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sabato, aprile 25, 2009
Blog, domani. Peccato che Paolo non vada alla riunione.
Indonesia. Verso la maturità democratica. Così tanto musulmani, così poco radicali.
Segnali di insubordinazione nel regno di Kim.
As a result of a first-of-its-kind refusal to sign an army enrollment petition, students soon to graduate from a middle school in Hoiryeong, North Hamkyung Province have been ordered by the Party to work on collective farms for life. Then the fights among the students continued through February 16th, the birthday of Kim Jong Il, becoming a serious political issue. Not one Osanduk Middle School graduating student had signed the petition, which had had to be completed before the Dear Leader’s birthday. The fact that the school is located in Hoiryeong, the hometown of Kim Jong Il’s mother Kim Jong Suk, also contributed to the incident’s being turned into a political one. Tutta la storia qui.
Obama watch/31. Lanciare nello stagno il sasso della tortura a volte può provocare onde anomale.
Anche qui. venerdì, aprile 24, 2009
Obama watch/30. Come volevasi dimostrare, Obama è già l'idolo dei realisti. E fanno neanche cento giorni.
Birmania. Istruzioni per l'uso. Parole di saggezza davanti al Congresso americano sulle sanzioni al regime birmano. Speriamo che al Dipartimento di Stato ci sentano.
India. Il voto più lungo. 714 milioni di elettori per 543 seggi alla camera bassa del parlamento, la Lok Sabha. Più di 1000 partiti, 828.000 sezioni elettorali, 1.300.000 macchinette elettroniche, 6 milioni di funzionari preposti, 35 stati o unioni territoriali. Sono le cifre immense, mastodontiche, commoventi delle elezioni indiane, cominciate il 16 aprile e destinate a concludersi il 13 maggio, con la proclamazione dei risultati il sabato successivo. Uno sforzo grande come spostare mille villaggi e costruire settecento dighe, di quelle che la Cina produce in serie (ma non trova il tempo di votare). Un'elezione destinata a lasciare aperte le porte delle alleanze post-elettorali, in un quadro politico incerto, in cui l'unica sicurezza (salvo clamorose sorprese) è l'impossibilità di una maggioranza assoluta sia per il Congress Party, che attualmente esprime il primo ministro Manmohan Singh, sia per il Partito Nazionalista Hindu (BJP), la principale forza di opposizione. Proviamo a far chiarezza in questo complicato scenario di partiti nazionali e regionali e di coalizioni volubili, partendo dalla situazione pre-voto. Come detto il governo è in mano alla United Progressive Alliance (UPA), una coalizione guidata dal Congress Party, la formazione politica legata indissolubilmente alla dinastia Nehru-Gandhi: 218 seggi a disposizione più appoggi esterni da alleati periferici e sinistra. All'opposizione, con 181 seggi, la National Democratic Alliance (NDA), capitanata dai nazionalisti Hindu del BJP. Poi c'é un cosiddetto terzo fronte che si divide a sua volta in due schieramenti: la sinistra, genericamente intesa, che dispone di 60 parlamentari, e una serie di partiti regionali con un totale di 78 rappresentanti. Nel corso della legislatura, trasformismi e defezioni varie possono aver modificato questi numeri, ma le proporzioni sono rimaste sostanzialmente invariate. Il terzo polo, sinistra ma soprattutto formazioni regionali, giocherà presumibilmente un ruolo decisivo per la formazione del nuovo governo ed alcuni dei suoi esponenti potrebbero rivelarsi outsiders imprescindibili per i partiti maggiori. Su tutti la leader del Bahujan Samaj Party (BSP), la signorina Mayawati Kumari, primo ministro dello stato più popoloso dell'India, l'Uttar Pradesh, figura attorno a cui si muovono le speranze dei Dalit, ovvero la casta degli ex intoccabili, una volta vicini al Congress Party ed oggi in quota BSP. Anche la Mayawati è una Dalit.
