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mercoledì, luglio 30, 2008
Corsa contro il tempo/2. Per far sembrare quelle di Pechino Olimpiadi come le altre. Finora un fallimento dietro l'altro del CIO:
Ora Gosper, in un’intervista al South China Morning Post, si scusa verso la stampa per averla “ingannata” per 7 anni, assicurando che “a Pechino ci sarebbe stato pieno, aperto e libero accesso a internet durante i Giochi per permettere il loro lavoro”. Ammette di avere saputo “che funzionari Cio hanno concordato con i cinesi che alcuni siti sensibili sarebbero stati bloccati”. E conclude che, comunque, “non posso dire io ai cinesi cosa debbono fare”, “parliamo di un Paese comunista dove c’è la censura. Devi accettare quanto ti dicono che puoi avere”. Lapidaria la risposta di Sun Weide, dirigente del Bocog, che “sarà garantito adeguato accesso [a internet] perché i giornalisti esteri possano fare articoli sui Giochi”. Ma non chiarisce se i loro e-mail e articoli saranno “controllati”. Ne parla anche Jimmomo: Se ne accorgono a una settimana dall'apertura... Intanto, come se niente fosse, continuano gli arresti: campi di rieducazione per chi scatta fotografie dei danni del terremoto, condanna al carcere per chi difende i diritti degli espropriati. Mancano meno di dieci giorni.
Corsa contro il tempo. Il WFP avvisa - in ritardo - che la Corea del Nord è sull'orlo del precipizio alimentare. Ne avevo parlato qui circa due mesi fa.
lunedì, luglio 28, 2008
Un'epoca nervosa. Il podcast della quarta puntata di Nonsolocina.
domenica, luglio 27, 2008
Ruspe cinesi. Gli Yu non ce l'hanno fatta.
Qui la storia.
Contenti loro.
Strikingly large numbers of Chinese are happy with their nation's direction and booming economy yet are deeply worried about rising prices, pollution and the gap between the rich and poor. The survey finds that two-thirds of Chinese also give their government high marks for handling important problems. Three of four approve of Beijing's policy of limiting most couples to one child, though it's more popular with well-off than lower-income people. Adesso non resta che farli votare. Tanto, che problema c'è?
Un uomo solo al comando. Risultati ufficiali fra una decina di giorni (se tutto va bene li seguiremo sul posto) ma il clima post-voto fa pensare ad altri cinque anni di continuità. Hun Sen non molla la Cambogia, la Cambogia non molla Hun Sen.
Nella foresta era più semplice. Dopo la batosta dell'elezione presidenziale, adesso i maoisti dettano le condizioni per formare un governo:
Nepal's Maoists said on Friday they were willing to lead a new government if other political parties guarantee not to bring it down for at least two years while the country's new constitution gets written. E' per il bene del popolo.
Bashir tour.
“We are with you, Darfur!” Mr. Bashir said.
Pleonasmi. Raul Castro ai cubani:
"But we must explain to our people the difficulties and thus prepare them to deal with them." Credo che siano allenati, non è vero Raulito? venerdì, luglio 25, 2008
John Barack/2. Non per fare il guastafeste ma il comizio di Obama a Berlino non è piaciuto a tutti: qui ad esempio se ne evidenziano alcune contraddizioni, mentre il WSJ picchia ancora più duro:
It is hard not to be moved by the sight during the speech of hundreds of American flags being waved, rather than burned. Then again, the last time a major American political figure delivered an open-air speech in Berlin, 10,000 riot police had to use tear gas and water cannons to repel violent demonstrators. It was June 1987, the speaker was Ronald Reagan, his message was: "Mr. Gorbachev, tear down this wall." Press accounts characterized the line as "provocative"; the Soviets called it "war-mongering"; 100,000 protesters marched against Reagan in the old German capital of Bonn. Two years later, the Berlin Wall fell. Reagan's speech is a lesson in the difference between popularity and statesmanship. Watching Mr. Obama yesterday in Berlin, and throughout his foreign tour, was a reminder of how far the presumptive Democratic nominee has to go to reassure people he is capable of the latter -- "people," that is, who will actually get to cast a ballot in November. Io credo che Obama, dovesse farcela, si accorgerebbe presto di che pasta sono fatti gli europei. Alla prima chiamata di responsabilità, tutti a casa. Le ovazioni di ieri sono una piacevole ma effimera illusione.
