponesse di aggregare attorno a sé un consenso più vasto. Un testo che, invece di reiterare richieste parziali destinate a cadere nel vuoto, elevasse il livello della sfida al regime con un programma politico ed ideale ispirato ai valori del liberalismo classico e alle storiche dichiarazioni di diritti. Una Charta 09 anti-totalitaria, sull’esempio delle rivoluzioni di velluto dell’Europa dell’Est o di altre esperienze analoghe. E allo stesso tempo una risposta esemplare alla costituzione-farsa con cui i militari pretendono di legittimare la loro permanenza al potere.
A cosa sarebbe servito questo documento? Non certo a produrre un cambio di regime il mattino dopo, né a stimolare una reazione da parte di un governo ben più repressivo e paranoico di quello cinese. Ma certamente avrebbe avuto conseguenze importanti sotto altri aspetti:
- prima di tutto quella di dimostrare che la NLD e più in generale l’attivismo democratico in Birmania sono in grado di rinnovarsi nonostante le persecuzioni del regime e di produrre un’alternativa ideale che non si limiti ad un concetto di nonviolenza ormai diventato ideologico e più simile alla rassegnazione che alla resistenza civile;
- in secondo luogo quella di costituire un punto di riferimento attorno a cui promuovere la formazione di un movimento civico che coinvolga un numero sempre maggiore di cittadini, un embrione di società civile la cui assenza è oggi uno dei principali ostacoli al riscatto della Birmania e allo stesso tempo la maggior vittoria della casta militare;
- infine quella di obbligare la comunità internazionale a riconoscere nel nuovo movimento democratico birmano una realtà viva da alimentare e sostenere, smascherando chiaramente l’ipocrisia di chi è disposto a farsi ingannare dalle trappole diplomatiche della giunta al potere.
I delegati della NLD non hanno trovato il tempo per accennare alla Charta 08 cinese nel corso delle loro discussioni. Ma avrebbero dovuto.
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sabato, maggio 09, 2009
Barça. Més que futbol.



Ho visto il gol per caso, da un tavolo di ristorante, lontano in Italia, ostentando disattenzione per compiacere il mio interlocutore ma esplodendo dentro come solo il calcio sa farti esplodere. Cose della vita. Ma ne ho visti tanti altri di gol quest'anno, da un asiento del Camp Nou, là in alto sulla sinistra, da dove le discese dei blaugrana sembrano ventate di desiderio. Sono juventino, ho sempre faticato a capire e ad amare il ritmo del Barça, tutti quei tocchi, quel giocarsi addosso. Ma quest'anno no. Quest'anno mi inchino, sorrido e mi sento orgoglioso di esserci. Sette anni passati qui e una famiglia di culé hanno la loro importanza nell'appiccicare addosso un senso di appartenenza che mai avrei immaginato. Però chiunque sia capitato a Barcellona - anche per sbaglio - nella stagione 2008-2009 sarà per sempre un privilegiato. La città si è rovesciata in piazza già due volte e il Barça non ha ancora vinto nulla. Ma quella di Madrid è stata la partita perfetta, una cosa che sui campi di calcio è difficile vedere: non hanno solo giocato alla grande, praticavano un altro sport. E il gol, quel gol, il gol che da solo vale tutto il calcio è la sublimazione delle ventate di desiderio che ogni settimana per un'ora e mezza chiudono ogni discorso e aprono gli occhi e le bocche dell'ammirazione. Ecco perché il Barça quest'anno non potrà mai rubare nulla. Il calcio da queste parti, nel 2008-2009, è un altro sport. Domani si comincia. Cioè, si continua.
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Forti 'sti russi. Parlano di storia comune e intendono Unione Sovietica.
P.S. A metà tra analisi e (ahimè) auspicio, Limes dedica un interessante numero ai rapporti tra Europa e Impero moscovita.
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Healthcare alla birmana. ASSK non sta bene. La giunta arresta il suo medico.
Update. Fassino è uscito dalla catacomba.
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venerdì, maggio 08, 2009
Gossip italiano. Mi sembra di capire dalla consueta coraggiosa citazione di pensiero altrui che Luca Sofri in fondo in fondo non escluda che Berlusconi possa essere una sorta di pedofilo imprudente e impenitente. Il suo è il blog più letto d'Italia e in questo paese è considerato un intellettuale di riferimento (anche da alcuni bloggers molto più bravi di lui).
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Gossip birmano. Cosa ci faceva un cittadino americano nuotando davanti alla casa-prigione di Aung San Suu Kyi?
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A Fabio. A Luisa.

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