Queste le premesse essenziali per capire di cosa stiamo parlando. Adesso esaminiamo in dettaglio alcuni aspetti importanti di queste elezioni. - Il primo è la differenza ideologica fra i due partiti maggiori. Il Congress Party, tendenzialmente di centro, aspira a governare un paese eterogeneo ed integrato, in cui il fattore identitario non giochi un ruolo prioritario. Il BJP invece, spostato a destra, afferma la necessità che la maggioranza Hindu mantenga una posizione di preminenza nel sistema politico e sociale indiano. I toni della sua campagna politica si sono fatti sempre più aspri, fino a posizioni di scontro aperto nei confronti della comunità musulmana presente nel paese. - Il secondo è la personalità dei contendenti alla carica di primo ministro. Entrambi in età avanzata, 77 anni Singh, 82 Advani, i due nemmeno si salutano quando si incrociano. Economista e calcolatore il premier in carica (ex ministro delle finanze), irruente agitatore politico il secondo. Parrebbero posizioni politiche decisamente antitetiche ma alla fine gli osservatori concordano sul fatto che sia un governo a guida centrista che uno a guida hinduista non differirebbero molto nelle scelte fondamentali, soprattutto nell'impronta liberista in economia e nell'alleanza con gli Stati Uniti in politica estera. - Sonia Gandhi, italiana di Orbassano, prima donna dell'India e del Congress Party, vera eminenza grigia abile ad agire dietro le quinte mandando avanti gli altri. Il prossimo frutto di questa strategia sarà l'ascesa del figlio Rahul, che molti indicano come futuro primo ministro. Entrambi cercheranno e otterranno la rielezione nello Uttar Pradesh, il regno di Mayawati e del suo BSP. - L'Uttar Pradesh, appunto, uno degli stati decisivi, popoloso come il Brasile, maggioritariamente schierato con due partiti di estrazione castale, oltre al Bahujan Samaj che lo governa, il Samajwadi Party che a New Delhi appoggia la United Progressive Alliance. I Dalit sono tutti con Mayawati, che però adesso vive nell'oro. Lei non nasconde le sue ambizioni nazionali e presenta il suo partito in un gran numero di circoscrizioni elettorali. Dovesse essere decisivo il suo appoggio per la formazione del nuovo governo, è pronta a giocarsi la carta del premierato. Una prospettiva che a molti fa venire i brividi anche se la sua esperienza di governo in uno stato dagli equilibri precari come l'Uttar Pradesh depone a suo favore. - Per capire l'importanza del voto nello Uttar Pradesh, la terra da cui la dinastia Nehru-Gandhi si è espansa in tutto il paese, si consideri che nel 1984 il Congress Party vinse 83 degli 85 seggi della legislatura dello stato. Le previsioni per queste elezioni generali sono di 10 seggi. Cosa è successo? E' nato il BSP e ha portato con sé la quasi totalità degli intoccabili. Adesso il problema di Mayawati è aumentare la sua base elettorale al di là dei votanti tradizionali. - L'assenza di dibattiti ideologici polarizzanti e il disincanto delle classi medie urbane rende il fattore regionale ancora più importante per l'assetto istituzionale del paese nel dopo-elezioni. La capacità di vincere a livello locale per contare al centro darà la misura delle ambizioni dei cosiddetti signorotti delle periferie. Le già affollate coalizioni multipartitiche di governo e di opposizione potrebbero diventare ancora più ricattabili. - La sinistra comunista e marxista, alleata dell'Indian National Congress fino all'accordo nucleare con gli Stati Uniti, è data in calo un po' dappertutto. Paga il tradimento ma soprattutto l'ascesa di forti personalità regionali, al limite del populismo. Insomma, contendenti sul suo stesso terreno ma con maggiore appeal. - Le fortune del Congress Party dipenderanno in buona parte dal risultato nell'Andrah Pradesh, dove se la dovrà vedere con un congiunto eterogeneo di partitini regionali, sotto la guida del Telangana Rashtra Samiti (TRS), un tempo alleato di governo, oggi acerrimo rivale. E' proprio la perdita di alleati importanti che nel 2004 risultarono decivisi il maggiore ostacolo per una riconferma al potere del partito di Sonia Maino e Rahul Gandhi. - Manca, in generale, un grande partito nazionale che possa costituire un'alternativa al Congress e al BJP. Uno schieramento che sia un punto di riferimento per quelle classi medie la cui astensione, temono i politici indiani, sarà uno dei dati più rilevanti di questa tornata elettorale. Una forza liberale, potremmo tradurre noi, che promuova un rinnovamento della classe dirigente, ancorata alle logiche di schieramento tradizionali. - Non è un'elezione che si deciderà su questioni di sicurezza nazionale. Tuttavia vi sono tre ferite aperte su questo fronte: il terrorismo islamico di matrice afghano-pakistana, che ha recentemente colpito a Bombay; l'insorgenza maoista che nella prima giornata elettorale ha fatto 17 morti nel centro del paese; le ribellioni separatiste nella parte settentrionale ed orientale. Si vota in cinque turni, a partire dal 16 aprile, ogni giovedì più l'ultimo mercoledì. Il sistema elettorale è il maggioritario secco: chi prende più voti nella circoscrizione si porta a casa il seggio.