La lunga strada. Domenica prossima la Cambogia vota. Sarà la quarta volta dal ripristino della democrazia (1993) o di qualcosa di simile, dopo la zona zero lasciata dai khmer rossi e il regime fantoccio imposto dai "liberatori" vietnamiti. Il primo ministro Hun Sen occhio di vetro dovrebbe farcela di nuovo, con le buone o con le cattive. Il suo Cambodian People's Party ha sempre governato negli ultimi quindici anni, in coalizione con il realista Funcinpec o da solo. All'opposizione rimane una sorta di partito liberale dalla forte connotazione personalista, quel Sam Rainsy Party il cui leader è stato condannato ed esiliato per diffamazione (aveva denunciato la corruzione del governo) prima di ricevere il perdono reale e ripresentarsi adesso al voto. Due settimane fa un giornalista vicino a Rainsy è stato freddato da due sicari nel centro di Phnom Penh. Ovviamente Hun Sen non c'entra nulla. Il premier invece è un sopravvissuto, abile a smarcarsi dalla follia khmer appena in tempo per essere promosso alla carica di reggente da Hanoi, negli anni in cui la Cambogia tentava di riprendersi dallo stordimento. Nel 1997 con uno strano golpe interno all'esecutivo, Hun Sen ha eliminato i suoi rivali della coalizione e si è tenuto tutto il potere. Il paese oggi è ancora uno dei più poveri del continente ma la sua crescita è costante. America e Cina ci stanno giocando l'ennesima partita per l'influenza geopolitica: quelli di Washington hanno inaugurato recentemente un'ambasciata nuova di zecca, quelli di Pechino stanno elargendo a piene mani fondi per lo sviluppo. Negli ultimi giorni la Cambogia è balzata agli onori delle cronache per un tempio conteso al confine con la Thailandia, la cui designazione come patrimonio dell'umanità sta costando più di un dispiacere al governo di Bangkok. Un migliaio di soldati dei due fronti si guardano in cagnesco nei pressi di Preah Vihear, una delle meraviglie della civiltà Angkor. Adesso quella grandezza è svanita e la Cambogia è solo un piccolo paese in via di sviluppo e in eterna transizione. Ma provate voi a rifarvi una vita dopo Pol Pot.
Qui una visione d'insieme della Cambogia di Hun Sen. Qui un ritratto piuttosto benevolo di Sam Rainsy. Infine un'intervista con il leader dell'opposizione.
John Barack. John come Kerry, non come Kennedy. Visto l'entusiasmo della stampa progre europea, fossi in Obama comincerei a preoccuparmi seriamente.
Nonsolocina/4. Alle 16,30 sul Velino radio. Oggi si parla di disordini a Weng'an, di tensione fra Cambogia e Thailandia e della prima sconfitta maoista in Nepal.
Qui il podcast. giovedì, luglio 24, 2008
No tu no. Fantastica decisione del CIO: l'Iraq fuori dai Giochi. La motivazione:
Il Cio decise di sospendere il comitato olimpico iracheno in seguito alle continue «interferenze» del governo iracheno all'interno del movimento sportivo del paese. Dentro Corea del Nord e Birmania, nessun problema per Zimbabwe, Sudan e compagnia genocida. Quelli non interferiscono. Neanche Uday Hussein (o come si chiamava) interferiva, salvo quando faceva torturare gli atleti. Gli iracheni (liberati) in cambio sono i pariah dell'olimpismo. Posizione peraltro del tutto coerente con l'assegnazione delle Olimpiadi a questi signori qui. Divertitevi. mercoledì, luglio 23, 2008
La cattura/2. Più che una cattura, una consegna. Ci hanno messo parecchio, tredici anni, un tempo assurdo. Dire che è una vittoria della Serbia o perfino dell'Unione Europea non ha senso. E' una sconfitta terribile per tutti che Karadzic abbia potuto vivere, mangiare, dormire indisturbato, perfino sorvegliato. Se questa è l'esportazione della democrazia che arriva da Bruxelles, continuiamo a preferire l'altra, di gran lunga. Forse aveva addirittura aperto un sito Internet (www.dragandabic.com), forse perché c'è già chi dice sia un falso prodotto per l'occasione. In fondo conta poco o nulla, anche se immaginare che la barba infame abbia fatto bella mostra di sé tutti questi anni e che qualcuno l'abbia potuta riconoscere tacendo per paura o convinzione, non è un pensiero confortante. Adesso arriva la legge e qui si comincia a tremare. Crimini, responsabilità politiche e storiche diluite in un giudizio da pretura, tra cavilli burocratici e manfrine da legulei. Il senso andrà perduto.