Obama watch/29. Le dittature no, ma le carte di credito quelle sì che bisognerebbe cambiarle.
Sud Africa. Mito e realtà. L'ANC vive del passato, ma il presente è un tantino più complicato.
martedì, aprile 21, 2009
"Ab sofort". Nuovi particolari sulle due parole che cambiarono la storia.
lunedì, aprile 20, 2009
Mi si nota di più. Fanno un po' ridere quelli che sono andati a Ginevra a sentire Ahmadinejad per poi uscire dalla sala indignati dopo aver ascoltato quel che tutti già sapevano avrebbe detto.
Tendere la mano ad Al Qaeda. Non capisco bene perché questa sia la prima notizia di oggi in quasi tutte le agenzie di informazione internazionali. O forse sì.
Il curioso caso dei diritti umani in Cina.
Pubblicato su Laogai.it e il Foglio online. Si potrebbe definire così, parafrasando il titolo di un film ancora nelle sale, il "Piano di azione nazionale per i diritti umani" reso noto dal governo cinese ad inizio settimana: in esso si annunciano misure per il miglioramento delle condizioni carcerarie dei detenuti e, più in generale, una serie di provvedimenti a medio termine (due anni) nel campo dei diritti civili e sociali. Si tratta in effetti di un documento piuttosto peculiare per modalità, contenuti e tempistica. Partiamo da quest'ultima. E' significativo che questo programma d'azione arrivi solo pochi mesi dopo la diffusione della Charta 08, ovvero il più importante manifesto politico prodotto dalla società civile cinese nei sessant'anni di dittatura comunista. In un certo senso il Piano rappresenta la goffa risposta del governo cinese alla dichiarazione dei trecento e ne conferma involontariamente la rilevanza politica. I promotori e i firmatari della Charta 08 ottengono in questo modo una doppia vittoria: in primo luogo perché il documento è evidentemente riuscito a bucare le maglie della censura e del silenzio ufficiale, diventando un punto di riferimento anche per i suoi oppositori; ma soprattutto perché obbliga il Partito Comunista a misurarsi sul terreno dei diritti umani, non esattamente il punto di forza dei gerarchi di Zhongnanhai. Quanto alle modalità dell'annuncio, è la mentalità da piano quinquennale dei diritti a saltare immediatamente agli occhi. Un governo in grado di spostare montagne e trasferire interi villaggi per far posto a una diga si prende due anni per "proteggere, migliorare, promuovere". Ma avrebbero potuto essere dieci, o cinquanta. Tanto chi controllerà? Eppure basterebbe una decisione al vertice per smantellare il sistema concentrazionario cinese, per affidare alla storia i metodi di "rieducazione attraverso il lavoro" o per chiudere le famigerate black jails destinate ai postulanti troppo insistenti. Basterebbe un ordine dal Politburo per liberare i dissidenti politici, per allentare le maglie della censura, per rimettere in circolazione scrittori, avvocati, giornalisti, bloggers condannati per aver difeso un'idea. Basterebbe una semplice decisione politica per garantire i diritti delle minoranze, per fermare la repressione in Tibet o nello Xinjiang, per consentire ai cattolici di non nascondersi negli scantinati. Anche uno solo di questi gesti sarebbe più importante di una lunga dichiarazione di intenti che non vale la carta su cui è scritta. Il contenuto del piano d'azione ricalca la preminenza dei diritti economici e sociali su quelli individuali. Ma anche quando afferma la necessità di garantire i diritti