In sede processuale si dovrebbero isolare fatti precisi, limitati nello spazio e nel tempo. L'accusa avrebbe dovuto selezionare i fatti per i quali chiedere la condanna sulla base della quantità di testimonianze e di prove incontrovertibili in suo possesso, così da portare a un giudizio il più rapido possibile. E' vero. Purtroppo. Se lo scopo è una condanna ha ragione Federico, imbastire un giudizio storico in una sede giuridica sarebbe un errore grande come la Corte dell'Aja. Ma la memoria non può vivere solo di verità processuale ed è qui che la giurisdizione internazionale mostra la corda. La sentenza servirà come palliativo ma non sanerà la cattiva coscienza di un continente intero. Altro che Europa, qui parliamo di Sarajevo, Srebrenica, Mostar. Nomi che non troveranno mai giustizia.
La cattura. Ecco anche io, nel mio piccolo, l'ho immaginata un po' così.
martedì, luglio 22, 2008
Diamanti. Ringrazio l'amico Paolo per la splendida definizione che ha pensato di dedicarmi. Ricambio volentieri la menzione. Apprezzo il fatto che si sia ricordato di qualche blog delle origini, adesso che la confusione sotto il cielo è tanta.
Per distratti o fedelissimi. Qui c'è il podcast della terza puntata di Nonsolocina.
lunedì, luglio 21, 2008
Il ridicolo dell'ASEAN non finisce mai. Oggi tra gli applausi dei ministri degli esteri del blocco del sudest asiatico riuniti a Singapore, la Birmania ha depositato la ratifica del nuovo statuto dell'associazione, che prevede tra l'altro la creazione di un organismo per la difesa dei diritti umani. Ovviamente il fatto che questo fantomatico ente non abbia nessun potere sanzionatorio e nemmeno di monitoraggio poco importa ai fini del cerimoniale. Firmare non costa niente come dimostra la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, il documento più sottoscritto e vilipeso della storia. Ma l'apice del grottesco è stato raggiunto quando il mandatario di Singapore (che ospita il vertice) ha dovuto smentire in fretta e furia la sua ottimistica previsione su un possibile rilascio di Aung San Suu Kyi nei prossimi sei mesi. L'equivoco si deve - viene spiegato - ad una errata interpretazione delle parole del suo collega birmano sui termini "legali" della detenzione (e associare la parola "legale" all'arbitrio dei generali è già uno scherzo macabro di per sé). Ma ciò che più disturba è l'assoluta ignoranza dimostrata dal consesso dei diplomatici e della stampa al seguito: a nessuno è venuto in mente che ASSK fu arrestata l'ultima volta nel maggio del 2003 e che qualsiasi "rinnovo annuale" della sua prigionia non avrebbe mai potuto scadere prima di un altro mese di maggio. Eppure, tutti come pappagalli, a trasformare la realtà in un wishful thinking da dilettanti e a pendere dalle labbra di uno dei regimi più inguardabili della terra.