civili e politici e quelli dei detenuti, la libertà di stampa o quella religiosa, altro non fa che ribadire quanto già formalmente stabilito nella stessa costituzione o nella legislazione cinese, senza che peraltro ne siano mai derivate conseguenze concrete per i cittadini e la società nel suo complesso. In un sistema in cui il Partito è lo Stato, la rule of law coincide con le deliberazioni dell'oligarchia dominante e la separazione dei poteri è inesistente, il valore di una normativa formale dipende esclusivamente dall'arbitrio del potere politico. In un simile contesto i diritti individuali non costituiscono una difesa contro la prevaricazione statuale ma scaturiscono solo da una gentile concessione del governo, nei limiti in cui il loro esercizio non intacchi il suo monopolio. Ecco perché il piano d'azione, diffuso con dovizia di particolari dall'agenzia di stato Xinhua a beneficio delle opinioni pubbliche internazionali, può convincere solo chi è comunque disposto a credere alla propaganda di regime. Se non altro, però, l'iniziativa del Partito Comunista potrebbe oggettivamente tornare utile a chi si batte per il cambiamento utilizzando gli strumenti che la legalità vigente mette a disposizione. Il Southern Metropolis News, una delle testate giornalistiche meno docili, ha colto l'occasione per "sfidare" il governo a rendere pubbliche le liste delle vittime del catastrofico terremoto del Sichuan, ancora sotto segreto di stato. Alla base di questa richiesta la pretesa trasparenza delle procedure amministrative e il diritto all'informazione, entrambi menzionati nel documento programmatico. Ma il giorno stesso della sua diffusione, l'avvocato Cheng Hai è stato pestato a sangue da quattro ufficiali governativi in quel di Chengdu, per aver osato difendere un esponente della setta Falun Gong. Si vede che da quelle parti le nuove disposizioni non erano ancora arrivate.
Obama watch/28. L'ideologia della colpa:
Gli scettici pensano che si tratti di un presidente che, a parole, soddisfa i media pacifisti, ma nei fatti continuerà una politica come quella seguita da George W. Bush. Non credo proprio che sia così. Semmai è vero il contrario: è George W. Bush che, negli ultimi due anni di presidenza (dopo la vittoria dei Democratici alle elezioni del 2006 e il rimpasto dell’amministrazione), ha abbandonato la sua politica per adottarne una nuova, praticamente indistinguibile da quella voluta dai liberal. Queste politiche, con tutta probabilità, sono scientemente deliberate e rispondono coerentemente a un’ideologia. E’ l’ideologia della colpa, quella che caratterizza da sempre i liberal, i libertari, i paleoconservatori, buona parte dei sedicenti “realisti”, tutti coloro che non condividono affatto gli ideali che sono alla radice degli Stati Uniti, né la loro politica di promozione della libertà nel mondo avviata a partire dal 1917. sabato, aprile 18, 2009
De-listing North Korea: sei mesi dopo. Analisi di una delle più sconsiderate decisioni dell'era Bush.
Congo blog. Tutto (o quasi) sulla Repubblica Democratica del Congo.
Insistere. Per questo articolo sul re, l'Economist è di nuovo nei guai in Thailandia.
Obama watch/27.
![]() Fermatelo. venerdì, aprile 17, 2009
Obama watch/26. L'allungatore di mano.
Tutto sotto controllo. In Thailandia hanno sparato al leader delle camicie gialle.
giovedì, aprile 16, 2009
Mia intervista al pizzaiolo di Kim Jong-il.