domenica, luglio 20, 2008
Birmania. Rinnovare la lotta. Da questo servizio sullo stato dell'attivismo democratico in Birmania alla luce degli avvenimenti dell'ultimo anno, si possono trarre due conclusioni: la prima è che dopo quarantacinque anni di dittatura militare l'opposizione al regime è ridotta ai minimi termini, costretta ad agire in assoluta clandestinità, senza mezzi materiali per organizzarsi e obbligata a contare solo sul coraggio di alcuni valorosi; la seconda è che la National League for Democracy e purtroppo anche la sua leader Aung San Suu Kyi non sono più in grado di svolgere un ruolo di alternativa concreta al potere dei militari. Il peso della repressione ha annullato il loro potenziale e se un giorno la giunta deciderà di rilasciare ASSK sarà perché non la considererà più un problema:
Some activists express impatience with what they call the largely passive policies of the National League for Democracy, the country's main opposition party and one of the few anti-government groups that operates legally. In 1990, the league won a national election by a landslide, but the military prevented it from taking office. Its emblem, a fighting peacock, endures as a symbol of resistance to the military for millions of Burmese. From its closely watched headquarters in downtown Rangoon, a clutter of dusty wooden desks and chairs, the league is led by three octogenarians whom many people here call the "uncles." The men oversee the party while its leader, Nobel Peace Prize laureate Aung San Suu Kyi, languishes under house arrest. "Their biggest goal in life is to return the party to the lady," the honorific that sympathizers here use for Suu Kyi, said the leader of the 88 Generation. "They won't do anything. They are just guardians. . . . Because of them, their party is divided." One woman who is active in the new opposition said she thinks that "the NLD has lost the trust of the people. They have been issuing many announcements, that the government must do this. But the government has not, and anyone who gets involved with the NLD gets in trouble." Because of what it sees as an absence of clear direction from the NLD's leaders, the 88 Generation has acted on its own, issuing statements with the All Burma Monks Alliance and the All Burma Federation of Student Unions. venerdì, luglio 18, 2008
La festa dello sport. Il Beijing Organizing Committee for the Olympic Games, orwellianamente abbreviato in BOGOC, ha deciso di proibire bandiere e striscioni di appoggio agli atleti in tutte le sedi olimpiche. La direttiva è stata diramata lunedì scorso e accomuna nel divieto anche volantini pubblicitari, religiosi, politici, umanitari, animalisti, ambientalisti. Insomma quasi tutto. La guerra all'informazione sta assumendo connotati paranoici: monopolio delle riprese televisive alla televisione di stato, imposizione del copyright della censura su ogni immagine proveniente dai campi di gara e adesso il tifo contingentato. In effetti il potenziale sovversivo di un "Forza Cina" non può essere sottovalutato. Una delle giustificazioni per l'assegnazione dei Giochi al regime comunista fu che lo spirito olimpico avrebbe costretto la Cina ad adeguarsi a standard di trasparenza accettabili. A pochi giorni dalla cerimonia d'apertura, la portata di questo fallimento si sta delineando in tutta la sua grottesca entità. La fiaccola olimpica sta diventando una fiammella sul punto di spegnersi ma nessuno sembra preoccuparsene più di tanto. E allora silenzio, che la festa abbia inizio.
Nonsolocina/3.
![]() Oggi si parla di Thailandia, Cina e abusi di potere. Sul Velino radio alle 16,30 come ogni venerdì. Qui il podcast. giovedì, luglio 17, 2008
Campagna agitata. Il ventisette la Cambogia vota. Il clima non è dei più sereni:
A poco meno di due settimane dal voto, aumentano i casi di violenza in Cambogia e si riducono sempre più le speranze di una campagna elettorale pacifica. Lo scorso fine settimana è stato funestato da due fatti di sangue che hanno sconvolto il Paese: venerdì 11 luglio un noto giornalista locale e il figlio sono stati uccisi in pieno centro città da due sicari che hanno affiancato il loro veicolo e hanno aperto il fuoco; domenica un leader di governo è stato vittima di un attacco con dell’acido. Al confine con la Thailandia movimenti di truppe per un tempio conteso (domani se ne parla su Nonsolocina): Four hundred Thai troops and 800 Cambodian soldiers are now stationed at Preah Vihear temple, a Cambodian military chief said. Cambodia's Prime Minister Hun Sen urged his Thai counterpart, Samak Sundaravej, to withdraw his troops in a letter. The two sides have agreed to hold talks on the issue early next week. Qui un'analisi sulla situazione geopolitica: l'influenza statunitense scema, quella cinese cresce.
E' l'Italia che va. Cosa succede alle serate in piazza di Travaglio. Da Camillo.
mercoledì, luglio 16, 2008
Dall'archivio.
![]() Cina, 1984.