Sul Foglio online. Ci sono voluti dodici anni di assaggi per aprire il primo ristorante italiano a Pyongyang. E’ stato Kim Jong-il, il Caro Leader in persona, a interessarsi e a ispirare l'impresa, come si conviene a ogni tiranno buongustaio che si rispetti. Tutto cominciò nel 1997, in piena crisi alimentare, quella che costò quasi due milioni di morti al regno eremita. Quell'anno una missione diplomatica si incaricò di rintracciare proprio in Italia il miglior maestro pizzaiolo per insegnare ai cuochi nordcoreani l'arte del forno a legna. Lui si chiama Ermanno Furlanis, è friulano ovviamente, ed ha vissuto una delle più curiose esperienze che si possano raccontare. Il suo viaggio segreto in Corea e le sue lezioni speciali sono oggetto di un memorabile resoconto in tre parti che campeggia da anni nell'edizione online di Asia Times, lettura obbligata per chiunque sia interessato alla realtà del comunismo dinastico di Pyongyang. Lo abbiamo intervistato per Il Foglio. (...) (Continua qui).
Si comincia. Per seguire la lunghissima tornata elettorale indiana c'è la splendida pagina preparata dalla BBC.
mercoledì, aprile 15, 2009
Anche se non fregherà niente a nessuno. Ennesima analisi obiettiva dell'11 marzo di Madrid, che smentisce che sia stata una risposta all'appoggio di Aznar all'intervento in Iraq. Lo cito solo perché lo zapaterismo ha fatto di quella menzogna un mantra da ripetere ogni mattina prima di uscire di casa e ogni notte prima di andare a dormire. Salvo poi dimenticarsi delle vittime e archiviare il caso in tutta fretta. Uno dei tanti scandali, forse il più indecente, di questa grottesca esperienza di governo socialista.
Le cose cambiano (ma non troppo). Azzardato ma interessante confronto tra situazione thailandese e Spagna pre-guerra civile. La storia non si ripeterà negli esiti ma certamente ha il vizio di riproporsi nelle modalità (almeno alcune).
Promoveatur ut amoveatur... Lettura tutta friulana del curioso caso di Debora Serracchiani.
martedì, aprile 14, 2009
Ma avrà avvisato i Castro? Nel piano di Obama per Cuba c'è un elemento interessante, al di là dei ricongiungimenti familiari. E' la possibilità per le aziende americane di telecomunicazioni di stipulare contratti di servizio sull'isola:
Mr. Obama is also allowing telecommunications companies to pursue licensing agreements in Cuba, in an attempt to open up communications there by increasing access to cellphones and satellite television. La decisione è in sé positiva, se non altro nelle intenzioni. C'è solo un piccolo dettaglio: a decidere chi potrà comprare e usare un cellulare e chi potrà venderlo e a quali condizioni non sarà l'osannato inquilino della Casa Bianca ma - come sempre - l'eterna dinastia di dittatori cubani. Insomma, la retorica fa fine e non impegna, ma poi ci sono i regimi da buttare giù e quello sembra un lavoro per altri presidenti.
Obama watch/25. Vedo che ogni volta che Obama apre a un dittatore, satrapo o aspirante tale (ciò che accade ormai quotidianamente), il mondo respira a pieni polmoni e ringrazia riconoscente. Vista la quasi unanimità, comincio seriamente a chiedermi se abbia senso continuare ad occuparsi e a preoccuparsi di questo mondo, del quale è manifestamente chiaro che non ho mai capito niente.
Autolesionismo thailandese. A Bangkok in questi giorni c'è stato un po' di movimento. Siccome le cose non succedono per caso, conviene rileggersi come ci si è arrivati (anche perché dai servizi televisivi che ho visto in questi giorni in Italia è impossibile farsene una idea).
martedì, aprile 07, 2009
Spero lo legga Hillary. Le mie riflessioni sull'appeaser-in-chief sono anche in un editoriale pubblicato oggi su Mizzima, una delle agenzie di notizie dell'esilio birmano.
Almost ignored by the mainstream media, Stephen Blake’s (Director of the State Department's Mainland Southeast Asia Office) recent visit to Naypyidaw highlights the U.S. foreign policy turnabout under the Obama/Clinton ticket. (...) Continua qui. lunedì, aprile 06, 2009
Uomini ONU. Ricordate Hans Blix, ispettore del Palazzo di Vetro in Iraq e strenuo difensore di Saddam contro i barbari americani? Torna alla carica, questa volta per prendere le parti del tiranno di Pyongyang. Ed è il solito spettacolo di fuochi d'artificio:
It happens that desperadoes hold groups of people hostage - for instance in planes or banks. So what about talking? It has been done with varying success for many years and will no doubt be continued. Over the years, the North Korean regime has had good reasons to fear efforts to eliminate it through actions from outside - military attacks or subversive activities. It seems wise, therefore, that guarantees against such actions may have been placed on the table. For the North Korean government, the question may be what offers the best security - nuclear weapons of their own or a piece of paper. Perhaps a piece of paper could be made more attractive if it were signed by all the relevant great powers and combined with a peace treaty. The North Korean regime has often been isolated and ostracised. Although there have been good reasons for this, the country may well have felt humiliated. Many other offers can and are already part of the sweet talk: food and economic assistance of various kinds, and energy assistance - oil and perhaps a resumption of the construction of the two light-water reactors that were part of the 1994 agreed framework. Perhaps President Carter will go again to Pyongyang, reminding Kim Jong-il and the regime of the wishes of Kim Il-sung. We must hope that in the six-power talks formulas are found that can bring sufficient benefits to all sides. And what if nothing is enough to persuade the North Korean regime? If it fears that nothing but a continued demonstration of its nuclear weapons and missile power will guarantee its existence? Then we shall have to be patient, seek to prevent proliferation, and wait for another day. Sembra una parodia ma è tutto vero. Fossi Kim ne lancerei subito un altro.
Il lancio di Kim in tre mosse. Siccome ad ogni nuova escalation c'è sempre qualcuno pronto ad aggrapparsi alla necessità di "dialogare" con i regimi criminali, serve leggere come antidoto il pezzo di Andrei Lankov, che di Corea se ne intende:
Pyongyang ensured this flow continued by creating international crises and then demanding payment for solving them. This approach works very well, mainly because Mr. Kim and his lackeys do not care about obedience to the international law, nor about the survival of their country's own population. Sunday's missile launch is simply the reapplication of this old tactic. Adesso tutti a dialogare.
Giornalismo. Cosa cambia. Christian Rocca fa un po' di chiarezza sulla dibattuta questione della morte della stampa tradizionale. Il problema non è la carta, è quel che c'è scritto sopra.
P.S. Qualche settimana fa il direttore di un noto settimanale mi spiegava in Facebook che lui i trentenni alla Douthat li manderebbe a fare il giro delle questure e degli ospedali per "farsi le ossa". Ecco, leggendo questo pezzo mi è tornata in mente la sua orgogliosa interpretazione del mestiere.
Povera Italia. Credo che commentare un terremoto sia un esercizio inutilmente retorico. Quindi mi astengo, con un pensiero alle vittime, ai feriti, ai senzatetto. Se sapessi cosa fare l'avrei già fatto. Dico solo che la prossima volta, mettendoci d'impegno, potremmo anche riuscire a far precedere la scossa dalle accuse e polemiche di rito, invece di perdere quei cinque-dieci minuti prima di scatenarci l'un contro l'altro. Così magari dopo potremmo dedicarci solo ad assistere chi ne ha bisogno, mentre la CNN ci tiene informati sugli avvenimenti.
domenica, aprile 05, 2009
Una speranza nel cielo di... Del lancio nordcoreano ovviamente non è importante che sia riuscito o no, anche se diplomazie tutte (e media al seguito) sono indaffaratissime nel misurare il loro insuccesso dal buon esito o dal fracasso del test missilistico. Quel che conta è che Kim ha regolarmente proceduto a rendere operativa la sua minaccia senza che nessuno sia intervenuto per bloccarla, né prima, né durante, né dopo. C'erano due modi per disinnescare l'ennesimo ricatto di Pyongyang: ignorarlo o impedirlo. La fantomatica comunità internazionale, Stati Uniti in testa, ha pensato bene invece di implorare prima e di limitarsi ad osservare poi. Ma forse oggi non era giornata, certamente i bagni di folla sono più gratificanti. E Kim non è affatto stupido.