Birmania. ONU usa e getta. Dopo avergli nuovamente negato l'ingresso, la giunta ha promesso a Gambari che ad agosto potrà rimettere piede in Birmania. Il siparietto dell'inviato che si fa fotografare insieme alle alte uniformi e alla prigioniera si ripeterà quindi per la quarta volta in un anno. I generali usano le Nazioni Unite a piacimento: adesso la presenza del nigeriano serve loro per dimostrare che la comunità internazionale appoggia il piano verso le elezioni di regime del 2010. Ricordiamo che neppure lo scandaloso referendum di maggio è stato finora condannato in forma ufficiale in sede ONU. Significativa l'affermazione dell'ambasciatore birmano al Palazzo di Vetro:
In the letter, which Ban's office made public Tuesday, Swe requested that Gambari "continue the good offices role of the secretary-general" that he has been "implementing very ably." Il bambolotto Ibrahim. Tutti i dittatori ne vorrebbero uno così.
Dove va Israele? Perfetta analisi di Jimmomo sul declino della classe politica israeliana. Mi permetto solo di aggiungere che i segnali dell'attuale crisi erano perfettamente percepibili già all'epoca dell'ultimo conflitto libanese, la cui gestione da parte di Gerusalemme era stata quantomeno dubbia.
Nonsolocina: i podcast. Prime due puntate scaricabili qui e qui. L'appuntamento per la diretta è come sempre il venerdì alle 16,30 su Velino radio.
martedì, luglio 15, 2008
Vecchia guardia. Se c'è una cosa che non manca a Lukashenko è la coerenza:
Belarusian President Alexander Lukashenko on Tuesday appointed the KGB security service chief to head the ex-Soviet state's Security Council following a rare bomb blast at an outdoor concert. Chissà che ne pensa l'idraulico bielorusso.
Poco da festeggiare. Finalmente un editoriale sensato sulla capitolazione americana nei confronti di Kim Jong Il:
In fact, the Kim Jong-il regime is getting exactly what it wants and using American hunger for diplomatic success to split us from our most important regional allies in the process. If this were high-stakes poker, the North Koreans would be biting their lips to hide their smiles at the cards in their hands. Basically, all the North Koreans had to do for these latest concessions was to blow up the cooling tower at the Yongbyon nuclear plant, a publicity stunt for which they billed the United States $2.5 million. Kim Jong-il’s plus-minus sheet looks decidedly better than ours. The ugly truth is that North Korea no longer needed the creaking plutonium apparatus at Yongbyon — it was a liability to them, being visible to American bombers. Knocking down the cooling tower for the news cameras simply took away Washington’s ability to do the same in the dark of night. Far better to have a clandestine uranium enrichment program tucked away, safely underground. Despite all the spin out of the talks among the six concerned parties — China, Japan, North Korea, Russia, South Korea and the United States — there is no reason to honestly assume North Korea will ever give up its nuclear capability. But things are not made any better by pretending that we are making progress, as Washington seems to have decided to do, or by ignoring the real concerns of our allies. Our approach to North Korea calls for a lot more honesty and, in the eyes of those with more at risk, a greater dose of sincerity. There is more at stake here than just North Korean bombs. Amen. lunedì, luglio 14, 2008
Adesso bisogna prenderlo. Se credessi alle corti penali internazionali oggi sarebbe una gran bella giornata.
P.S. I cinesi sono nervosetti. domenica, luglio 13, 2008
Ripulire il web. Le direttive interne al Partito Comunista Cinese sulla repressione online.
Ripulire i monasteri. Le direttive interne al Partito Comunista Cinese sulla repressione in Tibet.
sabato, luglio 12, 2008
Giorni vietnamiti.
![]() Il viaggio dello scorso anno in Birmania ebbe una stupenda seconda parte nella Repubblica Socialista del Vietnam. Per ragioni varie su questo blog si è parlato molto di cronache birmane e poco della realtà vietnamita, dinamica e contraddittoria come poche altre. Ci torneremo più spesso, anche in radio. Intanto qui c'è una piccola selezione di fotografie scattate in quei giorni.
Due paesi a caso (anzi tre). Mugabe è stato salvato. Indovinate da chi? E la Russia si offende.