The debate over a successful satellite launch or not is a sideshow. Anyone that actually thinks that North Korea is just trying to start a peaceful space program is woefully misinformed. I have said it from the beginning that this is a missile test with the satellite rationale being used as cover so their allies like Russia can make excuses for them. What we do know now is that the missile did operate in two stages and shot all the way over Japan. Further anlysis is needed to see how well the missile performed though. Compared to their last 2006 launch this has so far been a great success for the North Koreans. Auguri, nuclear-free man.
Obama watch/24. Più facile parlare di un mondo nuclear-free
Barack Obama has outlined his vision of a world free of nuclear weapons in a major speech in Europe. He said he hoped to negotiate a new treaty to end the production of fissile materials for nuclear weapons. Although his nuclear goals might not be realised in his lifetime, he said he would strive to achieve them. che costruire un mondo Kim Jong Il-free North Korea fired a long-range rocket on Sunday, provoking international outrage and prompting the U.N. Security Council to call an emergency meeting. The reclusive communist state, which has tested a nuclear device and is in stalled six-party talks about ending its nuclear program, said a satellite was launched into orbit and was circling the Earth transmitting revolutionary songs. sabato, aprile 04, 2009
Son soddisfazioni. Nonsolocina (qui a fianco) è arrivata alla trentesima puntata. Più di 600 minuti, circa dieci ore, parlando di Asia, provando a sentirla e farla sentire più vicina. Se avete voglia, i podcast sono a disposizione (grazie a Elisa). La diretta è sempre il venerdì alle 16,30 su Il Velino radio.
giovedì, aprile 02, 2009
Pigiamini. Pare che al G20 di quest'anno, i bloggers abbiano avuto un certo protagonismo.
Obama watch/23. Al trentatreesimo That's right, finalmente Christian Rocca riconosce l'approccio buonista della politica estera di Obama. Dove buonista è un eufemismo.
Campagna acquisti TocqueVille 2009-2010. Senza nulla togliere agli amici della prima ora, io credo che Francesco Costa sia la più bella notizia nella blogosfera italiana da molti anni a questa parte. Oggi, per esempio, risponde così a Giulietto Chiesa che si era offeso per le verità contenute in un articolo pubblicato sull'Unità qualche giorno fa. Diciamo che Costa è chiaro, logico, diretto, ed educatamente convinto, come piace al sottoscritto. E' di sinistra ma di quella che in Italia non ce n'è. E' immensamente più bravo di Luca Sofri, che invece ha bisogno spesso di esegesi. L'unica cosa è che gli piace la Serracchiani ma va be', è ancora giovane. Scherzi a parte, perché non lo invitate nella città dei liberi?
Non è un giudizio di valore. Leggendo (in colpevole ritardo) Compagni di scuola di Andrea Romano, a un certo punto mi è venuto in mente che se la sinistra non c'è più, adesso rimangono solo Berlusconi e gli italiani.
mercoledì, aprile 01, 2009
La negra paloma. E' arrivata la risposta delle autorità cubane alla serata rivoluzionaria (nel senso proprio del termine) della Biennale. Per ora si sono limitate ad un comunicato.
That's right? Mentre Christian Rocca continua a vedere un Obama più falco di Bush, pare invece che al di là degli abbracci e delle frasi di circostanza Netanyahu pretenda qualcosa di più. Direi che non è il solo.
La blanca paloma. Domenica sera a l'Avana è successa una cosa curiosa. C'era la Biennale, c'erano le telecamere della tv di stato, c'erano turisti stranieri. Un'artista, Tania Bruguera, ha pensato che quest'anno la sua opera dovesse consistere in un palco e un microfono su sfondo rosso. Il problema, per le autorità, è che il microfono funzionava. Uno dopo l'altro si sono avvicendati gli interventi. Si è parlato di libertà e democrazia, dove non si poteva. C'era anche Yoani Sánchez, ormai un'icona della blogosfera cubana. Racconto e video sono qui. Bella serata.
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A Fabio.
A Luisa. ![]() Asia e dintorni Normblog |