P.S. Si offendono anche i nordcoreani dopo aver sparato a una cittadina del Sud. giovedì, luglio 10, 2008
Sulla Corea no pasarán. Al Congresso degli Stati Uniti l'ultimo dei mohicani si chiama Sam Brownback, senatore repubblicano del Kansas. E' lui che ha in mano la carriera diplomatica di Kathleen Stephens, voluta dalla Casa Bianca come prossimo ambasciatore americano a Seoul, la cui nomination è bloccata da un solo veto (il suo) che nell'attuale corso politico equivale a una bomba atomica. La Stephens è l'ultimo tassello della strategia di appeasement con la Corea del Nord che Bush ambisce a lasciare in eredità al suo successore, esponente perfetta della dottrina secondo cui non è bello mischiare diritti umani e negoziati sul nucleare. I fatti a prima vista sembrano darle ragione, visto che Kim Jong Il ha appena consegnato un lungo (quanto parziale) dossier sul suo programma all'uranio e distrutto in diretta televisiva la torre di raffreddamento di Yongbyon. C'è però un piccolo particolare: ventidue milioni di nordcoreani, stretti tra fame e repressione. Ecco, a Brownback non va giù che ci si dimentichi di loro mentre si pranza con gli emissari del Caro Leader. Non può capire come la stessa amministrazione che diede senso al suo mandato promettendo di spargere democrazia adesso sia disposta a perdonare la vita ad uno Stato-gulag senza nessuna obiezione. Il povero Sam perderà, perché la storia deve andare avanti, o tornare indietro. Ma la "città sulla collina" non sarebbe la stessa senza i rompiscatole come lui.
mercoledì, luglio 09, 2008
Un altro mondo non era possibile. Sul sessantotto di quelli che per libertà ed emancipazione lottavano davvero scrive Pierluigi Mennitti in tre puntate su Ideazione. Qui e qui le prime due.
Malesia. Sembra l'Italia. Anwar Ibrahim stavolta non se l'aspettava. L'aveva fatta franca qualche anno fa quando la Corte Suprema aveva annullato la sua sentenza di condanna per sodomia e lui, dopo sei anni di carcere per corruzione, era tornato libero. Se prendere tangenti è grave, compiere atti omosessuali è un'offesa che vale vent'anni di galera nell'islamica Malesia, sempre in equilibrio precario tra tradizione e modernità. Stavolta ad accusarlo è un suo giovane aiutante, oggi sotto protezione della polizia. La storia di per sé potrebbe finire qui, se non fosse che Anwar è anche il leader de facto dell'opposizione al pluridecennale governo del Fronte Nazionale, al potere dal 1957. E che dieci anni fa, prima di cadere in disgrazia, era invece il braccio destro di quel Mahatir che conquistò gli onori delle cronache internazionali per aver detto senza che nessuno lo contraddicesse che "gli ebrei governano il mondo per procura". Adesso Mahatir è in pensione e al suo posto hanno messo Abdullah. Anwar è rimasto dietro le quinte, interdetto dai pubblici uffici, e proprio nel momento in cui ha annunciato la sua candidatura ad un'elezione parlamentare suppletiva è arrivata la denuncia. Lui dice che è un'infamia, una macchinazione del governo per bloccare le sue aspirazioni politiche. L'altra domenica erano in migliaia a Kuala Lumpur a scandirne il nome e a chiedere riforme. I suoi affermano di avere prove che le accuse del '98 erano state fabbricate ad hoc e che la presunta vittima della sodomia ha stretti legami con l'attuale vicepremier Najib. Najib non nega di conoscerlo ma si giustifica dicendo di averlo incontrato solo dopo la brutta esperienza perché il ragazzo era sconvolto e aveva bisogno di aiuto. Si vede che in Malesia è normale paralare dei propri problemi sessuali con le alte cariche del governo. Poi c'è una modella (o interprete) mongola che è stata trovata uccisa: sul luogo del delitto pare ci fosse anche la moglie di Najib. I sondaggi dicono che l'opinione pubblica sta con Anwar e che il governo ha grossi problemi di popolarità: il rincaro dei combustibili sta creando più di un grattacapo ad Abdullah. Per quanto possa sembrare incredibile il futuro politico della Malesia potrebbe dipendere da questo intrigo di politica, sesso e corruzione che rischia di rivelarsi un boomerang mortale per i suoi stessi artefici.
venerdì, luglio 04, 2008
Americani.
Nonsolocina.
![]() Su il Velino radio parte oggi una trasmissione di approfondimento sulla realtà asiatica, curata dal sottoscritto. In questa puntata si parla di Birmania e Malesia. Per chi ne ha voglia, l'appuntamento è alle 16,30 per una ventina di minuti (poi ci sarà il podcast). |
A Fabio.
A Luisa. ![]() Asia e dintorni Normblog |